Cina, India, Bangladesh ancora scioperi per salari e diritti

Sempre più spesso in Cina, in India, e nelle regioni del sud est asiatico scoppiano conflitti tra lavoratori e imprese. La lotta di classe che esplode nei paesi in via di sviluppo deve essere guardata con la massima attenzione, nella globalizzazione dei profitti e dello sfruttamento sta nascendo un nuovo movimento operaio la cui crescita nel futuro può mettere seriamente in difficoltà il sistema capitalista che non riesce ad uscire dalla propria crisi.

Migliaia di operai e operaie del settore dell'abbigliamento sono scesi in piazza oggi a Dacca, capitale del Bangladesh, per protestare contro gli attuali bassi salari percepiti e per rivendicare aumenti più importanti di quelli decisi dal governo e che entreranno in vigore l'1 novembre. Lo riferiscono i media bengalesi. In un recente provvedimento, il salario minimo del settore è stato fissato a 3.000 taka (32,5 euro) al mese, mentre i sindacati rivendicano la somma di almeno 5.000 taka (54 euro) mensili, necessaria, assicurano, per coprire le necessità di base di una famiglia. Commando di dipendenti di varie fabbriche della capitale hanno innalzato barricate sulle principali vie di comunicazione cittadine, bloccando anche l'autostrada che collega il centro con l'aeroporto. Secondo il sito bdnews24, gli agenti sono intervenuti con sfollagenti ed idranti, sgomberando le strade e ripristinando la circolazione, mentre i manifestanti avrebbero causato danni ad automobili in sosta, agenzie bancarie ed ai negozi di un centro comemrciale a Gulshan. Solo nella provincia di Dacca operano almeno 400 fabbriche di abbigliamento che esportano i loro prodotti all'estero.

fonte:http://www.controlacrisi.org

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