Oggi presidio e (forse) assemblea con Landini. Azienda ambigua fino all'ultimo.
L'autunno è cominciato ieri. Perlomeno nelle fabbriche Fiat che hanno riaperto, e non sono nemmeno tante. A Mirafiori hanno ripreso ieri il lavoro solo gli impiegati, mentre per gli operai (5.450 oggi, erano circa 50.000 alla fine degli anni '70) se ne riparlerà lunedì 6 a causa del prolungarsi della cassa integrazione. Era successo lo stesso in luglio, dove le linee di produzione di Punto, Idea, Musa e Mito erano vuote già il 29 e 30, mentre quelli che lavorano alla Multipla non entrano in fabbrica dal 12. Ma sono già in vista altre settimane di cig entro fine settembre, per tutte le linee. Stesso discorso a Melfi (nuova Punto Evo), dove tutti i 5.500 dipendenti staranno a casa dal 22 settembre al 1 ottobre; mentre a Pomigliano (dove si sta ormai in cassa «straordinaria») in tutto settembre si lavorerà solo cinque giorni. Il problema è per ora sapere quali. C'è insomma la forte impressione che tutte le chiacchere Fiat, ripetute dai media, su «assenteismo», ecc, servano in realtà a coprire un vuoto di produzione che riguarda soprattutto le difficoltà di mercato del marchio a causa di modelli (quasi tutti quelli prodotti in Italia) poco «fortunati».
Nel frattempo il management si prepara all'incontro con il consiglio direttivo di Federmeccanica (sempre il sei settebre) per mettere in chiaro i contenuti del richiesto «contratto auto», uscendo da quello storico dei metalmeccanici (un classico caso di «non rispetto degli accordi sottoscritti»; ma praticato dalla Fiat). Il giorno dopo, a Torino, la Fiom prenderà le contromisure con l'attivo nazionale dei delegati - circa 300, in rappresentanza di tutti i settori della categoria.
Ma il primo appuntamento è quello previsto per oggi a Melfi, dove i delegati rsu della Fiom hanno convocato un «presidio per i diritti» alle 13,30, cui interverrà anche il segretario nazionale Maurizio Landini. Qui si vedrà quali sono le intenzioni dell'azienda e anche degli altri sindacati presenti nello stabilimento. E' stata infatti richiesta un'assemblea retribuita in orario di lavoro, che in linea teorica presuppone la convocazione da parte della maggioranza della Rsu. La Fiom, seppure per poco, non è qui il sindacato maggioritario (come avviene a livello nazionale) e quindi - spiega la Fiat nella sua nota di risposta alla richiesta - il consenso dell'azienda è condizionato solo dalla possibilità che tutti gli altri sindacati insieme (Cisl, Uil e Fismic) non convochino a loro volta un'assemblea interna nel prossimi giorni.
Impotesi peregrina, se si volesse stare alla pratica degli ultimi tempi (a Melfi non si convocano assemblee da 10 mesi almeno, a causa della divisione tra i sindacati). E infatti neppure l'azienda se l'è sentita di dire no. Fino a sera, quindi, si è rimasti in attesa di avere la certezza che non venisse creata ad hoc una «sovrapposizione» di richieste, all'unico scopo di impedire l'assemblea convocata dalla Cgil. La formula usata nella nota dell'azienda ricorda un po' il tortuoso lessico democristiano d'altri tempi («l'assemblea potrà essere tenuta se dalla maggioranza dei componenti della Rsu non perverrà una formale comunicazione di diverso avviso»), a dimostrazione forse della difficoltà tutta politica in cui si è venuta a trovare. Ma c'è anche una lettura più pessimista: «stanno facendo i furbi», per creare caos stamattina davanti ai cancelli. Secondo le regole, infatti, a 24 ore dall'assemplea dovrebbe essere tutto già deciso, ma non si risponde a una richiesta dicendo che «siamo in attesa» di pareri diversi.
Intanto lo stabilimento Sata, da quieto «prato fiorito» di cui non si sentiva mai parlare, sembra diventato uno degli epicentri della politica italiana. Ieri sera, all'ingresso del turno delle 21, ha portato la propria solidarietà ai lavoratori anche il presidente della Regione Puglia, Niky Vendola. A sottolineare che in quella fabbrica - quasi sul confine tra le due regioni - si sta giocando una partita che riguarda tutti. Non tre operai soltanto.
Nel frattempo il management si prepara all'incontro con il consiglio direttivo di Federmeccanica (sempre il sei settebre) per mettere in chiaro i contenuti del richiesto «contratto auto», uscendo da quello storico dei metalmeccanici (un classico caso di «non rispetto degli accordi sottoscritti»; ma praticato dalla Fiat). Il giorno dopo, a Torino, la Fiom prenderà le contromisure con l'attivo nazionale dei delegati - circa 300, in rappresentanza di tutti i settori della categoria.
Ma il primo appuntamento è quello previsto per oggi a Melfi, dove i delegati rsu della Fiom hanno convocato un «presidio per i diritti» alle 13,30, cui interverrà anche il segretario nazionale Maurizio Landini. Qui si vedrà quali sono le intenzioni dell'azienda e anche degli altri sindacati presenti nello stabilimento. E' stata infatti richiesta un'assemblea retribuita in orario di lavoro, che in linea teorica presuppone la convocazione da parte della maggioranza della Rsu. La Fiom, seppure per poco, non è qui il sindacato maggioritario (come avviene a livello nazionale) e quindi - spiega la Fiat nella sua nota di risposta alla richiesta - il consenso dell'azienda è condizionato solo dalla possibilità che tutti gli altri sindacati insieme (Cisl, Uil e Fismic) non convochino a loro volta un'assemblea interna nel prossimi giorni.
Impotesi peregrina, se si volesse stare alla pratica degli ultimi tempi (a Melfi non si convocano assemblee da 10 mesi almeno, a causa della divisione tra i sindacati). E infatti neppure l'azienda se l'è sentita di dire no. Fino a sera, quindi, si è rimasti in attesa di avere la certezza che non venisse creata ad hoc una «sovrapposizione» di richieste, all'unico scopo di impedire l'assemblea convocata dalla Cgil. La formula usata nella nota dell'azienda ricorda un po' il tortuoso lessico democristiano d'altri tempi («l'assemblea potrà essere tenuta se dalla maggioranza dei componenti della Rsu non perverrà una formale comunicazione di diverso avviso»), a dimostrazione forse della difficoltà tutta politica in cui si è venuta a trovare. Ma c'è anche una lettura più pessimista: «stanno facendo i furbi», per creare caos stamattina davanti ai cancelli. Secondo le regole, infatti, a 24 ore dall'assemplea dovrebbe essere tutto già deciso, ma non si risponde a una richiesta dicendo che «siamo in attesa» di pareri diversi.
Intanto lo stabilimento Sata, da quieto «prato fiorito» di cui non si sentiva mai parlare, sembra diventato uno degli epicentri della politica italiana. Ieri sera, all'ingresso del turno delle 21, ha portato la propria solidarietà ai lavoratori anche il presidente della Regione Puglia, Niky Vendola. A sottolineare che in quella fabbrica - quasi sul confine tra le due regioni - si sta giocando una partita che riguarda tutti. Non tre operai soltanto.
Francesco Piccioni
[Articolo su il manifesto del 31/08/2010]
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