Trattativa sulla contrattazione: Tira una brutta aria!

La trattativa sulla contrattazione è stata rinviata a martedì. L'ex presidente della Repubblica Ciampi auspica un accordo come quello del 31 luglio 1992. Non siamo d'accordo. Non devono essere ancora i lavoratori e le lavoratrici a pagare i costi della crisi. Al direttivo della Cgil di lunedì 27 diremo un chiaro NO all'accordo sulle deroghe, con o senza la maggioranza della Cgil. La firma che si annuncia da parte della Cgil ad un accordo sulle deroghe e sul diritto di sciopero rappresenterebbe una rottura senza precedenti. Prepariamoci a gestirla.

Giorgio Cremaschi

Ciampi: si torni allo spirito del '93. «Una nuova stagione di relazioni industriali può essere la prima molla per il rilancio»

L'accordo interconfederale tra Confindustria e «tutti i sindacati» auspicato da Emma Marcegaglia? Per un padre della concertazione come Carlo Azeglio Ciampi non vi sono dubbi: è la strada giusta per assestare quella scossa all'economia attesa da anni. «Faccio mio in pieno l'appello lanciato sul Sole 24 Ore a imprese i sindacati perchè condividano la nuova stagione contrattuale. A ognuno la sua parte: alle parti sociali individuare strumenti e percorso, al governo operare di conseguenza».
Ciampi è in montagna, all'Alpe di Siusi. Segue con la passione di sempre quel che si muove sotto il cielo dell'agitato proscenio politico ed economico nazionale. La preoccupazione non è mai sinonimo di rassegnazione per chi, come il presidente emerito della Repubblica, ha vissuto da protagonista molti dei passaggi più critici del nostro recente passato, dalla faticosa ripresa dopo la drammatica crisi del 1992 alla sfida della moneta unica.
Presidente, parlare con lei dello storico accordo del 1993, che pose le basi per il risanamento della finanza pubblica e innovò profondamente le relazioni industriali, è quasi scontato. Ma da allora è cambiato il mondo. «Vede - risponde Ciampi - quella che io oggi auspico non è certo la riedizione di quell'accordo. Il mio auspicio è che si torni allo spirito di allora. Spirito di responsabilità e condivisione di grandi obiettivi. Ricorda Bruno Trentin? Aveva firmato l'anno prima, il 31 luglio del 1992, l'accordo sul costo del lavoro con il governo Amato. Una firma sofferta. Annunciò le sue dimissioni da segretario della Cgil, che poi rientrarono. L'anno dopo firmò l'intesa con il governo da me presieduto senza esitazioni. Fu un accordo storico. Vuole una conferma? Rileggiamo insieme i commenti apparsi il giorno dopo sul Sole 24 ore. Serve a ricordare, documenti alla mano».
Accogliamo senz'altro l'invito del presidente emerito. L'intesa venne raggiunta il 3 luglio, e sottoscritta formalmente il 23. «Il breve rinvio - scriveva il Sole24Ore del 4 luglio 1993 - non pone assolutamente in discussione il valore dell'accordo, che innova profondamente il sistema delle relazioni sociali, stabilendo un diverso sistema contrattuale basato sulla politica dei redditi, norme innovative per l'elezione dei consigli di fabbrica e nuove regole di gestione del mercato del lavoro». Ciampi allora la definì «un'intesa senza precedenti che ci pone in condizione avanzata rispetto agli altri paesi europei».
Certo, nel drammatico autunno del 1992 avevamo rischiato la bancarotta. Era la crisi più grave del dopoguerra, all'epoca di Corbino e Einaudi quando - come osservò in quei giorni Amato - «si discuteva se cambiare moneta, l'inflazione era alle stelle, il paese distrutto». E ora presidente?
«Ci sono tutte le condizioni per tornare allo spirito del 1993. Il paese è fermo da troppo tempo. Occorre che tutti facciano la loro parte nell'interesse del paese e delle generazioni future. Ecco questo è il punto: non vi è più tempo da perdere e una nuova, costruttiva stagione di relazioni industriali può essere la prima molla per far ripartire la nostra economia. Occorre la volontà degli uomini, la sincerità e l'onestà di sedersi tutti attorno al tavolo delle trattative senza pregiudiziali e preclusioni. Lo ripeto: con tassi di sviluppo poco lontani dallo zero non abbiamo chances. Questo è il momento per dare un segnale, forte, concreto. Il segnale di un'intesa finalmente unitaria sarebbe molto importante».
Concertazione, una prassi di relazioni sindacali che sembrava consegnata all'analisi degli storici dell'economia, e che ora può essere riadattata alla mutata realtà del mercato del lavoro. «Possiamo anche definirla in altro modo - osserva Ciampi - ma quel che conta è l'obiettivo che si persegue». È esattamente quel che Ciampi ha sostenuto in più occasioni durante il settennato al Quirinale. Era il 24 ottobre del 2003. Ai nuovi cavalieri del lavoro lanciò questo messaggio: l'Italia recupererà quote di mercato «se saprà avere uno scatto di orgoglio, se tutto il sistema, imprese, lavoratori, banche, amministrazione dello Stato, mirerà unito verso l'obiettivo della crescita». Un passo indietro, al 7 febbraio del 2000. Ciampi parla a Bologna agli amministratori locali. Messaggio semplice e chiaro: «Nessuno può sottrarsi alla sfida di fare sistema».

Dino Pesole

[Articolo su Il sole 24ore di venerdi 24 giugno 2011]

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