Assemblea della mozione: un passo avanti ma non basta

L’assemblea della mozione “La  Cgil che vogliamo”, tenutasi sabato 20 marzo a Roma, ha espresso con entusiasmo e partecipazione la voglia di continuare. E’ stata una bella assemblea, sentita e persino più numerosa di quella di avvio della mozione. Segno che le forze in campo per continuare la battaglia ci sono. Naturalmente occorrono le decisioni necessarie nelle strutture e nei gruppi dirigenti che fanno riferimento alla mozione. E qui ancora c’è molto da decidere e da fare. Facciamo l’elenco delle questioni.

1 –     La non certificazione dei dati del congresso nazionale della Cgil. Questa non è una questione di carattere legale, ma un fatto politico. Si tratta cioè di affermare che il 17% della mozione è il risultato di un congresso che in molte realtà si è svolto senza i livelli minimi di trasparenza e democrazia. La scelta della non certificazione è dunque la scelta di continuare la battaglia per la democrazia interna nella Cgil, a partire dal diritto degli iscritti di decidere sulla base di regole chiare e giuste.

2 –     La differenza, che rimane con la  maggioranza, su come affrontare l’attacco ai diritti e al contratto nazionale. La debolezza della risposta della Cgil sulla legge sull’arbitrato, la firma continua di contratti che applicano l’accordo separato del 22 gennaio, con l’isolamento oramai totale della Fiom, dicono che la Cgil sta praticando il rientro di fatto nel sistema dell’accordo separato. A questo punto al congresso nazionale la mozione deve dire con chiarezza se intende adeguarsi a questa linea o se intende contrastarla. Se farà la seconda scelta sarà evidente l’impossibilità di una conclusione unitaria del congresso nazionale della confederazione.

3 –      Allo stesso modo, sulla questione della democrazia e dell’unità, c’è una pratica reale della maggioranza dell’organizzazione che sostanzialmente conduce all’unità a tutti i costi con Cisl e Uil e alla rinuncia a una trasparente democrazia sindacale. Il referendum non viene né accolto né praticato fuori dai metalmeccanici, il sistema degli enti bilaterali e più in generale della concertazione burocratica resta la pratica che o si accetta o si subisce in tante realtà. Nella sostanza resta da costruire una Cgil rinnovata che rifiuti il modello di Cisl e Uil.

4 –    Se la mozione deciderà di continuare la sua battaglia per cambiare la Cgil negli obiettivi e nella democrazia interna, questo deve avvenire con trasparenza e partecipazione.
Nella sostanza se al congresso nazionale ci sarà una vera sintesi unitaria, con il riconoscimento da parte della maggioranza delle ragioni della minoranza, allora non ci sarà ragione di un’area programmatica. Ma se invece la maggioranza, come è suo diritto, considererà approvata la sua linea e offrirà solo la partecipazione nei gruppi dirigenti per realizzarla, allora la decisione spetterà alla mozione di minoranza.

5 –     La nostra posizione è chiara: o cambiano davvero le cose in Cgil oppure continuiamo la battaglia per la Cgil che vogliamo da minoranza e, se necessario, da opposizione democratica. La costituzione di un’area programmatica è quindi il risultato di una scelta sui contenuti. Se non siamo d’accordo con la maggioranza e vogliamo continuare a sostenere le nostre idee, dobbiamo necessariamente ricorrere agli strumenti previsti dallo Statuto e dalle regole. Un’area programmatica di dissenso e opposizione è uno strumento di democrazia nella vita dell’organizzazione. Essa è anche necessaria per superare le incomprensioni e anche le vere e proprie forme di autoritarismo che si sono manifestate in alcuni congressi, in Lombardia e in Toscana, anche all’interno della mozione. Si lotta per la democrazia praticandola fino in fondo, questa coerenza è il principale investimento sul futuro della mozione che comunque ha ricevuto il consenso convinto di 310.000 iscritte e iscritti alla Cgil.

Questi sono i punti di fondo che proporremo nelle prossime settimane. E’ necessario che la mozione arrivi al congresso nazionale della Cgil con una posizione chiara e in grado di incidere nelle scelte sindacali.

Rete28Aprile

fonte:http://www.rete28aprile.it

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