La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

martedì 30 novembre 2010

Manifestazione della FIOM del 16 ottobre

La Manifestazione della FIOM del 16 ottobre scorso ha fatto confluire in piazza centinaia di migliaia di operai, rappresentativi di praticamente tutte le fabbriche, e gli strati più attivi di diversi settori sociali schiacciati dalla crisi e dalle scelte di politica economica. Più che in altre occasioni, manifestando si percepiva tra gli operai uno spirito di determinazione, di autonomia e una generale volontà di mettere di fronte all’intera società gli interessi e la forza della classe lavoratrice.Mentre nella grande partecipazione dei soggetti più diversi si leggeva chiaramente il riconoscimento degli operai e delle loro organizzazioni come l’unico riferimento capace di guidare uno schieramento sociale in grado di rovesciare le scelte politiche ed economiche degli ultimi anni. Riconoscimento non scontato, che rappresenta un fatto nuovo rispetto alla situazione sociale e politica degli ultimi vent’anni. In un colpo solo, si è resa evidente la possibilità di fermare l’offensiva di Marchionne e insieme raccogliere le forze per costringere padronato e governo alla difensiva e all’arretramento, tanto più a fronte di un sistema politico che non è in grado neppure di conciliare gli interessi delle classi che intende rappresentare.Deve essere chiaro che queste forze non hanno oggi una rappresentanza politica e ne hanno solo parzialmente una sindacale.Mentre altre categorie sociali, anche particolari e minoritarie (per es. avvocati, medici, commercianti), sono in grado di condizionare la formazione delle leggi e le scelte del governo, milioni di lavoratori sono esclusi dai processi decisionali e non dispongono di un proprio partito politico. Anche sul piano sindacale, i lavoratori si trovano a dover rompere l’accerchiamento di organizzazioni come CISL e UIL che stanno dalla parte dei padroni.Solo la FIOM ha reagito in modo deciso all’attacco di FIAT e Confindustria, con risultati che sarebbero già stati molto diversi se la CGIL avesse fatto lo stesso.La manifestazione del 16 ottobre ha mostrato le dimensioni e le potenzialità di un movimento che deve perciò contare sulle proprie forze e darsi un programma sindacale e sociale che faccia leva sugli interessi e i diritti dei lavoratori. Opponendosi fermamente e da subito nelle fabbriche a tutte le imposizioni e le richieste su orari e ritmi di lavoro. Rivendicando ai lavoratori la determinazione delle richieste contrattuali, a cominciar da forti aumenti salariali e dalla scala mobile, il diritto di decisione sulla validità degli accordi, i diritti politici per i lavoratori immigrati, l’abrogazione delle leggi sul lavoro degli ultimi 15 anni. Difendendo i diritti e i servizi sociali a cominciare da Sanità, Scuola e Trasporti. Rivendicando un sistema fiscale che sposti il prelievo dai lavoratori dipendenti e dai pensionati al capitale, alla rendita e ai redditi alti in generale. 

Redazione "il Manifestino"

Modalità assemblee retribuite

Lavoratori,
Domani 1 dicembre si svolgeranno le assemblee retribuite di 1 e 30 minuti alla mensa centrale.

1 turno/normale dalle 8.00 alle 9.30
2 turno dalle 14.00 alle 15.30
3 turno dalle 22.00 alle 23.30

Ord. del giorno: condizioni di lavoro/saturazioni addetti linee di montaggio.

RSU Piaggio

Cremaschi - il punto dopo la manifestazione Cgil


fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Odio di classe nell'Italia del 2010

L'odio di classe si attribuisce ai lavoratori ed alla dottrina comunista. In effetto non ne ho mai visto tanto come da quando la destra è al potere, un odio che si trasfonde nelle leggi e le rende ingiuste e sadiche come la legge Biagi, il collegato lavoro, le leggi Gelmini su scuola e università, le leggi di privatizzazione.Come se i ricchi d'Italia covassero un rancore, un odio inestinguibile verso tutto quello che aveva in qualche modo civilizzato questo Paese come la Costituzione. 

Pietro Ancona
fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com

Relazione di Gianni Rinaldini all'Assemblea dell'Area Programmatica del 20.11.2010

Con questa Assemblea vogliamo fare il punto della situazione sociale e delle iniziative della CGIL, dopo la manifestazione del 16 ottobre promossa dalla FIOM e alla vigilia della manifestazione della CGIL che vede impegnata tutta l’Organizzazione.Mi riferisco alla situazione sociale, alle nostre iniziative non perché sia irrilevante la situazione politica,ma viceversa perché crediamo che questo sia il modo per incidere sull’evolversi di un’auspicabile ma non scontata crisi di governo.Nelle scelte di questi ultimi mesi pare sempre più evidente l’utilizzo della crisi da parte di Governo e Confindustria per ridisegnare l’assetto sociale e democratico del paese. Questo avviene non soltanto nell’iniqua distribuzione della ricchezza,ma anche sul versante dei diritti, delle tutele e dell’autonomia negoziale del sindacato.Voglio rammentare rapidamente tre blocchi di questioni:Una manovra finanziaria che riduce la spesa sociale e l’occupazione nel settore pubblico, scaricando i costi della crisi nazionale e internazionale, oltrechè la pesantezza dei nostri conti pubblici sul lavoro dipendente, sui pensionati e sulle fasce sociali più deboli. Gli effetti di questa manovra produrranno nei territori la messa in discussione di servizi sociali essenziali, aprendo la strada alla crescita dell’iniziativa privata e dei fondi assicurativi che sostituiscono parti sempre più rilevanti del sistema universale di sicurezza sociale. Il blocco della contrattazione nel settore pubblico, la controriforma Gelmini ed il licenziamento di decine di migliaia di precari sono parti di questa scelta, compiuta dal Governo e sostenuta da Confindustria.Il Collegato lavoro approvato dal Parlamento senza nessuna reale iniziativa di contrasto definisce un percorso di smantellamento della struttura dei diritti e delle tutele. Viene messa in discussione la natura stessa del diritto del lavoro che si è sviluppata nel corso del Novecento. Le lavoratrici, i lavoratori, gli studenti non sanno nulla di quanto è stato deciso e tanto meno conoscono l’ assoluta gravità dei suoi effetti per il futuro del Paese. Nel rapporto perverso tra legislazione e accordi separati si sono poste le condizioni per cancellare conquiste fondamentali e fondative del sindacato, frutto di decenni di lotte sociali. Lo Statuto dei lavori si configura a questo punto come il completamento di quel disegno generale. Anche in questo caso è bene ricordare che il tutto deriva da un avviso comune tra Confindustria CISL e UIL.Il blocco della contrattazione nel pubblico impiego e la distruzione del CCNL dei Meccanici fino ad arrivare, nel caso della FIAT, alla formazione di nuove società con l’esplicito obiettivo di far sottoscrivere da ogni singolo lavoratore e lavoratrice le condizioni imposte dall’Azienda, rappresentano una vera e propria aggressione alla democrazia e alla dignità dei lavoratori dipendenti. Il senso e il significato stesso della negoziazione, del ruolo e della funzione del sindacato viene messo in discussione in nome della globalizzazione, con conseguenze prevedibili sull’intero sistema produttivo e sullo stesso settore pubblico. E’ semplicemente ridicolo ritenere che siamo di fronte ad un’articolazione delle posizioni presenti nella Confindustria, elencando stancamente il numero dei contratti unitari di categoria sottoscritti, in maniera del tutto speculare a quanto, contro la CGIL, sostengono Confindustria ,la CISL e la UIL. La verità è che non siamo di fronte allo scardinamento della Confindustria, ma bensì della CGIL per la semplice e banale ragione che non esiste più un sistema di regole contrattuali universale per il sistema pubblico e per quello privato.Riduzione dei diritti e delle tutele,della contrattazione, dello stato sociale:tutto ciò è reso possibile dalla contrazione degli spazi di democrazia, perché sono fondati sull’espropriazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di potersi esprimere sulle piattaforme e sugli accordi.Lo schema che intreccia legislazione e accordi separati rappresenta una vera e propria devastazione delle relazioni sociali. Per questo è necessario definire prioritariamente regole democratiche nei rapporto tra le organizzazioni sindacali e l’insieme delle lavoratrici e lavoratori, per l’elezione delle RSU, la certificazione della rappresentanza, il referendum sulle piattaforme e sull’ipotesi di accordo anche a fronte di ipotesi diverse.Se questa è la situazione che abbiamo di fronte, è incomprensibile il tavolo confronto aperto tra le forze sociali,tavolo che deve affrontare nelle prossime settimane capitoli di grande rilevanza come fisco, federalismo, solidarietà. Un confronto nel quale sono chiare le posizioni della Confindustria e non si conoscono quelle delle organizzazioni sindacali perché non oggetto di alcun confronto nell’insieme dell’organizzazione.Sostenere che le posizioni della CGIL sono quelle definite dal Congresso è paradossale perché equivale a negare alcuna legittimità agli organismi dirigenti eletti nel Congresso,perché soprattutto sottrae l’attuale gruppo dirigente a confronti articolati e di merito su questioni estremamente specifiche e delicate. Siamo poi così sicuri che la mozione che ha vinto il Congresso autorizzi un patto sociale così come si va configurando?Per un’organizzazione sindacale non è possibile discutere di produttività se non a partire dalla riaffermazione dei diritti, delle tutele, della contrattazione e della democrazia. In una fase di crisi così pesante e devastante il blocco dei licenziamenti nel pubblico e nel privato non può non essere la condizione prioritaria di qualsiasi confronto.Queste condizioni oggi non esistono e possono essere soltanto terreno dell’iniziativa rivendicativa del sindacato. Per questo bisogna dare continuità alla mobilitazione in atto nel Paese, nel mondo della scuola e della ricerca e più complessivamente nel settore pubblico,alla manifestazione del 16 ottobre e a quella del 27 novembre,proclamando lo sciopero generale che va preparato con una mobilitazione di tutta l’organizzazione e assemblee in tutti i luoghi di lavoro e nei territori. Non si tratta di fare un altro sciopero ma a aprire una fase diversa di carattere vertenziale e rivendicativo che non è compatibile con la logica del patto sociale e/o dell’agenda politica che le forze sociali (Associazioni datoriali e sindacati) propongono alle forze politiche alla vigilia di una possibile crisi di governo.Per queste ragioni noi chiediamo la sospensione del confronto in atto e la proclamazione dello sciopero generale, la cui collocazione dovrà tenere conto dell’evolversi della situazione politica.Noi lavoriamo tutti per una grande riuscita della manifestazione del 27 Novembre e sappiamo già che sarà una grande manifestazione:più è significativa la partecipazione ,però, più diventa stringente la proclamazione dello sciopero generale.Su questo terreno dobbiamo sviluppare l’iniziativa della nostra Area Programmatica che deve vivere sia all’interno dell’organizzazione che all’esterno nel rapporto coi delegati, coi lavoratori e le lavoratrici.Dobbiamo operare nello stesso tempo per fare dell’Area programmatica uno strumento per organizzare e favorire momenti di confronto e di approfondimento sulle questioni sociali,del Welfare dei diritti,dell’autonomia contrattuale,del precariato perché questo ci viene richiesto dall’enormità della crisi sociale,istituzionale e politica che abbiamo di fronte tutti i giorni.Non possiamo annegare nei nostri problemi interni e tanto meno rinchiuderci in un’area autoreferenziale ma aprirci al confronto e alla discussione.

