Sindacato: «Governo tecnico per l’emergenza e la credibilità»
Secondo quanto ha detto due giorni fa la leader della Cgil Susanna Camusso, la manifestazione nazionale del 3 dicembre è confermata. Poi però una decisione piena verrà presa soltanto nel corso della segreteria di domani.
La “fretta” di Napolitano di far sloggiare Silvio Berlusconi da palazzo Chigi ha messo la Cgil in un bell’imbarazzo. Da una parte il sì al “governo tecnico”, dall’altra una protesta con parole d’ordine che possono essere indirizzate anche al nuovo inquilino: lavoro, patrimoniale, piano straordinario per i giovani. Senza contare che in campo ci sono, di nuovo, drammaticamente, i tagli alla previdenza e due deleghe, quella sulla sanità e quella sul fisco, che valgono da sole diversi miliardi.
Solo sulla sanità gli interventi ammontano a 12 miliardi in quattro anni. Il tema sta così a cuore alla Cgil che per il 18 novembre ha addirittura convocato una giornata di mobilitazione.
Il programma del nuovo presidente del Consiglio è tutto da vedere, ma non ci vuole chissà quale immaginazione per capire i veri margini di manovra a disposizione vista la tutela di Bce, Fmi e Ue.
E poi c’è la parte politica della posizione della Cgil, ben riassunta dalle parole di Vincenzo Scudiere, membro della segreteria nazionale della Cgil: «Governo transitorio e d’emergenza utile a riacquisire credibilità e poi andare alle elezioni». Su quanto potrebbe essere effettivamente lunga questa “emergenza”, tanto da arrivare con una certa facilità alla scadenza naturale della legislatura del 2013, la Cgil non dice. E non potrebbe dire. Certo che la credibilità, o “ricostruzione” (versione Pd) non si rimette in piedi in un giorno.
Secondo Mimmo Pantaleo, la scadenza del 3 dicembre va mantenuta «anche per dare un avvertimento a quelli che stanno pensando alla macelleria sociale come via d’uscita dalla situazione in cui ci troviamo». «Poi, il più rapidamente possibile – aggiunge – andare al voto».
Ci sono poi altri due capitoli che per la stessa Cgil potrebbero diventare mine vaganti: il pubblico impiego e la Fiat. Il duo Sacconi-Brunetta hanno concentrato qui la loro potenza di fuoco, fino all’epilogo del licenziamento facile e di Fabbrica Italia, che Marchionne, come dimostra la Ferrari, si appresta ad estendere a tutti i siti produttivi .
Per Gianni Rinaldini, leader dell’area programmatica “La Cgil che vogliamo”, al centro dell’iniziativa del 3 dicembre non possono non esserci alcuni punti come «la redistribuzione della ricchezza attraverso la patrimoniale e il fisco, il mercato del lavoro e l’articolo 8 e la previdenza. Altro che governi tecnici».
«Dalle prime indiscrezioni sui nomi che dovrebbero comporre la compagine del governo Monti – sottolinea non senza una punta di sarcasmo Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 aprile e presidente del Comitato centrale della Fiom – pare che si stia discutendo di persone più adatte al consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali che al Governo della Repubblica». «Se il governo Monti si farà davvero così e con il programma contenuto nella lettera della Bce – aggiunge Cremaschi – questo governo non si troverà di fronte solo un’opposizione leghista, ma anche un’opposizione di sinistra e sociale, che magari non è rappresentata in Parlamento ma c’è e ci sarà nel paese».
Insomma, dopo un paese “orfano del governo” il paradosso sarà quello di ritrovarci in un paese “orfano dell’opposizione”.
Infine, il quadro economico va peggiorando sempre di più. E proprio sul lato che riguarda più da vicino la Cgil, quello dell’economia reale: dall’ottobre del 2008, le ore di cig registrate sono state poco meno di 3 miliardi e 300 milioni. Con la “media del pollo” viene fuori una perdita secca di 22mila euro ciascuno di decurtazione del salario, per un totale di 11,4 miliardi. Guardando al solo mese di ottobre, la Cgil rielabora i dati diffusi dall’Inps lo scorso 3 novembre (80,2 milioni di ore, -4% su mese, -20% su anno) sottolineando che il fenomeno riguarda in maniera diffusa soprattutto le regioni del nord: al primo posto per ore di cig autorizzate c’è infatti la Lombardia con 182 milioni di ore che corrispondono a 105.808 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 126 milioni di ore per 73.430 lavoratori e il Veneto con 71 milioni di ore di cig autorizzate per 41.529 lavoratori.
Fabio Sebastiani
[Articolo su Liberazione del 13.11.11]

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