Governo e Confindustria ci augurano buone ferie!

Accordo sindacale tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria del 28 giugno e manovra finanziaria del 15 luglio: è con questa accoppiata che i padroni e il loro governo ci hanno augurato “buone ferie”!
L’accordo, come s’è già detto in un volantino Cobas, permetterà che nelle aziende: 1) venga abolito quel poco di democrazia ancora esistente nei luoghi di lavoro, per renderci schiavi; 2) vengano cancellate parti importanti del contratto nazionale, per rendere il lavoro sempre più duro; 3) venga sospeso il diritto di sciopero, per impedirci di reagire a quelle sopraffazioni.
La manovra finanziaria scaricherà sacrifici fino a 87 miliardi di euro sulla pelle dei lavoratori dipendenti di ogni tipo e di quelli che vengono chiamati autonomi e parasubordinati, ma che sono sostanzialmente dipendenti e con minori diritti degli altri.
Anche grazie all’appello del presidente della repubblica a fare in fretta (bravo!) e all’opposizione parlamentare che non ha mosso neppure un dito (non è una novità!), il governo ha sfornato in tempi record una legge finalizzata a rapinarci in modo feroce.
Ecco alcuni punti della rapina governativa:
Comuni, Province e Regioni: il taglio dei loro bilanci deciso dal governo comporterà la chiusura di molti servizi pubblici e sociali, la loro privatizzazione e l’aumento delle relative tariffe, l’aumento delle tasse locali;
sanità: saranno istituiti super-ticket per esami, visite specialistiche e “codici bianchi” al pronto soccorso; saranno bloccate le assunzioni, ma non quelle dei primari! 
pensioni: sarà ritardata di 1 anno e più l’andata in pensione e l’età pensionabile sarà portata gradualmente fino a 67 anni;sistema fiscale: saranno colpite le agevolazioni per i familiari a carico, per le spese sanitarie, per i mutui, per l’istruzione dei figli, per le ristrutturazioni della casa di abitazione, ecc., ecc.;
lavoratori pubblici: saranno colpiti col blocco dei contratti di ogni tipo, dei passaggi di livello e delle assunzioni fino al 2014, nonché col licenziamento di centinaia di migliaia di precari.Intanto, l’Istat, l’Istituto che si occupa di statistica, ha rivelato che la miseria più nera sta dilagando in Italia, con quasi 10milioni di persone sotto la soglia di povertà: non solo tra i “senza lavoro” o tra i precari, ma anche tra i lavoratori che hanno un rapporto di lavoro stabile.Non occorreva, certo, essere maghi o essere l’Istat, per fare questa “scoperta”! Bastava ascoltare ciò che dicono le persone che hanno un reddito da lavoro dipendente: “Non si arriva alla quarta settimana, e delle volte nemmeno alla terza”. E lo dicono già da prima che, tre anni fa, esplodesse la crisi economica, con retribuzioni ferme o ridotte di brutto per la cassa integrazione e con circa un milione di licenziati.Questo è dovuto senz’altro alla rapacità del sistema economico e in particolare del suo commercio sia all’ingrosso che al dettaglio, ma anche a una politica sindacale che da vent’anni a questa parte ci condanna a subire di continuo rinnovi contrattuali a perdere, contrassegnati da una riduzione sistematica del potere d’acquisto dei salari, che non ha precedenti nella storia italiana del dopoguerra.Adesso, è arrivato il momento di decidere che non possiamo più restare fermi ad aspettare che sia il sindacalismo ufficiale a ridare speranza ai nostri bisogni e alla nostra dignità.Questa speranza può passare solo per la costruzione di organismi di base nei luoghi di lavoro, indipendentemente dal sindacato di appartenenza, nel loro coordinamento territoriale, nella promozione di vertenze e di lotte che mettano con le spalle al muro padroni e governo.

Cobas lavoro privato

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