Cura un immigrato, medico rischia denuncia

Ha soccorso un extracomunitario egiziano di 23 anni, uno dei cinque saliti sulla torre di via Imbonati per il permesso di soggiorno. Ora rischia una denuncia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Lui: "Ho fatto solo il mio dovere"

Tra sabato 27 e domenica 28 novembre hanno curato e dimesso uno degli immigrati saliti lo scorso 5 novembre sulla torre ex Carlo Erba, in via Imbonati, lassù da più di tre settimane per chiedere la sanatoria e protestare contro lo sfruttamento degli stranieri. Ora quei medici, sanitari dell'ospedale San Paolo di Milano e altre persone esterne alla struttura, rischiano la denuncia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Lo ha reso noto la Questura secondo quanto riferito dall'Ansa. Su quella torre erano saliti cinque immigrati: due erano scesi dopo diversi giorni riuscendo a confondersi nel presidio di solidarietà attuato dal Comitato immigrati. Il terzo è appunto sceso ieri e quindi rimangono ancora due persone, che hanno spiegato di essere "motivati a resistere", ma oggettivamente stremati.L'ultimo episodio riguarda un egiziano di 23 anni, che si era sentito male già sabato sera ed era stato prima curato direttamente sulla torre dal medico Andrea Crosignani e poi trasportato nel nosocomio per praticargli ulteriori cure, anche per l'ipotermia causata dal freddo. Da si quanto appreso, non è stato facile convincere il giovane a terminare la protesta, visto il rischio di espulsione. Il nordafricano è stato comunque ritenuto in condizioni di lasciare l'ospedale, ma è proprio sulle modalità della dimissione sanitaria che la polizia ha avviato le indagini. La Questura ha emesso un comunicato in cui spiega che "l'attività investigativa è volta ad accertare le responsabilità individuali del personale medico e di altre persone, non appartenenti alla struttura sanitaria, che avrebbero aiutato lo straniero a lasciare l'ospedale, al momento della sua dimissione, eludendo anche la sorveglianza degli organi di polizia". Da qui, quindi, l'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.Della eventuale denuncia "l'ho saputo leggendo i giornali, non ho niente di ufficiale in mano". Andrea Crosignani, il medico che ha curato uno dei migranti sulla torre di via Imbonati a Milano, racconta a RadioArticolo1 come sono andati i fatti. Lui lavora nell'ambulatorio di via dei Transiti, nei pressi via Padova, dove insieme ai suoi colleghi cura chiunque si presenti bisognoso di un intervento sanitario. "Tutte le procedure sono state rispettate - prosegue -  ho trattato questa persona come un paziente, forse con un po' più di emozione del solito, perché fare un intervento a trenta metri d'altezza, con mezzo metro di spazio e la neve che cominciava a scendere copiosamente, faceva un po' d'impressione. Ho fatto il mio lavoro come faccio sempre - prosegue - indipendentemente dal colore della sua pelle e dallo spessore del suo portafoglio. Sabato ero in giro quando ho saputo che c'era bisogno di un intervento sulla torre. Siccome non riuscivo a essere lì immediatamente, all'inizio ho provato ad attivare altri contatti, poi ho saputo che la situazione si aggravava e ho visto che, anche se non c'era una situazione di emergenza immediata, questa persona non poteva restare lì per un'altra notte". Sull'ipotesi di subire una denuncia, conclude, "dico solo che questo è un paese triste per varie cose, come l'abomonio dei Cie e la legislazione in materia d'immigrazione"."Presenteremo oggi stesso al ministro dell'Interno Maroni e al ministro della Salute Fazio un'interrogazione urgente per chiedere conto dell'ipotesi di reato di favoreggiamento di cui è stato fatto oggetto il medico". Lo afferma di Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Pd. "L'immigrato era stato colto da malore a causa del freddo, come del resto hanno verificato le strutture dell'ospedale San Paolo dove l'uomo è stato accolto. L'idea - prosegue Fiano - che un'opera di soccorso sanitario, anche eventualmente prestata a favore di una persona non in possesso di diritto di permanenza nel nostro Paese, possa diventare reato, è estraneo ai nostri principi di civiltà. Così come anche l'idea che un medico, che ha l'obbligo di curare il corpo degli esseri umani, debba invece occuparsi della condizione giuridica della persona che sta soccorrendo in condizioni di emergenza".

(in collaborazione con RadioArticolo1)

Fiat: Airaudo (Fiom), su Mirafiori disposti a discutere

"Ma non a firmare cambiali in bianco"

"Siamo disposti a discutere, a fare proposte e a prenderci impegni" e "va bene azzerare le polemiche" ma "non possiamo firmare cambiali in bianco". E' quanto dichiara in un'intervista a Repubblica ripresa dall'Ansa, Giorgio Airaudo, responsabile nazionale dell'Auto per la Fiom a proposito della trattativa tra Fiat e sindacati sul futuro di Mirafiori.Intanto, spiega Airaudo, "ci auguriamo che sia una trattativa davvero senza pregiudizi" e "pensiamo che non possa concludersi come a Pomigliano". La Fiom, afferma, non è contraria alle newco "se servono", ma se vengono "usate per far uscire i lavoratori dai contratti vigenti". Gli investimenti, prosegue, "vanno rispettati" al pari del "capitale umano". "Noi non sottovalutiamo lo sforzo di chi investe un miliardo, la Fiat non consideri irrilevante il problema delle pause e della mensa".Airaudo sottolinea poi che a Mirafiori l'assenteismo "è al di sotto della media a meno che non si consideri assenteismo la malattia" e in questo caso se il malato è un truffatore "va perseguito". Sugli scioperi invece "basterebbe impegnare i sindacati, ma soprattutto l'azienda, a discutere immediatamente il problema quando viene posto. Spesso i lavoratori decidono lo sciopero perché è l'unico modo di farsi ascoltare dai capi".

fonte:http://www.rassegna.it

lunedì 29 novembre 2010

Studenti e operai contro la newco Italia

Maria Stella Gelmini e Sergio Marchionne sono impegnati nella stessa impresa.
L’amministratore delegato della Fiat ha presentato a Torino un progetto per Mirafiori che è la pura riproposizione di quello presentato a Pomigliano. In Campania, per fare uno dei modelli più vecchi e senza futuro della Fiat la Panda, si chiede ai lavoratori di rinunciare al contratto nazionale e al diritto costituzionale allo sciopero. A Torino per fare l’auto più inquinante del mondo, il Suv, si chiede la stessa cosa. L’unica differenza tra Torino e Pomigliano è il maggior tasso di ipocrisia con cui Marchionne si è presentato ai sindacati. Ma questo verrà meno presto, perché la sostanza è che Marchionne vuole imporre lo stesso diktat di Pomigliano anche ai torinesi, e alla fine riceverà gli stessi no che ha ricevuto quest’estate.Il modello organizzativo e sociale con cui Marchionne realizza i suoi arretratissimi progetti industriali è la “newco”, cioè una nuova compagnia secondo quell’inglese con cui in Italia spesso si coprono i peggiori misfatti sociali, nella quale assumere i lavoratori selezionati dall’azienda. Si smantella la vecchia Fiat, si chiudono Termini Imerese così come tanti altri impianti e reparti in tutta Italia, e da essa si estraggono gli impianti e i lavoratori che dovranno essere spremuti al massimo. La salute delle persone, così come l’innovazione tecnologica, non sono previste: si tratta di estrarre in fretta il maggior profitto possibile dalla realtà industriale così come essa è ora, chiedendo ai selezionati la rinuncia a tutto e buttando a mare tutti gli altri.Maria Stella Gelmini è stata tra le prime a sostenere Marchionne quest’estate. Oggi essa propone la newco nella scuola e nell’università pubblica. Da un sistema scolastico, di studio e di ricerca che viene abbandonato a se stesso, si estrae quella parte che verrà privatizzata e regalata al mondo degli affari. Anche lì una minoranza di studenti e ricercatori sarà selezionata, purché accetti di mettere conoscenza e libertà al servizio della speculazione. E i baroni che si rivestiranno dei panni del manager potranno rinnovare ed estendere i propri privilegi.Per questo oggi c’è un’identificazione profonda tra operai, studenti e ricercatori in lotta. Essi sono di fronte allo stesso progetto economico e sociale. Non a caso “Il Sole 24 ore” sostiene con la stessa fermezza la newco di Marchionne e quella della Gelmini. Sono due progetti di esclusione sociale mascherati da riforma. Marchionne cancella il diritto al lavoro così come è sancito dalla Costituzione, la Gelmini il diritto allo studio, anch’essa, stracciando il dettato costituzionale. Questi progetti vanno fermati, anche a costo di scontrasi con tutti coloro, Fini e Casini in testa, che vogliono superare Berlusconi ma non la sua politica.Bisogna fermare le newco, perché dopo di loro, se Gelmini e Marchionne dovessero vincere, toccherà alla Lega Nord o a chi per essa, sostenere che fatta le newco nelle fabbriche e nelle scuole resta solo da programmare la newco Italia.

Giorgio Cremaschi 

Collegato lavoro. Prima circolare del Ministero del Lavoro.

Copia della prima circolare emessa dal Ministero del Lavoro a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme contenute nel “Collegato lavoro” a far data dal 24 novembre 2010.Si tratta di prime indicazioni relative alla composizione dei collegi di conciliazione e alla gestione delle nuove procedure, nonché alla gestione della fase transitoria.Vi evidenzio come il Ministero dia indicazione dell’azzeramento dei precedenti collegi, già costituiti, e di disporre le nuove nomine dei componenti delle parti sociali secondo il criterio della maggiore rappresentatività sul piano territoriale e non più nazionale.Inoltre viene ricordata la nuova tempistica per lo svolgimento della conciliazione ed anche date indicazioni su come gestire la fase transitoria (fino all’8 gennaio 2011).Con l’occasione vi invio anche una scheda di sintesi che raccoglie i dieci argomenti più importanti per la nostra categoria, contenuti nella Legge 183/2010.La scheda può essere usata come rapido promemoria per i delegati e il nostro gruppo dirigente e riprodotta in un volantone, ( nei prossimi giorni ne faremo una versione più semplificata, che sarà riprodotta su PUNTOFIOM).Infine vi alleghiamo copia di un vademecum, molto più dettagliato e approfondito, predisposto da un gruppo di legali che collaborano con la CGIL Toscana, che a nostro avviso rappresenta un utile strumento di lavoro.


