Arriva il “Piano del lavoro”, poche novità

Statuto dei lavori, bilateralità, fisco più leggero sui salari aziendali. Il progetto del ministro Maurizio Sacconi anticipato dalle agenzie una settimana prima della presentazione ai sindacati. Cgil: “Pomposo e privo di novità”. Ok da Cisl e Uil

Statuto dei lavori, bilateralità, fisco più leggero sulla parte del salario che, in base ad accordi territoriali o aziendali, consente di aumentare la produttività o gli utili della società in cui si lavora. Sono i punti principali del “Piano triennale per il lavoro” del ministro Maurizio Sacconi, ampiamente annunciato da mesi e oggi (30 luglio) anticipato dalla agenzie di stampa nonostante la presentazione alle parti sociali sia fissata per il prossimo 3 agosto. L’obiettivo, si legge, è quello di "aprire il cantiere per una riforma generale del sistema fiscale correlata al completamento del federalismo istituzionale e ai grandi cambiamenti intervenuti nella produzione e composizione della ricchezza".
Secondo il ministero, la riduzione della pressione fiscale sul reddito da lavoro è stata avviata già nel primo consiglio dei ministri dell'attuale governo con la detassazione degli straordinari, provvedimento però da più parti considerato inopportuno e fuori tempo, visto che la crisi ha poi colpito l’occupazione e le ore di straordinario si sono drasticamente ridotte. Lo ‘Statuto dei lavori’ ipotizzato da Marco Biagi, oggetto di un disegno di legge delega che il governo presenterà in Parlamento, nelle intenzioni di Sacconi “costituirà la rinnovata cornice dei diritti inderogabili di legge entro la quale le tutele potranno trovare una modulazione più moderna”. L’intero impianto “affida alla bilateralità e alla contrattazione collettiva, così come congegnata dalla recente riforma degli assetti contrattuali e sostenuta dalle misure di decontribuzione e defiscalizzazione, l’obiettivo di incentivare la produttività del lavoro e il connesso incremento delle retribuzioni, diretto o indiretto, attraverso servizi integrativi e tutele aggiuntive di tipo promozionale”.
“Le proposte di quello che viene chiamato pomposamente ‘Piano Triennale per il Lavoro’ ripropongono senza grandi novità le tesi del Libro Bianco dello scorso anno”. Questo in sintesi il giudizio dei segretari confederali della Cgil, Danilo Barbi e Fulvio Fammoni, i quali contestano il fatto che ‘‘le parti, benché siano state convocate per il 3 agosto, apprendano oggi dalle agenzie il piano del ministro: il che dimostra, come al solito, una ‘altissima’ considerazione del ruolo delle parti sociali”. Nel merito, la Cgil osserva che il documento “non contiene alcuna proposta per creare nuova occupazione ma si limita a ribadire una linea che, dall’inizio della crisi, non ha impedito che si determinassero: un milione di disoccupati in più a partire dai giovani precari; quasi un milione di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione; la riduzione dell’occupazione femminile; il record storico della disoccupazione giovanile oltre il 30%; il crollo delle attività produttive nel Mezzogiorno”. Per questo, fanno sapere i due dirigenti sindacali, “continuerà l’iniziativa di proposta e di protesta. Il collegato lavoro è per ora fermo in Parlamento, forse vedrà luce alla fine dell’anno ma poi incapperà negli evidenti problemi di incostituzionalità che contiene. La riforma degli ammortizzatori sociali deve essere fatta sulla base delle deleghe del 23 luglio 2007 e non può essere stravolta”.
Diverso il giudizio di Cisl e Uil. “È un'occasione importante e tempestiva sia per contrastare gli effetti della crisi economica sull'occupazione, sia per rafforzare e garantire il rilancio delle politiche attive del lavoro”. dichiara il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, manifestando “la più ampia disponibilità” a un confronto. In particolare, giudica “importantissimo l'impegno a incentivare la remunerazione della produttività, aumentare i salari e combattere con forza il lavoro irregolare e l'economia sommersa”. Apprezzamento anche dal leader della Uil Luigi Angeletti: “Il piano accoglie le nostre rivendicazioni in materia di detassazione del salario aziendale e prospetta uno Statuto dei Lavori che, come Uil, avevamo sollecitato a tutela dei lavoratori più deboli e meno garantiti”.

fonte:http://www.rassegna.it

Commenti

Anonimo ha detto…
Giudizio che coglie taluni aspetti ma ne trascura quello essenziale;trattasi di norme in contrasto con lo spirito e con la lettera dello Statuto dei Lavoratori e che seguono assecondandola l'involuzione dei diritti avvenuta nell'ultimo decennio.
Giudizio ancora più sbagliato perchè non si pone la questione della pericolosità di questa scelta
in una deriva che, dopo Pomigliano, sembra trascinare tutti verso la barbarie sociale.
Pietro Ancona