«Non esiste che un contratto firmato da tutti possa essere sostituito da un altro firmato da pochi. Abbiamo già scritto alle imprese diffidandole dall'applicare l'accordo separato. Ora mi auguro che Federmeccanica non ceda al diktat della Fiat. Prima Marchionne ci ha provato con Pomigliano, e dopo, poichè, come noi dicevamo quell'accordo andava contro i contratti e contro le leggi, si è rivolto alla Federazione con un ultimatum: dicendole che se entro ottobre non gli avesse concesso le deroghe, sarebbe uscito da Federmeccanica». Così il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, in un'intervista al quotidiano 'Il Secolo XIX', spiega la contrarietà del sindacato alla possibilità che nella riunione del 7 settembre il direttivo di Federmeccanica decida una deroga al contratto nazionale per Fiat, recependo così l'accordo separato del 2008 siglato da Fim Cisl e Uilm. Landini ha anche commentato l'intervento su Fiat del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: «È molto importante -ha detto- che dopo Napolitano anche il presidente dei vescovi ritenga necessario mettere al centro il lavoro, la sua dignità e i suoi diritti. Nel richiamo di entrambi c'è anche un invito al confronto. Ma non mi sembra -ha aggiunto- che la Fiat lo stia facendo, anzi a Melfi si è inasprito lo scontro. Tra un sindacato e un'impresa fare accordi significa mediare tra diversi interessi. Invece Marchionne -ha concluso- non vuole ascoltare, e ha dichiarato che il piano industriale, lui non lo discute con nessuno».
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