Le precarie «.it»: il Cnr se ne sbarazza dopo 11 anni di servizio

Al registro dei domini web 16 cococò non saranno confermate. Eppure il loro reparto macina fatturati milionari

Lavorare in un istituto di ricerca, come si sa, in Italia vuol dire essere appesi a un filo. Lo stanno sperimentando in questi giorni 16 cococò del Cnr di Pisa, quasi tutte donne (15 impiegate e un uomo) che lavorano al Registro.it, il servizio che permette di prendere un proprio dominio su Internet. Il registro, come è ormai in tutta Europa, diventerà completamente automatico, e proprio per questo motivo i 16 operatori finiranno in mezzo a una strada dal prossimo dicembre.
La cosa più crudele, come avviene spesso al giorno d'oggi, è che nessuno dovrà prendersi la pena di «licenziare»: basterà aspettare la naturale scadenza del contratto, appunto per la notte di San Silvestro, e benvenuto Anno Nuovo. Dopo 11 anni di onorato servizio, tutti a casa. Il registro è aperto dal 1999, e le operatrici hanno dai 3 agli 11 anni di anzianità.
Il meccanismo «contrattuale» è questo: un concorso bandito ogni anno, per contratti di 11 mesi. E un mese di pausa, dunque, tra un lavoro e l'altro. Il tutto per 1300 euro al mese, compresi una ventina di giorni di ferie e i buoni pasto - dunque meglio di tanti altri cococò - ma per l'istituto comunque un grande risparmio. Infatti i 16 svolgono esattamente le stesse mansioni dei dipendenti - che notoriamente hanno 13 mensilità, e qui anche un premio di risultato a fine anno - sono tenuti a rispettare precisi orari di lavoro e sono integrati nei turni con tutti gli altri operatori, così come nei piani ferie, da comunicare in anticipo. Alla faccia dei «collaboratori», insomma.
Ma adesso tutto sembra essere finito: il direttore dell'Istituto informatica e telematica (Iit) del Cnr, Domenico Laforenza, settore da cui dipende il registro, ha spiegato che all'esaurimento dell'ultimo contratto non ha dove ricollocare i 16, e così non verrà più bandito alcun concorso. All'Iit lavorano in 76, e ci sono anche un gruppo di interinali occupati presso il desk telefonico, 6 o 7 persone, cui pare sia stato anche promesso un contratto fino a primavera 2011, e poi altri a seguire.
Così, le lavoratrici precarie hanno chiesto di trovare una ricollocazione, magari allo stesso desk telefonico. D'altra parte, Registro.it non è affatto un servizio in perdita: anzi l'ultimo fatturato è stato di ben 11 milioni di euro, e una parte di questi è stata usata per finanziare borse di dottorato triennali presso Pisa e altre università. Ancora, ben 2 milioni di euro sono stati «donati» al Cnr di Roma: un «maxi-assegno» da utilizzare per nuovi progetti di ricerca.
«In tutto questo, ci chiediamo noi - dice Paola Chiellini, una delle precarie - non c'è spazio per ricollocare 16 persone, riconoscendo il lavoro che abbiamo svolto in tutti questi anni? Siamo tutti tra 30 e 45 anni, specializzati, in buona parte donne con famiglie a carico, con mutui da pagare». I lavoratori hanno scritto una lettera al sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, e l'altroieri hanno ricevuto promesse da Enrico Rossi, candidato Pd alla Regione. Speriamo che in ogni caso qualcuno li ascolti.

Antonio Sciotto

[Articolo su il manifesto del 26/03/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

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