Nella finanziaria di Tremonti si nasconde anche un articolo che con un colpo di spugna cancella le norme sulla valutazione del rischio nei posti di lavoro. E riguarda tutti: anche scuole e ospedali. La Cgil: «Non si può risparmiare sull'integrità psico-fisica di dipendenti e utenti. E' feroce».Intanto il governo non rinuncia al condono edilizio. A rischio chiusura anche il museo della Liberazione.
Quattro paroline, sprofondate a pagina 35 della bozza finanziaria, cancellano 16 anni di cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. E consegnano i dipendenti delle pubbliche amministrazioni - ma anche gli utenti - alla fortuna: speriamo che tutto vada bene, che non accada niente di brutto. Di certo gli uffici pubblici non dovranno più preoccuparsi di valutare i rischi sul posto di lavoro, e di conseguenza di provvedere ad eliminarli. Lo dice l'articolo 8 della manovra, che esonera le cosiddette «pa» dall'applicare gli articoli 28 e 29 del decreto 81 del 2008, ovvero il testo unico che ha sostituito l' «antica» legge sulla sicurezza sui luoghi del lavoro, la 626 del '94.
Quei due articoli sono considerati il cuore della riforma: spiegano come deve essere effettuata la relazione sulla valutazione di «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori», specificando che deve contenere tra l'altro «l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate» ma anche «l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare». Eliminarli significa esonerare le pubbliche amministrazioni dall'applicare l'intera normativa. E siccome nella manovra si parla genericamente di pubbliche amministrazioni, ciò significa che vale per tutti: dalle scuole alle università, dagli ospedali agli uffici aperti al pubblico. «Sono furibonda, se si deve risparmiare un centesimo, non ci può certo farlo sull'integrità psico-fisica dei lavoratori. Questo vuol dire essere feroci», dice Paola Agnello Modica della segreteria confederale della Cgil, responsabile della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Secondo la sindacalista «una norma di questo tipo infilata in una manovra finanziaria sembra essere una mossa che accompagna a un risparmio economico un attacco frontale ai diritti dei lavoratori: si può star certi che ora il settore privato comincerà a reclamare lo stesso trattamento del pubblico».
Perché l'applicazione della legge 81 ha spesso un costo per chi la applica. Anche per le pubbliche amministrazioni, che non avendo più apposite risorse interne a volte finiscono per rivolgersi ai privati - o lo fanno perché non utilizzano adeguatamente il personale disponibile - sborsando soldi per effettuare la valutazione. Ma in realtà il vero costo «sta nei lavori di adeguamento che devono essere realizzati una volta individuati i rischi, e mi sembra sconcertante che si voglia risparmiare su questo», osserva Coalberto Testa, della Società di ingegneria «Stepengineering» e autore di manuali sulla valutazione del rischio: «Si tratta solo di una bozza, quindi bisognerà vedere il testo finale. Ma messo così è un salto indietro di quindici anni, che tra l'altro crea una discriminazione inspiegabile tra settore pubblico e settore privato». Senza contare che quasi tutte le prescrizioni sono scadute: soltanto per la scuola era stata prevista una proroga fino ai primi mesi del 2010. Va da sé che molte pubbliche amministrazioni se ne sono infischiate. Ma molte altre no, assicura Testa: «Il mio è un osservatorio sull'Emilia Romagna, e qui quasi tutti hanno seguito le prescrizioni di legge».
Dunque, oltre all'attacco alla sicurezza di lavoratori e utenti, nell'articoletto della manovra si nasconde l'ennesima sanatoria. E a rimetterci saranno come al solito le amministrazioni oneste che si sono adeguate rispettando la legge. Ma il testo unico 81 non riguarda questioni che qualcuno potrebbe considerare secondarie, come la mera salubrità dei luoghi di lavoro: «Il decreto parla chiaro - dice Testa - riguarda tutti i rischi, ivi compresa la stabilità degli edifici fatte salve le norme antisismiche». «Qualcuno avrà in mente l'impiegato a mezze maniche che non corre alcun rischio specifico nel suo ufficio - aggiunge Modica - ma basta pensare ai sei operai di Mineo, morto perché caduti nel depuratore che stavano pulendo. Quattro di loro erano dipendenti comunali».
