Mirafiori, cig al rientro dalle ferie. E il prefetto teme l'autunno caldo

Dopo il trasferimento in Serbia del modello destinato a Torino, regna l'incertezza

Non è più tempo di esodo e contro esodo a Torino. La chiusura della città concomitante con la chiusura della Fiat è solo un ricordo. Così tra l'ultimo giorno di vacanza ed il primo lavorativo per Mirafiori - e per Torino - non c'è nessuna differenza.  I cancelli della porta due e tutti gli altri sono rimasti ben chiusi perché quella che è stata definita una "riapertura a singhiozzo" assomiglia molto ad una presa in giro. Dentro l'enorme stabilimento sono entrate poche centinaia di impiegati. Le linee produttive rimarranno ferme ancora una settimana. Poi ci sarà un po' di lavoro e ancora tantissima cassa integrazione. Dal venti settembre al primo ottobre ci sarà cassa per i lavoratori delle Carrozzerie addetti alla linea di produzione della Multipla, dal ventitré settembre al primo ottobre per quelli di Punto, Idea e Musa e dal ventinove settembre sempre al primo ottobre per quelli della Mito. Per tutti insomma.
Federico Bellono, segretario provinciale Fiom, prevede che «da qui alla fine dell'anno per i lavoratori Fiat saranno più i giorni passati a casa che quelli impiegati al lavoro. Fino ad ora abbiamo avuto una media di due settimane al mese di occupazione, scenderà sicuramente». L'analisi della grave situazione vede nella crisi del settore auto il primo elemento, peggiorato dalla produzione stessa di Mirafiori centrata su modelli ormai morti o agonizzanti. Il primo a saltare sarà la Multipla, mentre nel 2011 verrà meno la produzione della Linea e della Idea. Sparirà anche la vecchia Punto che nonostante l'età aveva un certo successo per via del prezzo contenuto. Rimarrà solo più l'Alfa Mito che in sé non rappresenta né un successo né un insuccesso di vendite.
Continua Bellono: «Ci aspettavamo questo disastro. Purtroppo non abbiamo notizie relative a nuove produzioni per lo stabilimento torinese. Marchionne sostiene che prima o poi qualcosa arriverà, per il momento è giunta solo una crisi spaventosa per tutto il gruppo Fiat». Bellono si riferisce in particolar modo ad Iveco e CNH, l'azienda che produce macchine per movimento terra. Iveco per la per la prima volta questa settimana inaugurerà il rientro post ferie con la cassa integrazione mentre la seconda ad ottobre finirà quella straordinaria. Seicento posti di lavoro ad alto rischio qualora non venga riconosciuta quella in deroga.
Forse per queste ragioni, o per questi numeri molto corposi, ieri il neo prefetto di Torino Alberto di Pace ha emesso un inusuale comunicato stampa che suona allarmante per i tempi che verranno: «La tradizione della prefettura è quella di proporre tavoli per facilitare il dialogo e prevenire il conflitto sociale. Proseguiremo in questa direzione. Noi crediamo a un ordine pubblico ottenuto con la prevenzione, attraverso l'eliminazione delle cause dei conflitti sociali». Insomma, anche tra chi ha come obiettivo la gestione dell'ordine si prevede un autunno tutt'altro che tranquillo.
Ugo Bolognesi, operaio delle carrozzerie, si dice molto preoccupato: «I prossimi sei mesi saranno pessimi per noi. Ed oltre alla paura per il crollo produttivo si aggiunge la preoccupazione per le bizze Fiat contro gli operai e la Fiom. Il clima che troveremo all'apertura dei cancelli sarà molto pesante, peggiore di quello precedente lo stop estivo. Lo scontro che la Fiat ha imposto al sincacato ed ai tre operai di Melfi racconta già di per sé quale sarà la filosofia produttiva che ci verrà richiesta. A peggiorare la situazione c'è anche la tracotanza di questo governo e dei suoi ministri... mi riferisco in particolare alla Gelmini che immagino sia riuscita a fare incazzare tutti gli operai italiani quando ha detto di concordare con la politica di Marchionne. Io vorrei che questa gente provasse per un giorno cosa significa la catena di montaggio...». Speranza vana.
La paura dei lavoratori di Mirafiori - è bene ricordare che l'età media dello stabilimento torinese è la più elevata del gruppo - è che anche a Torino in tempi non remoti giunga la "terapia Pomigliano", ovvero il licenziamento di tutte le maestranze a la riassunzione solo di coloro che accetteranno le nuove regole "made in Fiat". L'azienda, per bocca del suo amministratore delegato, smentisce, tranquillizza e paventa nuove produzioni che al momento non appaiono nemmeno remote. Nel 2010 vi è stato il lancio di un solo modello, la Giulietta, e per il 2011 non sono previste nuove produzioni eclatanti. Come si sa, il modello che doveva sostituire la Multipla a Mirafiori è stato spostato "manu militari" in Serbia.

Maurizio Pagliassotti

[Articolo su Liberazione del 31/08/2010]

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