Notiziario del lavoro - 29 Novembre 2010



fonte:http://www.youtube.com/CGILNAZIONALE

I prezzi aumentano, gli stipendi no


Poco conforto dalle ultime rilevazioni dell’Istat a proposito di salari. Se il costo della vita continua a salire al ritmo dell’1,7%, le buste paga invece non crescono abbastanza. E intanto tornano ad alzarsi anche i prezzi di benzina e gasolio

Aumenta l’inflazione, schizza il costo della benzina, ma gli stipendi restano fermi al palo. Le retribuzioni contrattuali orarie a ottobre hanno registrato infatti una variazione nulla rispetto a settembre e sono aumentate dell'1,5% su base annua. Lo rende noto l'Istat, sottolineando che il dato tendenziale è il più basso dal marzo del 1999 e rimane sotto il livello dell'inflazione (+1,7% a ottobre).La crescita registrata nel periodo gennaio-ottobre 2010, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, è del 2,2% (guarda il rapporto completo dell'Istat). Sempre l'Istat fa notare che nel mese di ottobre l'indice delle retribuzioni orarie contrattuali relativo all'intera economia è rimasto invariato rispetto al mese precedente "a causa dell'impatto molto limitato degli adeguamenti contrattuali osservati nel mese".Su base tendenziale, a fronte di un incremento medio dell'1,5%, i settori che presentano gli aumenti più elevati sono telecomunicazioni (4,5%), servizi di informazione e comunicazione (3,5%), tessili, abbigliamento e lavorazioni pelli (3,1%). I rialzi minori si osservano, invece, per trasporti, servizi postali e attività connesse (0,3%) e forze dell'ordine (0,5%).Tornano invece a salire – come detto – i prezzi dei carburanti. La benzina, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, è a un passo da 1,42 euro al litro, mentre il gasolio ha sfondato 1,3 euro al litro. In base alle rilevazioni mensili dell'Unione petrolifera, è la prima volta da oltre due anni che il gasolio si porta oltre questa soglia. I prezzi medi calcolati dalla Staffetta Quotidiana si attestano per la benzina tra 1,414 euro al litro per Esso e Q8 e 1,419 euro al litro per Erg, Shell, Tamoil e Total. Per il gasolio i listini oscillano invece tra 1,285 euro al litro applicato nei distributori Shell e il massimo di 1,304 euro al litro in quelli Q8. Un prezzo simile non si riscontra, secondo le statistiche mensili dell'Up, da ottobre 2008, quando il prezzo medio riscontrato sulla rete era di 1,301 euro al litro. Quanto a Eni, le punte massime per la benzina sono in Campania (dove è in vigore l'addizionale regionale) a 1,46 euro al litro, seguita dalla Sicilia con 1,445 euro al litro. Sempre in Sicilia si registra il record per il gasolio: i prezzi consigliati toccano quota 1,324 euro al litro.

Eurocrazia

Fino a prima della crisi economica del 2007 con il termine “eurocrazia” si intendeva il potere crescente della burocrazia europea di Bruxelles. Oggi al termine va attribuito un altro significato: e cioè che le necessità vitali della moneta unica stanno dettando tutte le maggiori scelte riguardanti l’integrazione europea. L’euro si sta dimostrando sempre di più come la sostanza prima dell’Unione europea, con il rischio conseguente che alla fine dell’euro possa corrispondere la crisi definitiva di tutto il processo di integrazione europea.Non vi è nulla di scontato nel fatto che tutta la politica economica dei governi sia sacrificata allo scopo di salvaguardare la stabilità di una moneta nei mercati internazionali o, peggio, la sua stessa sopravvivenza. Questo è però quanto avvenuto in Europa a partire dalla firma del trattato di Maastricht nel 1991. Dapprima, tutti gli sforzi politici dei leader europei sono stati indirizzati al modo in cui creare e poi entrare a far parte del gruppo di testa della moneta unica. In seguito, a partire dalla crisi finanziaria che dal 2007 ha investito principalmente i paesi occidentali, tutti gli sforzi stanno riguardando unicamente la ricerca del meccanismo attraverso il quale mantenere in vita la stessa moneta unica. In questi venti anni tutti i tentativi di pensare più in grande per l’Europa, vedi il Piano Delors nel 1993 oppure il dibattito sulla Costituzione europea dopo l’allargamento all’Europa dell’Est, sono stati respinti (Piano Delors) o hanno dato vita a compromessi risibili e senza avvenire come la Costituzione di Giscard d’Estaing, giustamente bocciata dagli elettori olandesi e da quelli francesi nei referendum del 2005.(...)Negli Stati Uniti le banche e il loro salvataggio hanno certo generato scontento ma non tutta la strategia economica del governo si è basata sulla difesa di dollaro e banche. C’è un governo dell’economia a Washington che, giuste o sbagliate che siano, prende delle decisioni sugli investimenti sanitari, sulle infrastrutture e l’industria, sulle tasse. Nell’eurozona c’è una necessità assoluta, la sopravvivenza dell’euro e la bassa inflazione, alla quale priorità ogni disegno politico, sociale e culturale viene subordinato. Non pochi paventato i danni di un’unione monetaria senza contrappeso politico già alla sigla del trattato di Maastricht, ma l’entusiasmo dell’Europa che si univa dopo la caduta del Muro aveva fatto sì che parecchie giuste critiche fossero accantonate come di retroguardia.I rischi della concentrazione odierna sulla ricerca della via più semplice per salvare l’euro, e cioè sul come imporre drastiche cure dimagranti agli Stati sociali e sul come decurtare brutalmente il tenore di vita dei cittadini dei Paesi che sono sotto attacco da parte dei mercati finanziari (in Irlanda dal prossimo anno il 20 per cento delle entrate serviranno a pagare i debiti contratti con l’Ue e il Fmi), non faranno che aggravare i giganteschi problemi strutturali dell’integrazione europea. Mi piacerebbe elencarne alcuni di questi problemi: la disgregazione degli Stati nazionali sotto pressione di movimenti politici e culturali di carattere localistico e regionalistico senza particolare affetto per Bruxelles; l’accentramento delle risorse economiche e finanziarie nelle zone più competitive (Germania e la vecchia area del marco) a discapito delle nazioni che arrancano; le difficoltà economiche e sociali di quasi tutte le economie dell’Europa dell’Est con l’eccezione di quella polacca; le sempre più forti tensioni sociali fra i giovani, disoccupati ed immigrati che minacciano la convivenza democratica e la solidarietà nazionale; l’evanescenza della politica estera europea che rende l’Unione europea anche un debole interlocutore economico; la totale assenza di un politica culturale europea che sia di aspirazioni più solide di un semplice progetto di mobilità come l’Erasmus (che tra l’altro riguarda un numero sempre più esiguo di studenti selezionati tra i ceti più privilegiati della popolazione).In altre parole, il vero rischio è che la cieca concentrazione sull’imporre politiche restrittive ai paesi più sofferenti dell’area euro, salverà forse la moneta unica, ma distruggerà i cittadini e la stessa Unione europea che ha invece bisogno di misure più strutturali e di carattere “costituzionale”. L’eurocrazia è il singolo fattore che in questo momento mette maggiormente a rischio il processo di integrazione europea. Questo processo (con tutte le sue contraddizioni) fino agli anni Novanta ha garantito pace fra le nazioni e anche benessere economico, mentre oggi contribuisce a mettere in crisi la stabilità sociale interna alle nazioni, e garantisce il benessere economico solo di alcune di esse.La sfida del futuro in Europa è tutta centrata sul mettere in discussione l’eurocrazia e il suo oramai ventennale dominio, dibattere di nuove misure politiche e culturali di carattere costituzionale, ed eventualmente coinvolgere i popoli europei nel dibattiti effettuando in tutti i paesi, a partire dall’Italia dove questo non si è mai svolto, un referendum popolare sull’Europa.

Giuliano Garavini

fonte:http://www.rete28aprile.it

E la Camusso lascia fuori lo sciopero

Primo discorso dal palco: «Pronti alle vertenze contro il Collegato lavoro»

«Il futuro è dei giovani». Anche se di giovani, a parte gli studenti, ce ne erano pochini, è stato questo il timbro che la neosegretaria della Cgil Susanna Camusso ha impresso sul suo primo discorso di piazza da leader del più grande sindacato dei lavoratori in Italia. Un discorso che ha badato molto alle cose concrete su fisco, welfare, migranti, legalità e scuola, «la Cgil non dice solo dei no ma fa anche delle proposte», che ha coniugato lo sciopero generale al "futuro neutro", «è il Paese per cui abbiamo scioperato e continueremo a scioperare», e che si è tenuto ben lontano da Confindustria. L'unica accusa agli imprenditori è stata rivolta alla Fiat, accusata di voler "emigrare" all'estero e di voler peggiorare i diritti in Italia. Per ora la Cgil ha solo un nemico giurato, ed è il Governo guidato da Silvio Berlusconi, non in grado di traghettare il Bel Paese fuori dalla crisi. «Il nostro Paese non merita questa classe politica, queste manifestazioni di machismo da parte dei potenti», dice dal palco.Insomma, Camusso riconferma che anche per la Cgil il punto fondamentale in questo momento è buttare giù l'attuale esecutivo. Poi, se nel mentre, magari sotto gli auspici di un "governo tecnico" (che poi è lo stesso schema, in fondo, dell'accordo sulla concertazione) si riesce a fare un bel "patto sociale" tutto di guadagnato. Del resto questa preoccupazione su un governo che non sa fare il suo mestiere è anche della Confindustria, fa capire la leader della Cgil. E questo varrà bene un tavolo, o no? A quale stadio è il confronto, però, Camusso non l'ha detto. Nè ha accennato alle linee dei possibili sviluppi. E' usando la chiave dei giovani che la Cgil promette, innanzitutto, battaglie nelle aule giudiziarie. Susanna Camusso è pronta ad aprire gli uffici della Cgil a tutti quei precari che tra «cinquantasette giorni» si troveranno strozzati dal ricatto del Collegato lavoro. C'è una norma, infatti, che a partire dalla fine di gennaio 2011 azzera tutti i contenziosi per il riconoscimento della stabilizzazione a danno di tutti quei lavoratori precari che non hanno aperto una vertenza. Dove lo troveranno il coraggio di fare questo atto di "insubordinazione" i lavoratori precari che, in fondo, sul luogo di lavoro si ritrovano da soli? Il ddl lavoro «è una legge crudele e ingiusta», dice Camusso. «Dobbiamo dire a tutti che hanno 57 giorni per impugnare un contratto irregolare, illegale, a progetto senza progetto oppure chiedere giustizia. Sappiamo che è una scelta difficile tra la speranza di un lavoro, seppure precario, e la volontà di giustizia. E qualunque legge costringa qualcuno a decidere in solitudine è una legge che limita i diritti. Per questo diciamo che il ddl lavoro è una legge crudele e ingiusta», aggiunge. Il sindacato, invece «è pronto ad ascoltarli e a dare risposte». A rispondere soprattutto a chi «pensava che bastasse una legge per cancellare il futuro dei precari». E la Cgil ribadisce: «Noi sì che non lasceremo solo nessuno perchè il futuro si costruisce così; il futuro non è fuggire ed avere paura; un futuro senza giovani è peggio per tutti», conclude. Camusso ha attaccato frontalmente anche la ministra Gelmini, dicendosi stupita delle sue parole sull'unità tra pensionati e studenti. « Forse la ministra - ha detto - non sa come è fatto questo Paese e che dietro ai giovani e agli studenti ci sono famiglie ed un Paese che li sostiene». Per il resto, se da una parte la Cgil ripete il no a "deroghe nei contratti", «perchè il contratto collettivo nazionale di lavoro è un diritto universale per i lavoratori. I contratti devono guardare a tutti», dall'altra sposta l'asticella della "democrazia sindacale", proprio perché c'è il tavolo sul patto sociale insieme alla Cisl, nel territorio della cosiddetta "via pattizia". Niente legge, quindi, ma un accordo con quei sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori. Per Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom, il discorso di Susanna Camusso è stato «deludente». «Non si può rimandare sine die lo sciopero generale. Cosa deve accadere ancora? E non si può continuare a non citare nemmeno gli imprenditori», ha detto. Per Gianni Rinaldini, portavoce della "Cgil che vogliamo", è chiaro che l'iniziativa «non può avere come sbocco il patto sociale o una improbabile agenda per le forze politiche». A chiedere lo sciopero è anche la Fiom. «Bisogna arrivare allo sciopero generale. La prossima settimana c'è un direttivo della Cgil, resta da indicare una data», dice Maurizio Landini, leader del metalmeccanici, sostenendo che «a questo punto il problema non è solo il governo e la mancanza di una politica industriale, ma è anche la Confindustria con la sua politica».
Più possibilista Nicola Nicolosi, membro della segreteria nazionale e leader di "Lavoro e Società". «Il 17 settembre abbiamo deciso un percorso che traguarda lo sciopero generale nel caso in cui non dovessero essere accolte le nostre richieste. C'è da mettere nel conto, aggiunge, anche se ci sarà o no la crisi di governo. Se non ci sarà decideremo dopo il 14 dicembre».

