A fine turno, lettera dell'azienda ai lavoratori: da oggi cessa l'attività. Succede alla Tekmi di Ponte San Pietro
Uscire di casa la mattina con un posto di lavoro e tornare la sera, disoccupati. È successo lunedì 24 maggio a Ponte San Pietro, dove in una piccola azienda metalmeccanica, la Tekmi srl, il titolare ha consegnato a mano ai lavoratori, alla fine del turno, la lettera in cui si avvisava che a partire da quello stesso giorno l’azienda cessava l’attività.
Alla Tekmi, specializzata in tecnologie e macchine per l’imbottigliamento, lavorano 6 persone. La scorsa estate l’azienda si era rivolta ad Apindustria di Bergamo per usufruire del primo ed unico periodo di cassa integrazione ordinaria che ha svolto.
“Certo, pur tra mille difficoltà, le stesse che attraversano molte aziende in questi mesi, la Tekmi non dava l’impressione di chiudere da un giorno all’altro” spiega Paola Guerini della FIOM-CGIL di Bergamo. “Dopo la cassa dell’estate scorsa, non era più ricorsa ad ammortizzatori. Gli stipendi erano regolari. Quindi per i lavoratori, alcuni con famiglia a carico, è stato uno shock. Avrebbe almeno potuto chiedere un periodo di cassa integrazione in deroga per cessata attività. Ora chiediamo alla Provincia di convocare al più presto un tavolo per verificare l’interessamento di imprenditori che vogliano rilevare le tecnologie e le professionalità che in quest’azienda ci sono. Perché non è possibile perdere il lavoro a fine turno, da un momento all’altro”.
fonte:http://www.fiom.bergamo.it
Alla Tekmi, specializzata in tecnologie e macchine per l’imbottigliamento, lavorano 6 persone. La scorsa estate l’azienda si era rivolta ad Apindustria di Bergamo per usufruire del primo ed unico periodo di cassa integrazione ordinaria che ha svolto.
“Certo, pur tra mille difficoltà, le stesse che attraversano molte aziende in questi mesi, la Tekmi non dava l’impressione di chiudere da un giorno all’altro” spiega Paola Guerini della FIOM-CGIL di Bergamo. “Dopo la cassa dell’estate scorsa, non era più ricorsa ad ammortizzatori. Gli stipendi erano regolari. Quindi per i lavoratori, alcuni con famiglia a carico, è stato uno shock. Avrebbe almeno potuto chiedere un periodo di cassa integrazione in deroga per cessata attività. Ora chiediamo alla Provincia di convocare al più presto un tavolo per verificare l’interessamento di imprenditori che vogliano rilevare le tecnologie e le professionalità che in quest’azienda ci sono. Perché non è possibile perdere il lavoro a fine turno, da un momento all’altro”.
fonte:http://www.fiom.bergamo.it
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