Cinzia Gubbini
Quattro paroline, sprofondate a pagina 35 della bozza finanziaria, cancellano 16 anni di cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. E consegnano i dipendenti delle pubbliche amministrazioni - ma anche gli utenti - alla fortuna: speriamo che tutto vada bene, che non accada niente di brutto. Di certo gli uffici pubblici non dovranno più preoccuparsi di valutare i rischi sul posto di lavoro, e di conseguenza di provvedere ad eliminarli. Lo dice l'articolo 8 della manovra, che esonera le cosiddette «pa» dall'applicare gli articoli 28 e 29 del decreto 81 del 2008, ovvero il testo unico che ha sostituito l' «antica» legge sulla sicurezza sui luoghi del lavoro, la 626 del '94.
Quei due articoli sono considerati il cuore della riforma: spiegano come deve essere effettuata la relazione sulla valutazione di «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori», specificando che deve contenere tra l'altro «l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate» ma anche «l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare». Eliminarli significa esonerare le pubbliche amministrazioni dall'applicare l'intera normativa. E siccome nella manovra si parla genericamente di pubbliche amministrazioni, ciò significa che vale per tutti: dalle scuole alle università, dagli ospedali agli uffici aperti al pubblico. «Sono furibonda, se si deve risparmiare un centesimo, non ci può certo farlo sull'integrità psico-fisica dei lavoratori. Questo vuol dire essere feroci», dice Paola Agnello Modica della segreteria confederale della Cgil, responsabile della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Secondo la sindacalista «una norma di questo tipo infilata in una manovra finanziaria sembra essere una mossa che accompagna a un risparmio economico un attacco frontale ai diritti dei lavoratori: si può star certi che ora il settore privato comincerà a reclamare lo stesso trattamento del pubblico».
Perché l'applicazione della legge 81 ha spesso un costo per chi la applica. Anche per le pubbliche amministrazioni, che non avendo più apposite risorse interne a volte finiscono per rivolgersi ai privati - o lo fanno perché non utilizzano adeguatamente il personale disponibile - sborsando soldi per effettuare la valutazione. Ma in realtà il vero costo «sta nei lavori di adeguamento che devono essere realizzati una volta individuati i rischi, e mi sembra sconcertante che si voglia risparmiare su questo», osserva Coalberto Testa, della Società di ingegneria «Stepengineering» e autore di manuali sulla valutazione del rischio: «Si tratta solo di una bozza, quindi bisognerà vedere il testo finale. Ma messo così è un salto indietro di quindici anni, che tra l'altro crea una discriminazione inspiegabile tra settore pubblico e settore privato». Senza contare che quasi tutte le prescrizioni sono scadute: soltanto per la scuola era stata prevista una proroga fino ai primi mesi del 2010. Va da sé che molte pubbliche amministrazioni se ne sono infischiate. Ma molte altre no, assicura Testa: «Il mio è un osservatorio sull'Emilia Romagna, e qui quasi tutti hanno seguito le prescrizioni di legge».
Dunque, oltre all'attacco alla sicurezza di lavoratori e utenti, nell'articoletto della manovra si nasconde l'ennesima sanatoria. E a rimetterci saranno come al solito le amministrazioni oneste che si sono adeguate rispettando la legge. Ma il testo unico 81 non riguarda questioni che qualcuno potrebbe considerare secondarie, come la mera salubrità dei luoghi di lavoro: «Il decreto parla chiaro - dice Testa - riguarda tutti i rischi, ivi compresa la stabilità degli edifici fatte salve le norme antisismiche». «Qualcuno avrà in mente l'impiegato a mezze maniche che non corre alcun rischio specifico nel suo ufficio - aggiunge Modica - ma basta pensare ai sei operai di Mineo, morto perché caduti nel depuratore che stavano pulendo. Quattro di loro erano dipendenti comunali».
Cinzia Gubbini
[Articolo su il manifesto del 27/05/2010]
fonte: www.ilmanifesto.it
Commenti
si tratta in effetti di un segnale gravissimo di disinteresse verso la promozione e diffusione della cultura alla sicurezza sul lavoro.
Per correttezza però, segnalo che la disapplicazione degli artt. 28 e 29 riguardano *solo* i rischi da stress lavoro-correlato, NON gli altri fattori di rischio (fisico, chimico, biologico).
Resta comunque grave, per molte ragioni, ed è prova ulteriore di incapacità nell'affrontare la "gestione" della cosa pubblica (nello specifico, del suo funzionamento interno).
PS: Soltanto 9 anni fa, il Ministero della funzione pubblica aveva emanato una direttiva sul miglioramento del benessere organizzativo nelle pubbliche amministrazioni...