Fabio Sebastiani
 
[Articolo su Liberazione del 29/11/2010]

domenica 28 novembre 2010

Le voci della manifestazione CGIL


fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Una CGIL irriconoscibile


Si canta Bella Ciao che è certamente una bellissima canzone dell'antifascismo che unisce, ma le note dell'Internazionale e dell'Inno dei Lavoratori che hanno accompagnato per tutto il Novecento il movimento operaio e che sono parte della nostra stessa identità non si sentono. Le nuove generazioni rischiano di non conoscerle. Eppure in quelle note sono riassunti gli ideali del socialismo e del sindacalismo di emancipazione, autonomo e conflittuale con governo e padronato. La folla convenuta al comizio convocato dalla CGIL è numerosa ma non è certamente né felice né allegra. In grande parte è costituita da cassintegrati o licenziati dalla Gelmini, da pensionati e da studenti in lotta contro la controriforma universitaria. Sono la espressione di un paese in grande sofferenza, impoverito, umiliato dalla continua sottrazione di diritti, senza futuro, un paese che si aspetta una parola di chiarezza dalla sua più grande organizzazione, parola che non verrà dallo sfuggente ed equivoco discorso di Susanna Camusso.Colpisce la distanza tra la voglia di liberazione della folla sgomentata da una crisi pilotata da forze che puntano al suo annientamento sociale, alla sua sottomissione, a tutte le umiliazioni che Marchionne e la Marcegaglia avranno il piacere di infliggerle e le risposte, le indicazioni che vengono dal discorso della segretaria della CGIL assai circospette, scaltre, misurate per non dispiacere molto la Marcegaglia e non mettere in imbarazzo il PD che tira la volata alla Fiat ed alla Coop e non ha voglia di impegnarsi.Cinquecentomila posti di lavoro vengono falcidiati da una misura amministrativa di Brunetta sul turnover nella pubblica amministrazione e dal licenziamento di duecentomila insegnanti. Questo mezzo milione di persone prima di essere liquidato è stato diffamato a lungo dai governanti come ora le libere università italiane vengono diffamate riducendole soltanto ad un fenomeno di baroni e di privilegi familistici prima di essere liquidate martedì prossimo da una legge alla quale Fini ha garantito il suo appoggio nonostante i suoi contrasti con Berlusconi.Viene ricordata dalla Camusso la crudele legge 1441 (collegato lavoro) senza una parola di autocritica, senza dire che la CGIL ha avuto due anni di tempo per combatterla e non lo ha mai fatto tranne qualche piccola ed insignificante protesta nei passaggi più cruciali ma sempre a cose fatte. Una legge fatta per impedire con lacci e laccioli ai lavoratori di ricorrere al giudice e, se riescono a farlo, di riceverne giustizia.Mi ha colpito la grettezza burocratica e la meschina visione provincialistica della Camusso. L'Europa è in fiamme sotto l'attacco della speculazione finanziaria e le spinte dei governi di destra per ridurre i salari ed i diritti dei lavoratori dappertutto ed impoverire le loro famiglie con meno welfare: Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo hanno registrato grandi e ripetuti scioperi generali per la scuola, le pensioni, i posti di lavoro. Questo scenario europeo non viene mai citato, ma Sacconi e Tremonti hanno avuto modo di pavoneggiarsi con i loro colleghi europei per avere ottenuto una "riforma delle pensioni" senza una sola ora di agitazione. La via di una iniziativa internazionalista della CGIL non viene mai indicata ed il sindacato italiano si limita a tentare di gestire le conseguenze di quanto avviene.La manifestazione era dedicata ai giovani ed al loro futuro. Ma la Camusso si è guardata bene dal mettere in discussione la legge trenta ed a chiedere per i giovani e quanti non sono protetti dal contratto il Salario Minimo Garantito che scoraggerebbe la continua discesa delle retribuzioni.Le parole del Governatore della banca d'Italia, il liberista Draghi, contro il precariato che depaupera il capitale umano e priva di futuro la nazione risultano assai più vicine ai bisogni dei giovani della meschina apertura della Camusso che si limita a denunziare la questione dei sessanta giorni posta dalla 1441 ed a chiedere una riduzione del ventaglio di elusioni contrattuali previste dalla Biagi. Non mi aspettavo proprio che la CGIL si mettesse dalla parte meno illuminata del pensiero liberistico.Tutto il resto del comizio è stato misurato per non dispiacere troppo Sacconi che oggi ricorda alla CGIL che in regime bipolare il sindacato non deve essere all'opposizione del governo e della Confindustria se non vuole essere escluso dal "tavolo" (sic!!!).La deriva a destra di questo Paese riceve dalla manifestazione del 27 una accelerazione dal momento che nessun freno è stato posto all'iniziativa della destra devastatrice dei diritti Il Parlamento è tutto schierato con il blocco sociale che esclude i lavoratori e che continua a trasferire risorse dai loro redditi a vantaggio dei ceti imprenditoriali. Con una CGIL inerte alle voglie del padronato e del governo l'Italia si squilibrerà ancora di più ed il vuoto che si apre a sinistra rischia di generare tensioni insostenibili.Viene meno il ruolo di reiquilibrio sociale e politico che veniva assolto dal sindacato conflittuale e che si traduceva in un bene per l'intero Paese. Tutto rotola verso il peggio.

