Eutelia, il nuovo capo è un sodale del premier

È un fedelissimo di Forza Italia il nuovo amministratore delegato di Omega, la scatola finanziaria vuota che, a giugno scorso, comprò da Eutelia il suo ramo It, Agile. Lo raccontano i lavoratori stessi, in gran parte provenienti dalla gloriosa Olivetti, e ai quali la notizia è stata comunicata venerdì scorso dai custodi giudiziari che, da gennaio, gestiscono Agile/Eutelia. L'uomo, Domenico Lo Jucco, inizia la sua carriera come manager di Publitalia per poi essere tra i fondatori, insieme a Marcello Dell'Utri, del neonato partito Forza Italia. Nel 1994, primo governo Berlusconi, è stato sottosegretario agli interni, negli anni successivi è stato più volte deputato.
La notizia ieri rimbalzava tra un intervento e l'altro, nel corso dell'assemblea pubblica sui temi della crisi - «il parlamento dei lavoratori» improvvisato a piazza Montecitorio contemporaneamente al dibattito parlamentare - organizzata proprio dai lavoratori Agile/Eutelia, che in piazza Montecitorio hanno un presidio permanente dalla scorsa settimana, e dalla Cgil. Che ci fosse un interesse di Mediaset ai 13 mila chilometri di fibra ottica che Eutelia possiede era già un corposo sospetto per molti. La nomina del nuovo amministratore delegato della società - Omega - che fa capo a due fondi inglesi (e che nel 2009 aveva una sterlina a bilancio) suonerebbe a conferma. «E spiegherebbe anche i tanti imbarazzi trapelati nel corso degli incontri tenuti a palazzo Chigi sulla vicenda», commenta anche il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini.
I sindacati hanno presentato una richiesta d'insolvenza al tribunale fallimentare di Roma ma il 23 febbraio scorso il tribunale - «sotto pressioni del governo», secondo quanto denunciano i lavoratori - ha rinviato il tutto alla fine di marzo: Omega (10 mila dipendenti circa) ha presentato richiesta di concordato preventivo e, calmatasi la buriana mediatica, è pronta a tornare in pista. Lo confermerebbe, secondo fonti sindacali, anche il pagamento di alcuni stipendi a dipendenti Agile di Cosenza, una trentina di lavoratori circa (mentre tutti i lavoratori non vedono una busta paga da quasi sei mesi).
Vicenda a suo modo simbolica, quella di Agile/Eutelia. «Simbolica di cosa sia diventata l'imprenditoria italiana... Una classe truffaldina», dice Roberta Fantozzi (Prc), intervenendo nel presidio di piazza Montecitorio. «Siamo in mano ai banditi», aggiunge Franco Giordano (Sel). «Il parlamento è diventato il Cda di Mediaset», grida il deputato Idv Barbato. La scorsa settimana i lavoratori e le lavoratrici ex Eutelia sono entrati alla Camera mentre in aula c'era dibattito: «Abbiamo sentito di cosa si parla lì dentro - spiega la delegata Alessandra Carnicella - così ci è venuta l'idea di fare un parlamento alternativo per una volta».
Protagonisti di questo parlamento d'eccezione alcune centinaia di lavoratori provenienti da varie realtà travolte dalla crisi. Un buon esempio, con le loro cronache in presa diretta, di come si potrebbe fare (e non si fa) un po' di politica industriale. Storie di multinazionali - come i russi di Severstal che ora vogliono vendere le acciaierie di Piombino - che vengono, saccheggiano, e fuggono. Storie di solitudini della piccola impresa italiana. Storie di privatizzazioni, passate (come Telecom) o prossime venture (come nel caso di Tirrenia) all'italiana. Storie infine di settori, come il tessile e il manifatturiero, letteralmente travolti dalla crisi e da una colpevole assenza di politica. Totale: «160 tavoli di crisi aperti al ministero della attività produttive, l'uno scollegato dall'altro», sintetizza l'ex ministro Cesare Damiano.
Ma al parlamento del lavoro, saranno le elezioni che incombono, hanno partecipato ieri i politici di tutti gli schieramenti di «opposizione»: Pd, Idv, Prc e Sel. Poco prima di entrare in aula (quella vera) per il dibattito si ferma anche Pierluigi Bersani: «Loro (il governo ndr) hanno l'orecchio su quelli che ce la fanno, quelli che stanno al caldo, noi dobbiamo averlo anche su quelli che non ce la fanno o rischiano di non farcela... Se no non c'è Italia». Le proposte del Pd si articolano sulle due questioni, il sostegno al reddito e la politica industriale. Conclude Gianni Rinaldini (Fiom): «Siamo alla fase peggiore della crisi per quanto riguarda i livelli occupazionali e alle forza politiche qui presenti chiediamo, anche una volta finita la campagna elettorale, di mettere al centro le questioni che partono dal lavoro e dalla crisi.. La tensione sociale non potrà che crescere».

Sara Farolfi

[Articolo su il manifesto del 18/03/2010 ]

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