Industria va ko e non c'è niente da ridere

Qualche anno fa Luciano Gallino ha pubblicato un libro sulla scomparsa dell'Italia industriale. Poco più di 100 pagine, il frutto di un lungo periodo di analisi e studi, non solo dell'autore. Gallino ha puntato l'analisi su un fenomeno imponente di trasformazioni economiche e sociali che negli ultimi venticinque anni ha trasformato l'intera Europa. In questo ambito l'Italia ha avuto, come del resto nella politica, una sua peculiarità. Non positiva. Interi settori industriali, spesso di punta, strategici se si intende fare politica economica (ma si vuol farla?), sono scomparsi. Ora un paese che, sia pure tardi e con contraddizioni, è stato comunque una delle maggiori economie industriali del mondo, e che vede scomparire i gioielli della sua struttura industriale, non può non essere avviato verso una decadenza. Molti dei settori scomparsi o ridotti allo stato residuale (informatica, elettromeccanica, chimica, aeronautica civile, ora l'auto, anche la siderurgia) non sono in sé scorie del passato, bensì elementi fondamentali di una economia reale, non virtuale, di questo secolo. Le economie che non ne dispongono sono condannate alla subalternità, e quindi la tendenziale scomparsa dell'industria a Piombino non può che essere considerata in questo contesto analitico. La riduzione ai minimi termini dell'Italia industriale è un aspetto fondamentale della fase regressiva che la nostra società sta attraversando. Il fatto di non cogliere il regresso (fa paura), ma di scambiarlo con il "nuovo" e il "moderno" (allure positiva), ne è ulteriore indice. Un regresso che può manifestarsi anche nel discutere di questi temi con vacua leggerezza, come accaduto sulle colonne de Il Tirreno pochi giorni fa, complice un insegnante di liceo capace di sostenere che l'addio alla acciaierie può essere una cosa buona, visto che possono essere sostituite dalla "nuova ricchezza" del turismo. Di tutto questo si potrebbe ridere. Ma sappiamo che non c'è niente da ridere. Perché nel vuoto anche le sciocchezze possono diventare senso comune.

Alessandro Favilli segretario Feder. Prc di Piombino Val Elba

[Articolo su il manifesto del 17/02/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

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