Pietro Ancona

Sciopero generale, Cgil al bivio

Una mobilitazione enorme quella che si è riversata stamattina nelle strade di Roma, per la manifestazione nazionale indetta dalla Cgil sulla parola d’ordine “il futuro è dei giovani e del lavoro”. Del resto era già annunciata nei 2.100 pullman e tredici treni speciali prenotati da tutto il paese, isole comprese. Il corteo è quello delle grandi occasioni: ogni spezzone è aperto da un mega-striscione di ogni regione, seguito subito dopo da quello delle Camere del lavoro, e dietro le varie categorie. Enorme la presenza della funzione pubblica e dei pensionati, della Flai con una grande partecipazione dei migranti, ma anche della Fillea, riconoscibile dai caschetti gialli che punteggiano tutto il corteo, e della Filctem, la categoria che per prima ha messo insieme lavoratori di settori diversi come chimici, tessili, energia e manifatturiero. Bandiere e striscioni della Fiom sono sparsi tanto quanto le regioni da cui provengono, mentre la Rete della conoscenza e Link-coordinamento universitario, che raggruppano parte degli studenti universitari e medi, sfilano dietro il loro sound system.La manifestazione parte puntuale alle 10, e alle 11,30 lo spettacolo di via Emanuele Filiberto, la strada che va da piazza Vittorio a San Giovanni, è quello, ancora una volta, di un unico tappeto di persone. Ed è un fiume in piena che si va ingrossando in modo impressionante, dal popolo viola alla manifestazione della Cgil di aprile, al 16 ottobre con la Fiom e fino ad oggi. Anche i leader dell'opposizione ci sono tutti, da Bersani a Di Pietro, da Vendola alla Bindi. Ma avvicinando i lavoratori che sfilano, l’entusiasmo per la giornata è inestricabilmente intrecciato con gli interrogativi del presente e l’angoscia per il futuro. Le preoccupazioni sono tante, e non è necessario parlare con i tanti lavoratori precari per scoprirle, perché “i precari perdono il posto e i fissi diventano precari”, ci dice un lavoratore delle poste, uno dei capisaldi del lavoro pubblico in Italia, privatizzato e con ciò “precarizzato”, dice. Per fare il paio, anche i lavoratori delle Telecom sono qui, ma il discorso si ripete identico con i lavoratori agricoli, con i lavoratori delle costruzioni, esattamente come con la scuola.Lo sfascio è ovunque, accompagnato dal “degrado nella gestione del territorio”, dice un cartello, che va di pari passo con il degrado delle istituzioni e il dilagare dell’economia criminale. Non per niente la Calabria, la cui presenza a questa manifestazione è enorme, apre con un “No alla ‘ndrangheta per il futuro dei giovani e del lavoro”. “Ricostruire una forte e trasparente politica del lavoro, accompagnata dall’istruzione e da una cultura del pubblico – dicono – è l’unica strada per battere l’economia criminale, che si nutre e prospera dei lavoratori posti sotto ricatto dal lavoro precario”. Ma è sufficiente un cambio di governo? Chiediamo. Se per molti la liberazione da Berlusconi appare come “un grosso passo avanti”, dicono, per altri la questione è più complessa, e dipende dalla “politica di Marchionne e Confindustria”, dicono. Solo alcuni però chiedono esplicitamente lo sciopero generale, e del resto il profilo della manifestazione di oggi è ben tracciato da Giorgio di Link, quando dice che qui “oggi non ci sono tutti gli studenti di tutte le organizzazioni, ma ognuno è libero di scegliere come regolarsi, e questo non fa la differenza. C’è rispetto per le posizioni di tutti, perché l’esigenza è quella di tenere la barra a dritta sulla necessità di riconquistare democrazia, dignità e diritti”.“Obiettivi di un orizzonte più largo, che non devono impedire a ciascuno di fare le proprie scelte”, aggiunge Maria Rita dei Cps di Napoli. Una maturità che oggi esprime il movimento che si muove intorno a scuola, università e ricerca, insieme alle organizzazioni che hanno espresso il documento conclusivo dell’assemblea del 17 ottobre a Scienze politiche di Roma, come la Fiom e la “Cgil che vogliamo”, l’area programmatica nata dalla mozione di minoranza coordinata da Gianni Rinaldini, presente oggi con diversi striscioni da altrettante regioni. Una posizione diversa da quella espressa dai diversi tavoli su cui sta ancora giocando la Cgil, in equilibrio tra il no netto al patto sociale e alla richiesta di uscita dal tavolo da parte della Fiom e della sua stessa area interna, e una per tutte, la manifestazione del prossimo primo dicembre a Roma che vede sfilare insieme la Fillea e i costruttori “contro il governo”.Un paradosso, in una città dove la mano rampante degli speculatori sta per sedersi al banchetto imbandito dal “piano casa” Polverini, che è in realtà un vero e proprio piano edilizio, perché si appresta a cementificare quello che resta dell’agro romano senza risolvere quella che a Roma è un’emergenza, convalidando la tesi dall’esplosione della crisi a causa della speculazione finanziaria incistata sulla rendita. Non per niente i mutui subprime furono il casus belli, ovvero vendita dell’illusione casa a lavoratori poveri, che hanno perso prima il lavoro e poi la casa. Sono anche qui le questioni sostanziali che impediscono la ricostruzione di questo paese, e che stanno arrivando al pettine con una crisi di governo che è sostanzialmente crisi di una politica asservita a questo sistema. A un bel da fare Susanna Camusso, al suo primo comizio da leader Cgil, a fare l’elenco dei problemi imputabili al governo, dal collegato lavoro al ddl Gelmini, al taglio alla cultura, al degrado del territorio alla questione rifiuti, senza chiudere con la data dello sciopero generale.Questo e non altro è il nodo che gli rimane in mano da sciogliere, grande quanto la responsabilità di guidare la più grande organizzazione di massa oggi presente in questo paese. E’ un passaggio storico, e non può non rimandare al Pci e ad un altro momento storico, nel quale quel partito fu una sponda enorme per le conquiste democratiche degli anni 70, eppure incapace di comprendere le spinte di quegli anni e di ritrovare quei capisaldi della trasformazione della società che pure erano stati le sue fondamenta, ma al contrario lasciandosi trasformare dal sistema. Questo è oggi il bivio della Cgil, da cui potrà uscire con l’istinto di classe del suo fondatore, e lo slancio democratico verso i tanti che la stanno aspettando.

Cgil in piazza, lavoratori e studenti contro il governo



fonte:http://www.youtube.com/antefattoblog

Landini: "Fiom e Cgil uniti verso lo sciopero"

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, intervistato durante il corteo della manifestazione nazionale indetta dalla Cgil.L'Italia e il lavoro, lo sciopero generale, i rapporti tra Fiom e Cgil e altri temi ancora.



Servizio di Roberto Pietrucci
Immagini e montaggio di Simone Bucci 

fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Utilizzo del monte ore relativo a ciascun Rls per lo svolgimento delle proprie funzioni di rappresentanza

Circa l’utilizzo del monte ore relativo a ciascun Rls per lo svolgimento delle proprie funzioni di rappresentanza, chiariamo che ogni qualvolta è convocata una riunione da parte dell’azienda (Rspp, medico competente, datore di lavoro…), che fissa anche data, luogo e orario, anche se fosse stata richiesta o sollecitata dal Rls, in merito a problematiche inerenti la sicurezza e la salute dei lavoratori, le ore necessarie e utilizzate per tale incontro saranno a totale carico dell’azienda.I permessi retribuiti che si intendono richiedere, utilizzando il monte ore a disposizione degli Rls, devono servire unicamente per incontrare i lavoratori e/o per partecipare a riunioni, incontri, seminari o corsi di formazione svolti in ambito sindacale.

Manifestazione CGIL - Nota di G. Cremaschi

In una grande manifestazione, deludente l'intervento di Susanna Camusso. Mai nominata la Confindustria e lo sciopero generale è ancora un'araba fenice. Cosa deve accadere ancora perchè venga proclamato?

fonte:http://www.rete28aprile.it

Cgil in piazza, Camusso: "Vogliamo un paese civile"


Il segretario generale, al suo esordio, chiude la manifestazione di San Giovanni del 27 novembre. La Cgil vuole "una scuola pubblica, nazionale e laica. Una scuola che unifichi il paese". L'Italia non merita questo governo e questo degrado

Lotta alla precarietà del lavoro, battaglie concrete per le difesa di chi viene licenziato con le norme introdotte dal governo, unità tra giovani e anziani, rispetto delle regole e della democrazia, cittadinanza per gli immigrati, rispetto delle donne, tre priorità per affrontare l'emergenza Sud. E inoltre un attacco durissimo alla ministra Gelmini alla quale si chiede di ritirare la sua riforma dell'università. Sono stati questi i temi forti usati dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, al suo esordio dal palco di San Giovani. "Il futuro è dei giovani e del lavoro. E' questo il nostro faro, il modo per stare meglio. Qui oggi c'è il paese vero e da qui voglio partire con un impegno: ognuno di noi deve dire ai precari che noi non vogliamo che essi diventino le vittime di una legge ingiusta come il collegato lavoro. Da oggi sono 57 i giorni in cui decidere di chiedere giustizia per i licenziamenti". Con queste parole Susanna Camusso ha cominciato a parlare sul palco di San Giovanni poco prima delle 13. L'attacco immediato è stato dedicato al collegato al lavoro del governo accompagnato da un invito a tutta la Cgil a non abbandonare nessuno. "Siamo in grado di contrastare questa iniziativa". E poi un appello a tutti quelli che stanno cercando lavoro a non firmare la clausola compromissoria per l'arbitrato. "Siamo con loro, li accompagneremo. Non lasciamo solo nessuno. Il futuro si costruisce così. Il futuro non può essere sentirci un paese condannato al degrado".Molto forte il discorso del segretario della Cgil sulla scuola e il sapere. Forse con i libri non si mangia, ma si diventa persone informate. "Noi nelle caverne non ci vogliamo tornare", ha detto. Basta scaricare tutti i costi della crisi sui lavoratori. Il vero obiettivo è ridurre la disuguaglianza per evitare proprio che si crei sui giovani un grande debito. Anche sull'obbligo a 15 anni e sulla riduzione del tempo scuola è uno dei tanti esempi del regresso in corso. "Quando si nega la scuola, si nega il futuro anche ai figli dei migranti. Qui sono nati e qui dovranno decidere della loro vita. La Cgil vuole "una scuola pubblica, nazionale e laica. Una scuola che unifichi il paese". La ministra non è autorizzata a finanziare la scuola privata. E' la ministra che sta con i baroni, non gli studenti che protestano. Non faccia appelli su you tube: ritiri il disegno di legge e vada in parlamento per aprire un confronto vero. Bisogna rispettare il luogo fisico della scuola: rifinanzi gli appalti di pulizia.Per quanto riguarda i rapporti con il governo Susanna Camusso ha detto che sull'incontro a palazzo Chigi, la Cgil è ormai troppo abituata alle promesse. Tre sono invece le priorità: collegare il sud alle infrastrutture del nord, subito incentivi per assumere i giovani del sud (basta con la migrazione dei giovani). Ma soprattutto ci vuole legalità. Non usare l'esercito facendo finta di controllare il territorio. E' necessario prima di tutto controllare gli appalti. Legalità è cominciare a sconfiggere la corruzione. Ma soprattutto è necessario combattere il caporalato e lo schiavismo che è tornato.La legalità è un punto da cui ripartire insieme al Piano per il lavoro. Il governo deve decidersi e trovare una politica industriale. La Fiat, per esempio, ha spiegato Susanna Camusso, non ha spiegato il suo piano industriale: "Noi vogliamo saperlo perché temiamo che la testa dell'azienda si stia trasferendo negli Usa. Ora vogliamo sapere le produzioni di tutti gli stabilimenti, non solo di Mirafiori". Rimettere al centro il lavoro significa poi riparlare di Welfare. Un paese civile non può tagliare i fondi per la non autosufficienza. "Noi siamo in grado anche di fare proposte, con la contrattazione sociale. Saremo noi a impedire di mettere gli uni contro gli altri. Difenderemo i più deboli.. Abbiamo già fatto la nostra parte rinnovando i contratti. "Ma no alle deroghe, perché il contratto è un diritto universale. I contratti devono accogliere e rappresentare tutti. Le deroghe sono un danno ai lavoratori, ma anche alle imprese. Sono concorrenza sleale". Altro tema centrale, quello della democrazia. "Per noi democrazia – ha detto il segretario generale - è coinvolgere le persone. Siamo pronti a certificare i nostri iscritti, a farli contare uno per uno. Noi non abbiamo paura, non ci nascondiamo. E' diritto dei lavoratori pubblici votare i loro rappresentanti. Solo dalla democrazia si risana il danno grave di rompere i sindacati durante la più grande crisi economica.Si deve ripartire da qui. Si devono esigere risposte politiche anche se il governo comincerà a dire che non ci sono le risorse. "Ma ci dicano che cosa stanno discutendo in Europa, dopo undici provvedimenti di finanza pubblica che hanno solo tagliato. L'unica ansia che hanno è risolvere i problemi di qualcuno". Ma è ormai molto chiara la crisi politica di questo governo. "E' vero che non va bene l'incertezza – ha detto Susanna Camusso - ma se la politica resta la stessa, i danni sono maggiori. Ci vorrebbe un sussulto epico, non la compravendita dei voti."Qual è l'agenda politica del governo", si è chiesto infine il segretario. "Il paese non merita questo degrado e le esibizioni di machismo. Vogliamo un paese civile in cui si misuri il suo grado di civiltà valutando la condizione della donna e dei migranti. Vogliamo un paese che non bruci la speranza. Un paese della tenacia, della pazienza del cambiamento. Un paese che non rinuncia al futuro. Viva il futuro, viva il lavoro, viva la Cgil".
Paolo Andruccioli

“Sì a un vero negoziato, ma con il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori per giungere a un accordo che rilanci la produzione senza peggiorare le condizioni di lavoro e rispettoso del Contratto nazionale e dei principi costituzionali”

