“Colaninno: investimenti in Usa, India, Cina e Vietnam”
“Piaggio, 50 nuovi modelli l'anno”
“Piaggio: crescono ricavi”
Deve essere proprio così almeno secondo la stampa locale e nazionale. Infatti non c’è un giorno che passi che non si legga su qualche rivista o quotidiano del momento positivo che sta attraversando la Piaggio.
Eh, sì, deve essere proprio così perché il nostro sindacato non dà cenni di preoccupazione.
Nella quasi assoluta indifferenza generale, quindi, stiamo assistendo come impotenti protagonisti ad un vero dramma dell’assurdo: se, infatti da una parte la Piaggio annuncia il “boom” di vendite, dall’altra appare evidente a noi muti spettatori di come la quantità del lavoro sia diminuita drasticamente.
Nei reparti delle officine meccaniche, con non poca preoccupazione da parte degli operai, non sono stati istituiti nemmeno i tanto agoniati sabati lavorativi, in alcuni è stato sospeso il turno di notte: le nostre officine si stanno lentamente ma inesorabilmente svuotando di macchinari e persone.
Obsoleti gli uni e gli altri.
Intere lavorazioni vengono, ad oggi, importate dalla Cina, dall’India, paesi, questi, dove il profitto è ancora molto alto visto la mano d’opera meno “esigente”.
Il nostro Presidente Colaninno in un intervista all’Espresso il 15 marzo 2007
“…Il mondo è fatto a vasi comunicanti.
Noi dobbiamo scendere e loro devono salire.
Noi un po' più poveri, e loro un po' più ricchi”
Come se si potesse chiedere ulteriori rinunce ai numerosi precari del lavoro o a chi, già, di per sé difficilmente, con la retribuzione attuale, raggiunge fine mese.
Eppure poche sono state le manifestazioni di solidarietà alla chiusura di piccole e medie fabbriche dell’indotto: operai e operaie, talvolta anche ex-colleghi, che da un giorno all’altro hanno visto frantumarsi tutte le loro certezze.
Di certo, oggi, ci sono solo le bollette da pagare, l’affitto, il mutuo che inesorabilmente arrivano ogni mese.
E’ noto, la legge del profitto e del guadagno non guarda in faccia nessuno.
Sarebbe in ogni caso giusto cercare di tutelarsi in tempo per evitare di trovarsi in seguito a gridare al fuoco quando la casa è già bruciata.
“Piaggio, 50 nuovi modelli l'anno”
“Piaggio: crescono ricavi”
Deve essere proprio così almeno secondo la stampa locale e nazionale. Infatti non c’è un giorno che passi che non si legga su qualche rivista o quotidiano del momento positivo che sta attraversando la Piaggio.
Eh, sì, deve essere proprio così perché il nostro sindacato non dà cenni di preoccupazione.
Nella quasi assoluta indifferenza generale, quindi, stiamo assistendo come impotenti protagonisti ad un vero dramma dell’assurdo: se, infatti da una parte la Piaggio annuncia il “boom” di vendite, dall’altra appare evidente a noi muti spettatori di come la quantità del lavoro sia diminuita drasticamente.
Nei reparti delle officine meccaniche, con non poca preoccupazione da parte degli operai, non sono stati istituiti nemmeno i tanto agoniati sabati lavorativi, in alcuni è stato sospeso il turno di notte: le nostre officine si stanno lentamente ma inesorabilmente svuotando di macchinari e persone.
Obsoleti gli uni e gli altri.
Intere lavorazioni vengono, ad oggi, importate dalla Cina, dall’India, paesi, questi, dove il profitto è ancora molto alto visto la mano d’opera meno “esigente”.
Il nostro Presidente Colaninno in un intervista all’Espresso il 15 marzo 2007
“…Il mondo è fatto a vasi comunicanti.
Noi dobbiamo scendere e loro devono salire.
Noi un po' più poveri, e loro un po' più ricchi”
Come se si potesse chiedere ulteriori rinunce ai numerosi precari del lavoro o a chi, già, di per sé difficilmente, con la retribuzione attuale, raggiunge fine mese.
Eppure poche sono state le manifestazioni di solidarietà alla chiusura di piccole e medie fabbriche dell’indotto: operai e operaie, talvolta anche ex-colleghi, che da un giorno all’altro hanno visto frantumarsi tutte le loro certezze.
Di certo, oggi, ci sono solo le bollette da pagare, l’affitto, il mutuo che inesorabilmente arrivano ogni mese.
E’ noto, la legge del profitto e del guadagno non guarda in faccia nessuno.
Sarebbe in ogni caso giusto cercare di tutelarsi in tempo per evitare di trovarsi in seguito a gridare al fuoco quando la casa è già bruciata.
[Operaie e operai delle meccaniche ]
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