Nel referendum Piaggio, in cui i votanti sono stati meno della metà degli aventi diritto, l’ “accordo” sulle 400 mobilità ha avuto il 60% di “sì” e il 40% di “no”.
La bassa percentuale dei votanti è probabilmente legata al fatto che la maggioranza dei lavoratori ha ritenuto superfluo partecipare a un referendum che non avrebbe messo in discussione i contenuti dell' ”accordo”, visto che Cisl-Uil-Ugl, che già l’avevano firmato, avevano deciso di non parteciparvi, perché per loro il giudizio dei lavoratori conta meno di niente.
La segreteria provinciale, quella regionale e quella nazionale della Fiom, promotrice e organizzatrice del referendum, si erano pronunciate per il “sì” all’ “accordo”, contrariamente a quanto aveva deciso la maggioranza della propria RSU. E per il “sì” si erano espressi tutti i partiti (salvo Rifondazione Comunista), col Partito Democratico schierato in prima linea come autentico partito aziendale (non per niente il figlio di Colaninno ne è un esponente parlamentare).
Quasi cinquecento lavoratori hanno, comunque, ribadito la loro opposizione all’applicazione in Piaggio di una “intesa” che non solo cancella posti di lavoro, ma dà anche per scontato che sia intensificato lo sfruttamento del lavoro.
Una “intesa” imposta senza trattativa e scaricata interamente sulla pelle degli operai.
Colaninno voleva ridurre il personale e questo gli è stato concesso, visto che si racconta una balla quando si dice che si rimpiazzano le 400 fuori-uscite dalla fabbrica per la mobilità coi 131 passaggi da part-time verticale (PTV) a tempo pieno e coi 131 passaggi da contratto a termine a contratto a PTV (passaggi, che erano già previsti dall’accordo del 2009 e che, quindi, non possono essere spacciati come contropartita alla mobilità).
Se si fosse voluto (rispondendo anche alla giusta esigenza dei lavoratori con maggiore anzianità di servizio di liberarsi dal lavoro sotto padrone e di avviarsi al pensionamento) solo abbassare l’età media dell’organico e non anche ridurlo drasticamente, si sarebbe dovuto effettuare non tanto quei 262 passaggi, quanto 400 assunzioni a tempo pieno interamente nuove.
Colaninno voleva garantirsi l’intensificazione dei ritmi produttivi e l’aumento dei carichi di lavoro e, con la riduzione del numero degli operai, ha ottenuto anche questo, che vuol dire una gigantesca riduzione del costo complessivo del lavoro a Pontedera.
Colaninno voleva tenersi in serbo un ulteriore trasferimento di produzioni all’estero e l’ha ottenuto, visto che l’ “accordo” non glielo preclude né lo vincola a un qualche piano industriale.
Insomma, non si tratta di un accordo o di una intesa, ma solo di un diktat padronale.
Le centinaia di operai del “no” avranno ora da impegnarsi nell’organizzare la loro mobilitazione e quella dei loro compagni di lavoro che non hanno votato o che hanno votato “sì”, per impedire che i bisogni di chi lavora siano calpestati dal rullo compressore delle “ragioni” spudorate dell’azienda, sostenute a testa bassa da quei sindacati-vergogna che rispondono alle sigle di Cisl, Uil e Ugl.
Quanto alla Fiom provinciale, quella regionale e quella nazionale, esse avranno da decidere tra l’essere subalterne alla direzione Piaggio e ai suoi sponsor di partito e lo stare dalla parte dei lavoratori, non ostacolando, ma favorendo l’azione di quegli stessi suoi militanti sindacali che si sono battuti per il “no” e che intenderanno battersi per il rispetto dei diritti del lavoro, per la salvaguardia dell’occupazione e per la tutela delle condizioni lavorative.
O la scelta, dopo essersi schierata con il diktat di Colaninno, la Fiom l’ha definitivamente già fatta: quella di stare dalla parte sbagliata?
Cobas Lavoro Privato
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