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“É importante che l’Amministratore delegato del Gruppo Fiat abbia indicato un progetto per produrre a Mirafiori auto e suv di classe superiore (segmenti C e D), anche se non prima della fine del 2012, con la tutela dell’occupazione”.“Rimane, per la Fiom, la richiesta di un tavolo di confronto generale su tutto il piano “Fabbrica Italia” per dare risposte e prospettive a tutti gli stabilimenti del nostro Paese”.“La Fiom è assolutamente determinata e interessata a far partire un vero negoziato, senza preconcetti, rispettoso della dignità del lavoro, del contratto e delle leggi, verificando fino in fondo le disponibilità di “ripartire da un foglio bianco”, espresse all’inizio dell’incontro di questa mattina a Torino, dall’Amministratore delegato del Gruppo Fiat, Marchionne”.“Le proposte avanzate dalla Fiat nella seconda parte dell’incontro, sono però in contraddizione con tali disponibilità, in quanto sono stati ribaditi su molti punti contenuti e logiche dell’intesa separata realizzata per Pomigliano d’Arco (Napoli), fino alla costituzione di una newco, che notoriamente sono state giudicate dalla Fiom non accettabili”.“La Fiat ha, infatti, proposto per Mirafiori la costituzione di una nuova società con riassunzione individuale dei singoli dipendenti, 120 ore di straordinario obbligatorio per ogni dipendente, la riduzione delle pause per gli addetti alle linee di montaggio, lo spostamento della pausa mensa a fine turno in due casi su tre, “le clausole di responsabilità sugli accordi raggiunti, degli schemi di utilizzo degli impianti di cui in un caso si arriva a proporre addirittura un turno di 10 ore giornaliere”.”“La Fiat ha poi indicato la volontà di intervenire sul trattamento di malattia, denunciando per Mirafiori un alto tasso di assenteismo portando come esempio positivo il basso tasso di assenteismo di Pomigliano”.“Non era forse fino a ieri l’assenteismo il problema che non permetteva di fare gli investimenti a Pomigliano?”.“In ogni caso la Fiom, nel rispetto del mandato ricevuto nelle assemblee, avanzerà delle proposte per coniugare al meglio gli investimenti, la capacità produttiva di Mirafiori, i diritti e la tutela delle condizioni di lavoro e di salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.“Per la Fiom, una delle condizioni irrinunciabili per svolgere un vero negoziato, rimane il pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori, al fine di assumere tutte le decisioni necessarie per realizzare un accordo condiviso e rispettoso del Contratto nazionale e dei principi costituzionali”.

sabato 27 novembre 2010

"Ritmi di lavoro disumani alla Piaggio, noi non ci stiamo"

 Circa 300 lavoratori della Piaggio hanno invaso la stazione ferroviaria di Pontedera. Gli operai hanno scioperato per due ore contro i cambiamenti voluti dall'azienda per aumentare la produttività. In queste immagini il comizio sindacale improvvisato sui binari.
 
Circa 300 lavoratori della Piaggio hanno invaso la stazione ferroviaria di Pontedera improvvisando un comizio di alcuni minuti sui binari. Non risultano disagi per la viabilità ferroviaria. Gli operai hanno scioperato per due ore contro i cambiamenti voluti dall'azienda per aumentare la produttività. «Dobbiamo sostenere carichi di lavoro troppo pesanti - spiegano le rsu - a fronte di strumenti, macchinari e organizzazioni poco adeguate alla nuova situazione». Pressochè totale l'adesione delle tute blu allo sciopero che prosegue fino alle 11. Il corteo dei lavoratori della Piaggio ha poi sfilato per le vie della cittàLa manifestazione è stata indetta in maniera unitaria dalle rsu della Piaggio. I lavoratori hanno sfilato dietro allo striscione della rsu della Fiom-Cgil alla Piaggio. Dalle tute blu in corteo si è alzato qualche "vergogna" all'indirizzo della dirigenza responsabile di «non aver mantenuto i patti stabiliti nel recente passato». Il corteo, poi, si è snodato per le vie di Pontedera bloccando il traffico, per alcuni minuti, sulla statale Tosco-Romagnola. Secondo fonti sindacali l'adesione allo sciopero è stata molto alta.La maggior parte dei lavoratori presenti all'interno dello stabilimento si sono uniti al corteo che è iniziato alle 9 e che poi è uscito dalla fabbrica per partecipare alla protesta. Insieme agli operai in sciopero c'erano anche molti loro colleghi attualmente in cassa integrazione da due settimane e che lunedì rientreranno al lavoro. Coinvolti circa 500 operai, soprattutto del reparto delle 'meccaniche'. 
 fonte:http://iltirreno.gelocal.it/pontedera

venerdì 26 novembre 2010

Se non cambia la situazione continuerà la lotta.


I lavoratori della Piaggio di Pontedera si sono fermati nuovamente in sciopero (90%) contro l’aumento dei carichi di lavoro sulle linee di montaggio deciso dall’azienda.
2 ore di sciopero dopo già quattro settimane di scioperi continui articolati linea per linea.
Oggi la rabbia dei lavoratori e’ uscita in corteo dalla fabbrica, attraversando le vie cittadine e invadendo pacificamente la stazione di Pontedera, dove e’ stato improvvisato un comizio sui binari.
Nonostante le molte malattie professionali già riconosciute a tanti lavoratori delle linee di montaggio per ritmi di lavoro troppo intensi;nonostante circa 600 lavoratori del reparto motori siano in C.I.G. perché i motori arrivano dalla Cina/ India;la Piaggio invece di investire cerca più profitto dalla fatica degli operai, ma i lavoratori sono stati chiari: se non cambia la situazione continuerà la lotta.

RSU FIOM Piaggio

Intervento al seminario organizzato dalla USL 5 di PISA

Lavoratori precari stranieri e italiani in Piaggio, rapporti degli RLS con l'azienda, le malattie professionali e i disagi in azienda per i lavoratori ammalati, non rispetto del decreto legge 81 e dell'accordo integrativo 2009.

In Piaggio nel periodo di maggior richiesta produttiva, da marzo a luglio, entrano in azienda molti lavoratori con contratto a termine(circa 600), tra questi alcuni sono stranieri.I problemi che emergono nei lavoratori stranieri, sono spesso legati a sapere poco l'italiano e di non avere il coraggio di dire non ho capito.Purtroppo molti di loro hanno il problema del permesso di soggiorno che e' legato al dover avere un posto di lavoro, quindi ricattabili e se hanno un problema relativo al lavoro, spesso non hanno il coraggio di esporlo, questo comunque vale anche per i precari italiani.Alcuni lavoratori stranieri maschi vengono collocati all'assemblaggio reparto di saldatura, dove alcuni di loro prima di entrare hanno frequentato il corso di saldatura,(l'unico reparto dove sono stati fatti dei veri corsi di formazione per saldatori),qualcuno ha il contratto partime verticale a tempo indeterminato per 7 mesi l'anno, alcuni extra comunitari vengono collocati dove i lavori sono piu' pesanti, montaggio sterzi, montaggio ruote, ecc. in reparto 2R.Come RLS voglio evidenziare che in Piaggio viene fatto poco addestramento e formazione ai lavoratori,sia italiani che stranieri,bastano pochi minuti di addestramento per poi lasciarli da soli a tenere la cadenza della produzione, questo porta spesso i lavoratori a lavorare in modo sbagliato pur di farcela subito sforzando gli arti superiori, infatti constatiamo che i lavoratori se prima si ammalavano dopo molti anni di lavoro, adesso dopo pochi anni di lavoro si ammalano,ricorrendo ad uso di farmaci antiinfiammatori prima di fare accertamenti piu' approfonditi.La Piaggio non ha ancora elaborato il documento di valutazione del rischio a molte lavorazioni, dove lo ha fatto, non ha tenuto conto delle richieste degli RLS, relative alla sostituzione di avvitatori che danno il contraccolpo o che sono pesanti perche' gli avvitatori con la batteria incorporata oltre che dare un forte contraccolpo sono pesanti e danneggiano i lavoratori, spesso i materiali da montare vengono sostituiti con materiale peggiore piu' duro e per montarlo i lavoratori devono cercare con l'uso di grasso o scaldandolo con lampade di riuscire a montarlo, ci sono materiali come le ruote, gli sterzi, le marmitte, che sono pesanti ed i lavoratori devono montare a braccia senza l'aiuto di paranchi.Da anni chiediamo la valutazione del rischio di queste lavorazioni,l'azienda l'ha fatta da poco e non ha ancora effettuato miglioramenti su queste postazioni, nonostante ci siano lavoratori che a causa di questi sforzi si siano ammalati.Io RLS scrivo molti verbali all'azienda per cercare di evidenziare questi problemi e questi rischi, ma quasi sempre i verbali non vengono presi in considerazione, anzi l'azienda o non risponde o risponde che il problema non c'e'.Quest'anno in alcuni reparti ci sono stati lavoratori che hanno avuto malori o irritazione alla gola o sensazione di qualcosa di amaro sulle labbra venendo a contatto con materiali provenienti dall'india o dalla Cina, alcuni di noi RLS ed RSU FIOM abbiamo chiesto anche l'intervento della USL, le schede prodotto non evidenziano sostanze pericolose,comunque il disagio per i lavoratori rimane.Da circa 2 anni ad oggi ho seguito personalmente 65 lavoratori dipendenti Piaggio che hanno problemi agli arti superiori, alla colonna, di ipoacusia, ecc., questi lavoratori hanno richiesto il riconoscimento di malattia professionale all'INAIL e la maggior parte di loro lo hanno avuto.Il problema in azienda c'è, anche quando questi lavoratori si recano dal medico competente perché' molti lavori non possono più farli,allora il medico comunica al reparto le limitazioni che spesso non vengono rispettate ed il lavoratore deve ricominciare la trafila con il medico, l'officina che dice di non sapere dove collocarlo..................al punto che il lavoratore spesso si sente in colpa ......leggendo il decreto legge 81, a mio parere l'azienda non rispetta molti di quegli articoli di legge: art. 29 modalità di effettuazione della valutazione del rischio;art. 36 informazione ai lavoratori sui rischi specifici cui e' esposto in relazione all'attività svolta;art. 37 formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti:al cambio di mansioni o in caso di trasferimento non c'è ne' addestramento ne' formazione, un lavoratore insegna al nuovo arrivato e spesso dopo qualche giorno l'azienda fa firmare al nuovo lavoratore un foglio dove c'è scritto che ha avuto formazione; come non rispetta l'accordo integrativo aziendale firmato nel 2009 al capitolo sicurezza:gli RLS (dice l'integrativo) hanno un ruolo importante e devono essere coinvolti maggiormente per trovare la soluzione ai problemi individuati con l'apporto di esperti concordemente scelti che abbiano conoscenza agli argomenti trattati; le rilevazioni periodiche riguardanti il microclima, dovrebbero essere fatte secondo metodologie condivise,con la ricerca delle soluzioni utili per la riduzione del disagio definendo un programma di intervento condiviso, le rilevazioni dovrebbero essere poste a disposizione degli RLS, anche quest'anno siamo stati costretti a chiedere l'intervento della USL, a seguito di malori di alcuni lavoratori del reparto assemblaggio della 2R,soprattutto nelle ore notturne quando l'umidità e' altissima, ma per l'azienda la notte il microclima e' nella norma, ma allora perché i lavoratori proprio la notte avvertono un senso di soffocamento e sono costretti ad uscire dal reparto?????L'azienda ci fornisce i propri calcoli WBGT e risponde che vanno bene!!!!!!!!!! Anche in relazione alle analisi dei movimenti ripetitivi, gli RLS e gli RSU dovevano avere formazione condivisa con docenza esterna, la valutazione del rischio OCRA, doveva essere consultata da RSU ed RLS.Soltanto dal mese di novembre di quest'anno abbiamo la possibilità di visionare la valutazione del rischio ocra di una linea del reparto 2R, si' dico una sola linea, perché le altre linee ancora non ce l'hanno!!!!!!!!!!!Avrebbero dovuto esserci forme e modalità di specifici momenti di informazione rivolte ai lavoratori direttamente interessati, con interventi tecnico/organizzativi ivi compresi eventuali investimenti, ma ad oggi gli unici interventi che l'azienda ha deciso di fare sono stati sulla ridistribuzione delle pause cosi' ha abbassato l'indice di rischio,ma contemporaneamente ha saturato fino al 100% le postazioni, senza provvedere a migliorare le  attrezzature, le posture, ecc.....Che senso ha scrivere tante belle normative, se nessuno impone alle aziende di rispettarle????Soltanto i lavoratori sono obbligati a rispettare ciò che e' scritto negli accordi e nelle leggi, altrimenti vengono penalizzati con provvedimenti disciplinari, ma alle aziende nessuno avra' mai il coraggio di fare dei provvedimenti perché imparino a rispettare accordi,leggi e lavoratori?????????????????

