Fiat: Pomigliano, operai pronti a nuove proteste

Dopo le dichiarazioni odierne di Sergio Marchionne, sulla possibilità di uscire dal contratto nazionale del metalmeccanici, molti lavoratori di Pomigliano si dicono pronti "a scendere in piazza, se necessario, per difendere il Ccnl, e con esso i diritti degli operai". E' l'Ansa che riporta alcune delle loro voci raccolte a Pomigliano dopo l'incontro di stamattina a Torino.
"Siamo stanchi, non possiamo continuare in questo modo", afferma Pasquale, intervistato nella piazza centrale di Pomigliano. "La cassa integrazione - aggiunge l'operaio - se va bene, continuerà per almeno un altro anno e mezzo. Nel frattempo Marchionne si è anche messo a capo di questa nuova società, e annuncia di essere disposto anche a disdire il Ccnl. Non sappiamo che fine faremo. I sindacati sembrano non accorgersi di quanto accade, ma in fondo a loro non interessa se noi perderemo i nostri diritti".
"Dobbiamo riprendere la lotta - suggerisce, invece, Nicola - la nostra voce deve arrivare fino a Roma, a Torino, dobbiamo ricominciare le proteste. All'azienda non è bastato umiliarci con il referendum, vuole di più, e non si accontenterà fino a quando noi non cederemo. Ho votato sì, come mi avevano chiesto di fare per non perdere il lavoro, e ora è tutto di nuovo incerto. E Marchionne continua ad accusarci di essere assenteisti: dopo la ristrutturazione del 2008, le cose al Vico sono cambiate, ma la crisi e la cig ci hanno messo in ginocchio. Ci chiediamo se l'Ad si è accorto della crisi: le sue tasche sono piene, le nostre no. E non ha neanche voluto darci quel 'ristoro' del premio di produzione, che sarebbe servito a far tornare un po' di buonumore in mezzo a tanta disperazione".
Un altro operaio sentito dall'Ansa, Antonio, sostiene che la guerra in atto è "solo tra i poveri": "Vogliono metterci gli uni contro gli altri. Mirafiori contro la Serbia, noi contro la Polonia. Termini contro gli altri, e così via. Se gli operai si 'scannano' tra loro, i padroni possono agire indisturbati, e i sindacati, invece, avere la scusa per accettare qualsiasi cosa".

fonte:http://www.rassegna.it

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