Ore 21.50 : inizio turno.
Ci conosciamo tutti come un paese, entriamo oggi ma quando andiamo via è già domani, entriamo il venerdì e il nostro sabato lo passiamo a dormire.
E’ il turno di notte.
Stesse facce, stesse persone che si spostano da officina ad officina; è facile entrare nel turno di notte ma è difficile uscirne . Ad oggi infatti non è previsto un limite di anni consecutivi entro il quale sia d’obbligo interrompere il turno notturno. Alcuni di noi lavorano con questo ritmo dal ’94 altri dal ’95 ma molti anche da prima.
In questi anni le condizione di lavoro notturno sono peggiorate sempre di più .
La mensa, la nostra prima colazione, è stata “venduta” in cambio di un irrisorio aumento.
Dopo l’introduzione del Tmc2 i ritmi di lavoro sono diventati più frenetici e anche il terzo turno, che prima era sicuramente il più sereno, oggi segue i turni diurni.
L’infermeria è stata spostata. Tolta dalle meccaniche e situata in 2R a quasi 15minuti ( a piedi ) da chi effettua il terzo turno, senza tenere conto che è proprio durante il lavoro di notte che aumenta il rischio di infortuni .
Il turno notturno comporta disagi non solo per la propria vita sociale e familiare, ma anche per la salute .
Molti i sintomi : chi ha fastidi digestivi, chi ha avuto ulcere, chi nota problemi di pressione.
I più comuni sono difficoltà ad addormentarsi, facili risvegli e insonnia con conseguenti ricadute sul tono dell’umore e nel rapporto con gli altri. Tutti sintomi sicuramente dovuti alla modifica delle abitudini alimentari e all’alterazione delle fasi sonno-veglia. Pretendere le medesime prestazione lavorative del turno diurno può indubbiamente aggravare questi disturbi e conseguentemente aumentare il pericolo di infortuni .
Il Sindacato e gli RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) devono trovare metodi efficaci per ridurre l'orario di lavoro e lottare in modo che il lavoro di notte non solo venga dichiarato usurante ma anche retribuito in maniera più adeguata. Chi può sopportare questi ritmi fino a sessant’anni ?
Sono le 6.00 noi ce ne andiamo a dormire “ci vediamo domani”
Domani? Stasera!
Ci conosciamo tutti come un paese, entriamo oggi ma quando andiamo via è già domani, entriamo il venerdì e il nostro sabato lo passiamo a dormire.
E’ il turno di notte.
Stesse facce, stesse persone che si spostano da officina ad officina; è facile entrare nel turno di notte ma è difficile uscirne . Ad oggi infatti non è previsto un limite di anni consecutivi entro il quale sia d’obbligo interrompere il turno notturno. Alcuni di noi lavorano con questo ritmo dal ’94 altri dal ’95 ma molti anche da prima.
In questi anni le condizione di lavoro notturno sono peggiorate sempre di più .
La mensa, la nostra prima colazione, è stata “venduta” in cambio di un irrisorio aumento.
Dopo l’introduzione del Tmc2 i ritmi di lavoro sono diventati più frenetici e anche il terzo turno, che prima era sicuramente il più sereno, oggi segue i turni diurni.
L’infermeria è stata spostata. Tolta dalle meccaniche e situata in 2R a quasi 15minuti ( a piedi ) da chi effettua il terzo turno, senza tenere conto che è proprio durante il lavoro di notte che aumenta il rischio di infortuni .
Il turno notturno comporta disagi non solo per la propria vita sociale e familiare, ma anche per la salute .
Molti i sintomi : chi ha fastidi digestivi, chi ha avuto ulcere, chi nota problemi di pressione.
I più comuni sono difficoltà ad addormentarsi, facili risvegli e insonnia con conseguenti ricadute sul tono dell’umore e nel rapporto con gli altri. Tutti sintomi sicuramente dovuti alla modifica delle abitudini alimentari e all’alterazione delle fasi sonno-veglia. Pretendere le medesime prestazione lavorative del turno diurno può indubbiamente aggravare questi disturbi e conseguentemente aumentare il pericolo di infortuni .
Il Sindacato e gli RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) devono trovare metodi efficaci per ridurre l'orario di lavoro e lottare in modo che il lavoro di notte non solo venga dichiarato usurante ma anche retribuito in maniera più adeguata. Chi può sopportare questi ritmi fino a sessant’anni ?
Sono le 6.00 noi ce ne andiamo a dormire “ci vediamo domani”
Domani? Stasera!
[Lettera di alcuni operai del terzo turno]
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