Due cantieri chiusi e 2.551 persone che diventano esuberi, su circa 8.500 dipendenti diretti. Fincantieri intende riorganizzarsi così. Il tanto atteso piano di restyling firmato dall’ad Giuseppe Bono conta di mettere i sigilli ai cancelli degli stabilimenti di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia, mentre Riva Trigoso verrà fortemente «ridimensionato», con le attività (e i lavoratori) del sito genovese che passeranno a quello spezzino di Muggiano.
Ira operaia
La notizia, arrivata dall’incontro di ieri tra azienda e sindacati, ha scatenato l’ira degli operai. In cinquecento a Sestri Ponente si sono riversati in strada bloccando il traffico intorno allo stabilimento e dando fuoco ad alcuni cassonetti dell’immondizia. Furiosa anche il sindaco del capoluogo ligure, Marta Vincenzi, che ha puntato il dito contro l’azienda denunciando la «presa in giro alla città: il piano industriale è inaccettabile», dice il primo cittadino: «Sestri è uno dei più importanti cantieri italiani e fino alla scorsa settimana sembravano tutti d’accordo per tenerlo aperto».
Il governatore ligure Claudio Burlando ha già convocato un tavolo per domani e lo stesso si appresterebbe a fare il suo collega campano, Stefano Caldoro, in soccorso del sito di Castellammare. Ieri gli operai napoletani hanno protestato davanti alla sede di Confindustria a Roma, dove si è tenuto l’incontro azienda-sindacati; mentre in tutti gli stabilimenti del gruppo si prepara la mobilitazione. La chiusura dei due cantieri navali dovrebbe comportare circa 1.500 esuberi (780 a Sestri, 650 a Castellammare), mentre altri 1.150 lavoratori dovrebbero perdere il posto tra Palermo, Muggiano, Marghera, Ancona e Monfalcone. Un piano «lacrime e sangue» che i sindacati definiscono «inaccettabile», e che si apprestano a combattere con otto ore di sciopero da spendere tra oggi e il sei giugno, giorno in cui il tavolo tra azienda e sindacati dovrebbe aggiornarsi. Ma «su queste basi non ci sono le condizioni per un accordo», avverte il numero uno Fiom-Cgil, Maurizio Landini, che ricorda come «è da novembre che aspettiamo una convocazione sulla cantieristica» da parte del governo. Non ritenendo sufficiente il tavolo aperto al ministero dello Sviluppo economico, Fiom, Fim e Uilm, chiedono che il confronto adesso si sposti alla presidenza del Consiglio, «considerato anche il fatto che il governo, attraverso Fintecna, è il proprietario di Fincantieri», dice Alessandro Pagano, responsabile cantieristica navale delle tute blu Cgil. Così com’è «il piano è rinunciatario» per Giuseppe Farina, segretario Fim-Cisl, che chiede un cambio di impostazione. E sulla stessa linea si pone anche Mario Ghini, segretario Uilm.Dura anche la politica, con il Partito democratico che parla di «proposta irrealistica». Fincantieri si dice pronta a discutere, ma nello stesso tempo sembra ferma nell’intenzione di ridurre la sua capacità produttiva e la forza lavoro. Del resto l’ad Giuseppe Bono lo ripete da tempo: la crisi ha colpito duramente il mercato mondiale della cantieristica navale e il 2011 potrebbe trasformarsi nell’anno peggiore per il gruppo italiano. Così per il manager quello di ieri non è tanto «un piano prendere o lasciare», piuttosto «è la fotografia realistica di una situazione drammatica attuale e in prospettiva».
Come Fiat
Una fotografia che a guardarla bene avvicina l’industria del mare a quella dell’auto e Fincantieri alla Fiat: nel piano, infatti, oltre agli esuberi ci sono delle richieste che sembrano quelle fatte da Marchionne ai suoi operai: si va dalla flessibilità degli orari alla settimana lunga, passando per la mensa a fine turno, le pause, la commissione permanente sull’assenteismo e la «clausola di raffreddamento» sullo sciopero. Quest’ultimo punto prevede l’impossibilità di scioperare in occasione di eventi significativi, come per esempio il varo di una nave, e la fine dello sciopero senza un adeguato preavviso.
Giuseppe Vespo
fonte:http://www.unita.it

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