Fiat, Pomigliano fa scuola


Il tavolo aperto oggi soddisfa il governo e i "padroni di casa" Cota e Chiamparino. Per Sacconi, l'idea è quella di realizzare accordi di stabilimento, sul modello di Pomigliano, verificando "la convergenza delle parti sugli investimenti e l'organizzazione del lavoro". Cisl e Uil pronte ad accettare la sfida - ma restando nel perimetro delle regole del nuovo modello contrattuale - Cgil e Fiom si ritengono "insoddisfatte" dell'esito della riunione. Critico anche l'Ugl

Un incontro "utile" e "costruttivo". Dal ministro Maurizio Sacconi così come da parte dei "padroni di casa" Roberto Cota e Sergio Chiamparino il giudizio che arriva sul tavolo che si è tenuto oggi a Torino con la Fiat è positivo. Meno unitaria la posizione dei sindacati, che rispondono in maniera non univoca all'ultimatum di Marchionne sul piano "Fabbrica Italia": se Cisl e Uil (e Fim e Uilm) si dicono pronte ad accettare la sfida - ma restando nel perimetro delle regole del nuovo modello contrattuale - Cgil e Fiom si ritengono "insoddisfatte" dell'esito della riunione. E anche l'Ugl resta critico.
Ma per Sacconi, che ha rappresentato il governo al tavolo di oggi, si è trattato di una riunione "utile" che "ci consente di procedere lungo la via dell'ulteriore consolidamento e sviluppo della capacità produttiva degli impianti Fiat in Italia con conseguenti garanzie sui livelli occupazionali". Il ministro in particolare ha posto l'accento su come proseguiranno i negoziati a partire dai prossimi giorni: "Verranno messi a punto singoli tavoli bilaterali per affrontare stabilimento per stabilimento le questioni industriali - ha annunciato - e l'esecutivo farà da coordinatore". In questa nuova tabella di marcia rientra l'incontro di domani all'Unione industriali di Torino per lo stabilimento campano, ma anche quello per il "sito storico" di Mirafiori previsto a breve e quello sul futuro di Termini Imerese "entro il 15 settembre" dove "verranno esaminate tutte le opzioni e le proposte sul tavolo".
Secondo Sacconi, dunque, l'idea è quella di "realizzare accordi di stabilimento, sul modello di Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma verificare la convergenza delle parti sugli investimenti e l'organizzazione del lavoro" con l'obiettivo della "saturazione degli impianti e la piena efficienza degli stessi". E per non pregiudicare i negoziati tra Fiat e sindacati "il governo - ha concluso il ministro - ha sollecitato le parti a restare nell'alveo delle tradizionali relazioni industriali, che hanno dimostrato un'ampia capacità di rigenerazione. Atti unilaterali nel sistema delle relazioni industriali sarebbero inopportuni. Per questo le parti sono state invitate a trovare modalità con le quali adattare le relazioni industriali ad esigenze attuali".
Soddisfatti anche il governatore della Regione Piemonte e il sindaco di Torino. "E' stato un incontro positivo nel quale Marchionne ha riaffermato le previsioni contenute nel piano 'Fabbrica Italia' e ha ribadito che il futuro del nostro territorio è un futuro industriale", ha affermato Cota, facendo un appello "a tutte le forze economiche e sociali" affinché ora "si remi tutti in questa direzione". Anche Chiamparino ha osservato come dall'incontro di oggi "si è avuta una conferma di obiettivi raggiungibili per Mirafiori" con la "possibilità di avere altre piattaforme e altri modelli e arrivare a raggiungere le stesse dimensioni produttive e occupazionali previste dal piano Fiat quando si è parlato della monovolume L0. Questo è un punto importante" così come "gli incontri stabilimento per stabilimento".
Quanto al fronte sindacale, Raffaele Bonanni è per il "sì, senza se e senza ma, e questo vale anche per l'accordo su Pomigliano". Ma, ha aggiunto il leader della Cisl, "vogliamo che Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito". Infatti "vedremo come un attentato se si dovessero mettere in discussione le regole contrattuali". Anche il segretario della Uil Luigi Angeletti si è detto pronto "ad accettare e a praticare le sfide necessarie", chiedendo a Marchionne di confermare l'impegno a incrementare la produzione negli stabilimenti italiani ma rimanendo nella cornice del contratto nazionale di categoria.In particolare Angeletti ha dato il suo ok all'ipotesi di accordi ad hoc per i singoli impianti Fiat in Italia, però "bisogna far sì che gli accordi siano calibrati per le tipicità delle realtà industriali degli stabilimenti Fiat" anche perché "non tutti gli stabilimenti sono uguali". Giovanni Centrella, segretario generale dell'Ugl, ha invece espresso perplessità sull'ultimatum di Marchionne: "Non è giusto che pretenda da noi oggi un sì o un no. Ci dica prima con chiarezza entro quale sistema di regole la Fiat intende far funzionare tutti i suoi progetti".
Il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani si è detto invece "insoddisfatto". Oggi, ha affermato, "ho sentito troppo ottimismo, la verità è che non ci sono patti nuovi. L'azienda ha riconfermato gli obiettivi del piano 'Fabbrica Italia', che la Cgil condivide. Il problema è trovare gli strumenti contrattuali per raggiungerli". Per questo Epifani ha fatto un appello ai vertici del Lingotto: "La Cgil è convinta che si possa riaprire il confronto a partire da Pomigliano per trovare una soluzione condivisa. Siamo disponibili a fare questo passo ma chiediamo alla Fiat di fare lo stesso". Corso d'Italia infatti "non ha interesse a portare avanti una conflittualità permanente".
Quanto al caso Mirafiori, secondo Epifani spostare la monovolume L0 in Serbia è una scelta dettata solo da "convenienza economica" perché per il leader Cgil "non c'è problema di gestione dell'azienda".
Le stesse "divisioni" tra Cgil e Cisl e Uil si sono riscontrate nelle dichiarazioni di Fiom e Fim e Uilm.
Per Giuseppe Farina della Fim il piano 'Fabbrica Italia' prevede un investimento che ha "qualcosa di miracoloso", e "in questa partita ci giochiamo molto, questa è una sfida troppo importante per disperderla in beghe sindacali". Quanto al numero uno della Uilm, Rocco Palombella si è detto soddisfatto dalla conferma del piano e degli impegni su Mirafiori.
Secondo il leader dei metalmeccanici di corso d'Italia, Maurizio Landini, l'ipotesi di disdettare il ccnl di categoria aprirebbe "un quadro pericoloso" quando invece "è possibile trovare soluzioni anche all'interno di contratti nazionali". La Fiom, ha aggiunto, è pronta "a trattare per rendere efficienti gli stabilimenti, ma all'interno delle leggi che ci sono", ecco perché - come già chiesto da Epifani - occorrerebbe che la Fiat "tornasse a riaprire il confronto e la trattativa sindacale". A preoccupare il sindacalista sono soprattutto le dichiarazioni di oggi dell'ad del Lingotto: "Marchionne ci ha detto che il piano 'Fabbrica Italia' non è un accordo ma un progetto dell'azienda, e come tale si può modificare in modo unilaterale". Quanto all'idea dei tavoli bilaterali sito per sito "non vorremmo - ha chiosato Landini - che si ripeta la stessa storia, si tratta con tutti, ma alla fine si firma il contratto solo con i sindacati che lo accettano".

Red

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