Antonella Bellagamba RSU RLS FIOM in Piaggio

Giornate di lotta straordinarie a Pisa e provincia: Università, scuole e operai in rivolta.

Sinistra Critica esprime tutto il proprio appoggio alle varie mobilitazioni in corso a Pisa e provincia in corso in questa settimana. Queste lotte non sono solo relative al mondo della formazione ma anche a quello del lavoro e più in generale ribadiscono la necessità di una piena unità fra i soggetti che stanno pagando la crisi del capitalismo.Soggetto trainante delle rivolte sono stati indubbiamente gli studenti universitari che da martedì stanno praticando forme di lotta del tutto giuste e necessarie per ribadire la propria opposizione al DDL Gelmini, dalle occupazioni nella gran parte delle Facoltà pisane ai cortei spontanei all'aereoporto, alle stazioni ed alla Torre di Pisa.Ma anche le scuole medie superiori sono in rivolta, grazie alle mobilitazioni di centinaia di studenti: le scuole di Pisa sono autogestite dalla settimana scorsa, a Cascina giovedì i ragazzi del Pesenti hanno bloccato la Tosco-Romagnola, a Pontedera domani (sabato) ci sarà un corteo studentesco come culmine di una settimana di autogestioni.Venendo al mondo del lavoro, oggi (venerdì) i lavoratori della Piaggio hanno attraversato in corteo il centro di Pontedera, bloccando il traffico per oltre un'ora e realizzando pure un comizio sui binari della stazione pontederese.Sinistra Critica sostiene quindi fino in fondo la lotta degli studenti delle università in mobilitazione, delle scuole superiori e degli operai; siamo convinti che solo unendo ed estendendo tutte queste lotte, sarà possibile affossare definitivamente il berlusconismo e questo Governo in crisi, e soprattutto reclamare a gran voce che "le nostre vite valgono più dei loro profitti".

SINISTRA CRITICA
Organizzazione per la Sinistra anticapitalista
Coordinamento provinciale di Pisa

Piaggio: sciopero dei lavoratori, comizio sui binari

Blitz dei lavoratori della fabbrica alla Stazione di Pontedera. Traffico bloccato per più di un'ora ma senza grossi disagi, poi il corteo per le strade della città: "Dobbiamo sostenere carichi di lavoro troppo pesanti a fronte di strumenti, macchinari e organizzazioni poco adeguate alla nuova situazione"

Nuova protesta dei lavoratori della Piaggio che da mesi stanno conducendo un braccio di ferro con l'azienda, sia sulla questione generale del nuovo piano industriale presentato da Colaninno, ma anche sulle condizioni quotidiane di vita in fabbrica: dai problemi legati alla sicurezza all'interno dello stabilimento, alla questioni sempre più pressanti della riorganizzazione dei tempi di lavoro in catena.E così questa mattina circa 500 lavoratori della Piaggio hanno invaso la stazione ferroviaria di Pontedera improvvisando un comizio di alcuni minuti sui binari.In particolare gli operai hanno scioperato per due ore contro i cambiamenti voluti dall'azienda per aumentare la produttività. "Dobbiamo sostenere carichi di lavoro troppo pesanti - spiegano le Rsu - a fronte di strumenti, macchinari e organizzazioni poco adeguate alla nuovsituazione".Pressoché totale l'adesione delle tute blu allo sciopero che è proseguito fino alle 11. Il corteo dei lavoratori della Piaggio ha poi sfilato per le vie della città, bloccando il traffico, per alcuni minuti, sulla statale Tosco-Romagnola.. Insieme agli operai in sciopero c'erano anche molti loro colleghi attualmente in cassa integrazione da due settimane e che lunedì rientreranno al lavoro.La questione dei ritmi di lavoro nello stabilimento di Pontedera è un tema da sempre sollevato da parte dei lavoratori nei confronti dell'azienda che li ha aumentati a scapito della sicurezza e della salute degli operai. Al riguardo la stessa RSU della Piaggio, in una recente lettera alla Direzione, ha chiesto formalmente di sospendere la modifica di modalità di fruizione delle pause nei reparti 2R e Montaggio Motori.

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata dalla RSU/RLS della Piaggio.

Nella riunione di Venerdi 5 Novembre ci è stato comunicato che dal giorno 08/11 verrà modificata la modalità di fruizione delle pause nei reparti 2r e mont. Motori, rispettivamente sulle linee di montaggio 5 e 50c.c. allo scopo di ridurre l'esposizione al rischio di malattie agli arti superiori.La RSU Piaggio chiede formalmente alla direzione Piaggio di sospendere tale decisione, confermando la propria contrarietà nel metodo e nel merito della decisione.Nel metodo, in quanto non c'è stato un vero coinvolgimento della RSU/RLS, e gli incontri svolti hanno solamente avuto carattere informativo.Abbiamo più volte richiesto di potere avere a disposizione tutto il materiale prodotto nel corso della valutazione del rischio per le evidenti esigenze di verifica e di controllo, anche avvalendosi di un esperto in materia di parte sindacale, ma la risposta è stata negativa.Nel merito, di fronte alla grave situazione, in cui molti lavoratori denunciano problemi di salute agli arti superiori e alle numerose malattie professionali già riconosciute, crediamo sia urgente intervenire su aspetti critici del lavoro in linea di montaggio; dall' abbassamento della saturazione degli stazionamenti ad attrezzi e postazioni di lavoro ergonomici ad un aumento dei minuti di pausa giornaliera, al fine di ottenere miglioramenti immediati e certi; lo stesso metodo "OCRA" preso a riferimento, stabilisce che dopo 50 minuti di lavoro sono consigliati 10 minuti di pausa.

RSU/ RLS PIAGGIO

fonte:http://www.pisanotizie.it

Cremaschi: "sciopero generale subito"


fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Piaggio, comizio degli operai sui binari della stazione

Hanno scioperato per due ore contro i cambiamenti voluti dall'azienda per aumentare la produttività

Circa 300 lavoratori della Piaggio hanno invaso la stazione ferroviaria di Pontedera improvvisando un comizio di alcuni minuti sui binari.Non risultano disagi per la viabilità ferroviaria.Gli operai hanno scioperato per due ore contro i cambiamenti voluti dall'azienda per aumentare la produttività."Dobbiamo sostenere carichi di lavoro troppo pesanti - spiegano le rsu - a fronte di strumenti, macchinari e organizzazioni poco adeguate alla nuova situazione".Pressoché totale l'adesione delle tute blu allo sciopero che prosegue fino alle 11. Il corteo dei lavoratori della Piaggio ha poi sfilato per le vie della città.

fonte:http://www.gonews.it

Il 27 novembre chiediamo a Susanna Camusso di proclamare lo sciopero generale

Chiediamo a Susanna Camusso che,. dal palco della manifestazione del 27 novembre, proclami lo sciopero generale.Questa richiesta è in campo da tempo, èstata fatta propria e amplificata dalla piazza del 16 ottobre, è rimbalzata in tutte le lotte, da quelle per l’occupazione a quelle per i migranti. Ora l’eccezionale mobilitazione degli studenti contro la legge Gelmini è la dimostrazione che lo sciopero generale è maturo, in una vasta coscienza del paese. Chiediamo lo sciopero generale per dire no alla controriforma della scuola e  dell’università, al collegato lavoro, alla sanatoria truffa e alla persecuzione dei migranti. Chiediamo lo sciopero generale per dire chiaramente all’Europa delle banche che non può continuare a chiedere ai popoli e ai cittadini di sacrificare i loro elementari diritti per salvare la speculazione finanziaria. Chiediamo lo sciopero generale per difendere il diritto costituzionale al lavoro, alla scuola pubblica, a una cittadinanza dignitosa.Le lotte dei giovani di questi giorni rappresentano un’eccezionale momento di risveglio per tutto il paese. Il governo e la maggioranza sono in crisi e la linea di aggressione ai diritti ha sempre meno consenso, nonostante l’arroganza di Marchionne. Uno sciopero generale varato e organizzato in queste giornate sarebbe un grande segno di forza e inciderebbe davvero sulle scelte politiche e sociali. Inoltre rappresenterebbe un’occasione senza precedenti per saldare le lotte del mondo del lavoro, della scuola e dell’università, a quelle dei disoccupati, dei giovani, dei precari.E’ un’occasione irripetibile per la Cgil, chiediamo quindi con tutta la convinzione possibile che dalla manifestazione del 27 novembre  venga l’annuncio dello sciopero generale. Sarebbe la migliore notizia, in questi giorni di evoluzione confusa e pericolosa della crisi politica e sociale.
Giorgio Cremaschi

