Le notizie che arrivano dagli stabilimenti Fincantieri ci dicono che i lavoratori stanno reagendo
negativamente e con forza ai contenuti dell'accordo relativo alla riorganizzazione aziendale. Ciò
conferma la bontà della scelta della Fiom di non sottoscrivere un testo privo di garanzie industriali
e occupazionali, che determina la fuoriuscita definitiva di 1.243 lavoratrici e lavoratori dal processo
produttivo e il sostanziale abbandono di due interi cantieri, sulla traccia del piano di tagli del 23
maggio scorso.
Tale reazione di dissenso sta progressivamente assumendo una dimensione unitaria anche tra i
delegati RSU, come avvenuto al cantiere di Ancona. A Palermo, nel corso dell'assemblea dei
lavoratori, anche le segreterie provinciali di FIM e UILM hanno nettamente preso le distanze
dall'accordo separato firmato a livello nazionale. Ciò conferma che, per affrontare una discussione
così delicata, sarebbe stato utile avere, oltre ad interlocutori adeguati, più tempo a disposizione
per poter avviare anche un confronto con i lavoratori. Tutto questo era stato fortemente richiesto
dalla Fiom al tavolo di trattativa di mercoledì scorso ma, purtroppo, Fincantieri ha scelto di
realizzare un accordo separato.
In questo quadro è evidente la necessità che il Governo, nella persona del Ministro Corrado
Passera, riconvochi al più presto tutte le parti per riaprire il confronto, nel rispetto degli impegni
assunti il 3 giugno scorso dallo stesso governo, dopo il ritiro da parte dell'azienda del piano
precedentemente presentato.
Come Fiom riteniamo che la trattativa debba riaprirsi a partire da un vero piano industriale,
sostenuto dal Governo attraverso politiche adeguate agli obiettivi di crescita e sviluppo, che
garantisca concretamente, nella attuale fase di crisi, la salvaguardia e la continuità produttiva di
tutti i siti e cantieri; la riorganizzazione, inoltre, non può fondarsi su veri e propri tagli al personale
né sull'esternalizzazione di ulteriori attività produttive di Fincantieri, come previsto dall'accordo
separato.
La fase di scarico di lavoro deve essere, al contrario, gestita attraverso strumenti basati su principi
di solidarietà, volontarietà e di redistribuzione del carico di lavoro.
Per la Fiom la vertenza è ancora aperta. Per questa ragione, nelle assemblee che stiamo
effettuando e che si terranno anche nei prossimi giorni, proporremo alle lavoratrici ed ai lavoratori
ulteriori iniziative di mobilitazione finalizzate al raggiungimento di questi obiettivi.
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
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