Termini Imerese, Fiat ottiene lo sconto. Intesa sulla mobilità

Hanno smontato le tende, ripreso le loro cose e sono tornati a casa, dopo avere passato due notti al freddo davanti alla fabbrica, ormai chiusa. Prima di abbandonare il presidio, i lavoratori di Termini Imerese pretendevano di sapere almeno che fine avrebbero fatto, visto che la Fiat li ha lasciati in mezzo a una strada. Alla fine la buona notizia è arrivata. Ieri al ministero dello Sviluppo Economico è stato infatti raggiunto l’accordo tra governo, sindacati e Lingotto sugli incentivi alla mobilità da corrispondere ai 640 operai che entro i prossimi sei anni matureranno i requisiti per la pensione. L’intesa prevede un incentivo complessivo medio di 22.850 euro (460 euro al mese per quattro anni) più l’indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà (in particolare, sono previsti 4445 euro il primo anno, 5921 euro per gli anni successivi al primo, più 650 euro per la firma della conciliazione). Il costo totale dell’operazione sarà perciò di circa 21,5 milioni. Le indecenti resistenze della Fiat – che negli ultimi incontri aveva dato una disponibilità massima di 15 milioni, ponendo il resto della cifra a carico delle istituzioni locali – sono state smontate dal senso di responsabilità dei sindacati, che a loro volta hanno accettato una riduzione degli incentivi. «Finalmente abbiamo raggiunto un importante punto di intesa sulla mobilità, che sarà pari al 70% di quanto era stato richiesto, ovvero di quello che tradizionalmente Fiat ha dato ai lavoratori», sintetizza il segretario nazionale della Fim, Bruno Vitali. Meno entusiasta la Fiom: «Riteniamo che la mediazione del governo sia stata al ribasso, non sufficiente. Ma non la rifiutiamo», dichiara il responsabile auto Enzo Masini A questo punto è più probabile che nell’incontro di giovedì prossimo si possa raggiungere un accordo complessivo per Termini Imerese. Meglio tardi che mai, visto che ormai l’unica speranza di continuare a lavorare è legata all’avvio, nello stabilimento palermitano, del progetto industriale della Dr Motors, l’azienda del settore automotive che subentrerà alla Fiat. Progetto, peraltro, lacunoso, che non offre le stesse garanzie sul piano occupazionale. E, tuttavia, l’unico rimasto. Se dopo 41 anni la Fiat lascia la Sicilia, gli operai sanno chi ringraziare: il signor Sergio Marchionne, in primo luogo, ma anche il governo Berlusconi, che ha supinamente accettato il piano per l’Italia proposto dal numero uno di Fiat-Chrysler. Chi non abbassa il capo di fronte all’arroganza di Marchionne è la Fiom Cgil. Proseguono infatti nel Paese gli scioperi contro la disdetta di tutti gli accordi sindacali, annunciata dal Lingotto a partire dal gennaio prossimo. Ieri è toccato alla Sevel di Atessa (Chieti). Lo stop di otto ore ha ottenuto il 40 per cento di adesioni. Risultato: produzione dmezzata (sono usciti «210 furgoni Ducato sui 430 previsti», dichiara il segretario provinciale della Fiom Cgil di Chieti, Marco Di Rocco). La disdetta degli accordi sindacali riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo torinese, sia quelli di Fiat Spa sia quelli di Fiat Industrial. Ecco perché domani incroceranno le braccia (due ore a fine turno) anche i lavoratori della Cnh di Lecce. L’arroganza di Marchionne fa il paio con quella del leader della Uil, Luigi Angeletti. «Il contratto dell’auto si farà, che alla Fiom piaccia o no: diciamo prima di Natale», assicura in un’intervista a Il Giornale. Sui contenuti del contratto – che dovrebbe rispecchiare quanto previsto dagli accordi per Pomigliano e Mirafiori – Angeletti minimizza: «Sono le stesse regole – azzarda -della Francia e della Germania: i soldi sono meno, è vero, ma questo vale per tutto il lavoro dipendente in Italia rispetto a quei Paesi». Enzo Masini scuote la testa: «Se il contratto dell’auto si farà prima di Natale – commenta il sindacalista della Fiom – dipende unicamente dalla Fiat, dal momento che le altre organizzazioni sindacali sono disposte a firmare qualsiasi cosa, a prescindere dai contenuti». Quanto al paragone con la Francia e la Germania, «Angeletti – ribatte Masini – non sa quello che dice, perché le norme di Pomigliano sono totalmente incompatibili con la situazione di quei due paesi. Tanto per fare un esempio, in Germania – spiega – non esiste nemmeno un’ora di straordinario obbligatorio, mentre l’accordo per Pomigliano ne prevede 120». 

 Roberto Farneti 

[Articolo su Liberazione del 27.11.11]

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