La Cgil del Silenzio

Domani si svolgerà a Roma la manifestazione della CGIL dal titolo "Il futuro è dei giovani e del lavoro"(?) deliberata dal Comitato Direttivo della Confederazione il 17 settembre scorso. La manifestazione è l'evento sindacale più importante dopo quella dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso che era riuscita a strappare ad Epifani la promessa di uno sciopero generale che non si farà e, se si farà, sarà fuori tempo massimo a giochi già fatti.Osservo innanzitutto la distanza tra l'annunzio della iniziativa e la sua realizzazione: più di due mesi! Non discuto il fatto che essendo la CGIL una organizzazione complessa, elefantiaca, ha bisogno di tempo per mobilitare le persone e portarle a Roma. Ma settanta giorni diventano un fatto politico che svilisce l'iniziativa e ne fa un mero evento burocratico, un adempimento che consentirà alla nuova segretaria di fare il suo battesimo di folla in un comizio che sarà certamente affollato dal momento che la gente sente il bisogno imperioso di esprimere la propria protesta, la rabbia per come si sta degradando la sua condizione esistenziale.Osservo ancora che non si tratta di uno sciopero generale ma di un "comizio" nazionale realizzato di sabato il giorno indicato da Bonanni per gli "scioperi". Sospetto l'esistenza di un patto "parasociale" che accompagna il patto sociale tra sindacati e padronato italiano di vera e propria abrogazione dello sciopero generale. Negli ultimi drammatici due mesi, a differenza della silenziosa Italia, la Francia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo hanno dato vita ad uno o più scioperi generali per difendere i salari ed il welfare minacciato dalle "crisi" provocate per costringere l'Europa ad americanizzarsi rinunziando alla civiltà del suo sistema di protezione e sicurezza sociale. L'Italia ha registrato una offensiva contro il welfare e la condizione dei lavoratori e delle loro famiglie davvero pesante e molto erosiva non solo di salario ma anche di diritti. Al pari della Gran Bretagna di Cameron perderà nel giro dei prossimi tre anni mezzo milione di posti nella scuola e nella pubblica amministrazione e per sempre. Con la complicità delle parti sociali ha peggiorato il suo sistema pensionistico notevolmente innalzando l'età di godimento ed escludendone i precari. Di questo si è vantato Tremonti in Europa sostenendo che l'Italia è stata l'unica nazione a fare una riforma strutturale della sua previdenza senza scioperi!! Il Parlamento ha approvato in via definitiva il cosidetto collegato lavoro (1441) studiato da legulei del padronato per rendere difficile la difesa dei lavoratori nel contenzioso ed introdurre il cosidetto arbitrato che apre la via alla privatizzazione della giustizia e riduce la sfera di intervento del Magistrato. Dopo aver lasciato passare la legge Gelmini sulla scuola limitandosi a dare una qualche assistenza alle lotte dei precari senza mai dare loro la dignità di una vertenza nazionale e politica, in polemica con la Fiom spesso richiamata all'ordine , CGIL spalleggiata dal PD, ora insiste sulla cosidetta "produttività" che in soldoni significa accogliere le richieste di Marchionne e della Marcegaglia sulla cosidetta fabbrica Italia.La manifestazione di domani si presenta ai giovani con uno slogan pubblicitario vuoto di proposte e che non toccherà per niente e non inciderà sul processo di precarizzazione della occupazione. Il lavoro precario è già diventato maggioranza su quello a tempo indeterminato ed i meccanismi sono tali che nel giro di qualche anno il lavoro a tempo indeterminato finirà con lo scomparire quasi del tutto. Al lavoro precario si unisce sempre il sottosalario e la negazione dei diritti (ferie, tredicesima, malattia). Si calcola che circa sei milioni di precari guadagnino meno della metà delle tabelle contrattuali delle categorie di riferimento. Ebbene la proposta della CGIL si limita a chiedere l'introduzione ed il miglioramento del miserabile ammortizzatore sociale introdotto recentemente e che non supera i 200 euro mensili e solo per pochi mesi! Che magnifico futuro per i giovani e per il lavoro!La Camusso chiede un cambio di agenda. Intanto fa uno sciopero che conviene sopratutto alla Confindustria perchè chiede due cose che gli industriali vorrebbero come l'aumento degli ammortizzatori sociali e lo sgravio fiscale e poi chiede investimenti nel Sud che sono graditi agli imprenditori come inceneritori e rigassificatori e qualche opera pubblica. Il cambio di agenda non viene chiesto. La Cgil asseconda la manovra del governo resistendo soltanto dove non le è consentito di "trattare" come nella questione universitaria e, finora, la questione operaia dove però il grosso della pretesa padronale è già passato in centinaia di deroghe dai contratti ottenuti nella contrattazione diffusa nel territorio. Che cosa avrebbe potuto e dovuto chiedere la CGIl organizzando una lotta vera al posto del comizio di sabato? L'abrogazione della legge Biagi, la revisione del sistema pensionistico, il ripristino del turnover nella pubblica amministrazione, l'abrogazione della legge Gelmini, l'abrogazione del collegato lavoro, la riconquista del valore pieno e non derogabile del contratto di lavoro, la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni, miglioramenti dei salari..... Non si tratta di un piattaforma utopistica o addirittura provocatoria, ma del dovere minimo di un Sindacato degno di questo nome e della sua tradizione i cui valori stanno scomparendo nell'azione di oggi. Dovrebbe anche insistere per l'stituzione del Salario Minimo Garantito e per una Europa opposta a quella che si sta delineando sotto la spinta ricattatoria di WallStreet che mira alla distruzione del ceto medio e della società solidale.

Pietro Ancona

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com

giovedì 25 novembre 2010

Marghera, gli operai sulle torri del Petrolchimico

Dopo il nulla di fatto dell'incontro a Roma con il ministro dello Sviluppo economico, le tute blu della Vinyls in rivolta contro l'immobilismo del governo sui destini dell'azienda. "Si è scoperto il bluff, lavoratori esasperati"

Ancora operai sui tetti. I lavoratori della Vinyls ha raggiunto la cima della torri al Petrolchimico di Marghera, a Venezia, per protestare contro "l'immobilismo del governo' sui destini dell'azienda. La protesta è scoppiata dopo il nulla di fatto registrato ieri (24 novembre) a Roma nel corso dell'incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Il tavolo con i commissari straordinari, infatti, non ha portato alcuna decisione sulle offerte giunte per i tre siti italiani della società. Gli altri due stabilimenti si trovano a Ravenna e Porto Torres, dove è partita la protesta dell'Isola dei cassintegrati all'Asinara.I lavoratori veneti, che si trovano ad altezze variabili tra i 40 e i 130 metri da terra, hanno srotolato alcuni striscioni e messo in mostra le loro bandiere. "Dopo il fallimento del tavolo di ieri e l'inconsistenza del comunicato diffuso dal ministero - commenta il segretario provinciale della Uilcem, Maurizio Don - l'esasperazione dei lavoratori ha assunto toni diversi dalla pacatezza registrata nelle scorse settimane". Stessa linea per il segretario generale della Camera del Lavoro della Cgil di Venezia, Roberto Montagner. "Alla fine - osserva - si è scoperto il bluff. Romani venga qui a confermare che la chimica è strategica per l'Italia e a dire ai lavoratori quali politiche intende adottare per dare concretezza a questa sua affermazione". Aggiunge il segretario provinciale della Femca Cisl, Massimo Meneghetti: "Romani deve fare in fretta. Ai lavoratori non si può offrire il fallimento ma prospettive di occupazione stabili". Sul posto sono arrivati anche i rappresentanti delle autorità locali. Il vicesindaco di Venezia, Sandro Simeonato, si dice fortemente preoccupato e chiede che ci sia un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. Posizione che trova d'accordo Paolino D'Anna, assessore provinciale al Lavoro. "Porto Marghera sta scoppiando: serve una soluzione nel più breve tempo possibile".

Renault manda via tremila lavoratori cinquantottenni

Dopo l'approvazione della riforma che eleva l'età pensionabile, la casa automobilistica vara un piano capestro.

La riforma delle pensioni, contro la quale c'è stata ancora una giornata di mobilitazione martedì, non ha retto alla prima prova dei fatti. Due settimane dopo la promulgazione della legge che alza a 62 e a 67 anni l'età pensionabile, Renault ha varato un piano di prepensionamenti. La casa automobilistica manda in pensione a 58 anni almeno 3mila persone «volontarie». Le reazioni dei sindacati, che continuano a chiedere di discutere una nuova riforma, non si sono fatte attendere. La scelta di Renault «è la prova che bisogna rivedere la riforma delle pensioni - ha affermato François Chérèque della Cfdt - le grandi imprese non vogliono tenersi i senior». Anche la presidente del Medef (Confindustria francese), Laurence Parisot, ha espresso stupore: «trovo sorprendente che qualche giorno dopo l'adozione di una riforma importante per l'economia del paese e per i lavoratori, venga emesso un segnale contraddittorio da un'impresa che ha tra gli azionisti lo stato».Per far passare la pillola, Renault ha invocato i «lavori usuranti». Era questa una delle richieste dei sindacati: prendere in considerazione la diversa qualità del lavoro, per permettere una maggiore personalizzazione dell'età della pensione. Ma Sarkozy ha fatto una scelta ideologica, imponendo a tutti, qualunque sia stata l'attività, di andare in pensione a 62 anni (e a 67 per avere una pensione a tasso pieno). «Renault si nasconde dietro i lavori usuranti per eliminare i lavoratori senior a partire da 58 anni - ha spiegato Chérèque - ciò mostra che la legge non regola nulla. Vediamo bene che le grandi imprese, in particolare quelle del Cac 40 (le più importanti società quotate in Borsa), non vogliono conservare i senior». Per Bernard Thibault della Cgt, il prepensionamento «è solo uno strumento per sfoltire gli effettivi». In più, con la riforma delle pensioni, i costi di questa scelta verranno pagati da altri lavoratori: «Renault trasferirà sul subappalto la produttività del lavoro e saranno i lavoratori delle piccole imprese a subirne gli effetti, poiché non potranno godere di questi piani di prepensionamento», afferma Chérèque. In più, denunciano i sindacati, non tutti i lavori usuranti vengono presi in considerazione. «I lavoratori esposti all'amianto o a prodotti cancerogeni sono lasciati da parte», afferma la Cgt. Per i 3mila «volontari», Renault pagherà il 75% del salario lordo fino al raggiungimento dell'età legale per la pensione.Martedì, c'è stata una nuova giornata di mobilitazione contro la riforma delle pensioni. Ma la partecipazione è stata modesta. La rassegnazione guadagna terreno, dopo l'approvazione della riforma da parte del parlamento. Ieri, François Fillon, riconfermato primo ministro di un nuovo governo tutto neo-gollista, dove sono state eliminate le «aperture» (a sinistra, alla diversità ecc.), ha presentato le grandi linee dell'esecutivo: rigore per tutti ma nessuna tassa in più per gli abbienti.

Anna Maria Merlo


[Articolo su il manifesto del 25/11/2010]

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