Rapporto Inail: diminuiscono gli infortuni, ma nuovo record delle malattie professionali

Per l'Inca incide la crisi occupazionale

"L'annuncio di una inversione di tendenza del numero degli nfortuni sul lavoro è un fatto indubbiamente positivo, ma non dobbiamo dimenticare che sulla riduzione pesano ancora gli effetti della crisi occupazionale".
Per Franca Gasparri, della presidenza dell'Inca, i dati del rapporto Inail sono da interpretare con una certa prudenza, poiché, così come ha affermato lo stesso presidente Inail, Marco Fabio Sartori, nell'illustrarli, non tengono conto del sommerso che se venisse statisticato farebbe aumentare di circa 200 mila casi il numero degli eventi infortunistici".
A conferma di quanto ci sia ancora da fare in materia di salute e sicurezza nei posti di lavoro è il nuovo record delle malattie professionali: +22%, pari a 42.347 denunce, 7.500 circa in più rispetto al 2009 e oltre 15 mila rispetto al 2006, +58%''.
"La crescita del fenomeno, eccezionale nell'ultimo biennio, si motiva principalmente con l'emersione delle cosiddette malattie perdute - spiega Sartori - incentivata dalle numerose iniziative avviate dall'Inail con il contributo delle Parti sociali e dei medici di famiglia. Una particolare evidenza va assegnata alle malattie muscolo-scheletriche da sovraccarico bio-meccanico, da tempo le più denunciate a livello europeo e divenute negli ultimi anni, anche in Italia, prima causa di malattia professionale con il record di denunce (circa il 60% del totale nel 2010).
"Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo dell'attività dell'Istituto assicuratore - avverte ancora Gasparri - mancano dettagli adeguati sulle risorse da destinare alla effettiva tutela dei lavoratori che continuano ad essere inadeguate rispetto ai bisogni".
"Sarebbe auspicabile - precisa Gasparri - che al sistema integrato richiamato dal presidente Inail si affiancasse un progetto di sviluppo per aumentare le prestazioni, utilizzando le risorse di bilancio che pur ci sono, ma che per effetto di un meccanismo normativo non sono nella disponibilità dell'Istituto, ma in quelle del ministero dell'economica, che troppo spesso le utilizza per ripianare i buchi delle varie leggi finanziarie".
"Perciò - conclude Gasparri - occorrerebbe una norma che consentisse il superamento di questi ostacoli liberalizzando questi soldi che devono essere destinati per una più adeguata assistenza ai lavoratori e alle lavoratrici".

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