La Piaggio va a gonfie vele, i lavoratori NO

La Piaggio non è in crisi ha chiuso il primo trimestre del 2010 con ricavi per 340,6 milioni di euro, in rialzo dell'11,2% sullo stesso periodo del 2009 e con un utile netto di 2,9 milioni e si prevedono ulteriori incrementi grazie agli incentivi 2010 per l’acquisto di moto fino a 400 cc.
Gli incentivi porteranno un aumento della produzione che la Piaggio vuole caricare sulle spalle dei lavoratori con i sabati lavorativi quando: i ritmi di lavoro sono già insostenibili, l’introduzione del TMC2 ha portato un aumento delle malattie professionali, ci sono 400 precari che non vengono stabilizzati, 150 precari che l'anno scorso avevano lavorato in piaggio non verranno richiamati, 250 lavoratori con contratto part-time verticale che lavorano solo 7 mesi l’anno. Inoltre il vero motivo dei 3 mesi di cassa integrazione alle meccaniche non e' stata la crisi generale ma piuttosto l'arrivo di circa 160000 motori finiti all'anno costruiti in asia
Nonostante questa triste situazione che molti non vogliono né vedere né sentire, la Piaggio chiede altri sacrifici; ai ritmi di lavoro già alti, all’opportunità di stabilizzare i precari e trasformare il tempo parziale in tempo pieno, al ridimensionamento produttivo delle meccaniche l'azienda risponde chiedendo ai lavoratori di lavorare anche il sabato
e se i lavoratori, a ragione, si oppongono utilizzando lo sciopero, diritto sancito dalla Costituzione, Colaninno risponde minacciando licenziamenti o il trasferimento del lavoro altrove.
Ma il lavoro, molto arriva già pronto e confezionato fuori dall’Italia, noi non ci dimentichiamo che l’arrivo di Colaninno ha ridotto le produzioni in azienda e delocalizzando in Cina molte lavorazioni ha impoverito l’indotto portando alla chiusura parecchie piccole aziende con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro.
Ora con le minacce cerca di alzare il livello di scontro, vuole piegare ogni residua opposizione e punta il dito contro la FIOM perché essa rappresenta, nella Piaggio, l’unico sindacato che difende i lavoratori.
Questi atteggiamenti ci ricordano tempi bui quando si licenziavano i lavoratori per il solo fatto di essere comunisti o perché lottavano per i loro diritti, un pericoloso salto indietro.
Noi come Partito della Rifondazione Comunista di Pontedera siamo e saremo sempre vicino ai lavoratori, e invitiamo il Sindaco e il Partito Democratico a prendere una posizione contro questo nuovo tentativo di attacco ai diritti dei lavoratori.

Circolo PRC di Pontedera

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