Sciopero metalmeccanici. Manifestano nelle grandi città


Oltre 250mila metalmeccanici hanno riempito oggi le piazze italiane, da nord a sud, insieme agli studenti, ai precari della scuola e alle altre categorie della Cgil. Solo a Roma sono in 40mila, venuti dall’Abruzzo, regione già devastata dal terremoto e ora alle prese con i conti della crisi, insieme alle Marche, all’Umbria e alla Sardegna.Una manifestazione piena di energia, colorata e vivace, canti e di slogan. Insieme alle tute blu sfilano i lavoratori della Funzione Pubblica, impiegati, dogane, vigile del fuoco, sanità, e poi gli edili, i tessili, i lavoratori dei trasporti, i pensionati. Tanti i precari della scuola e gli studenti della Rete degli studenti medi e dell’Uds, in gran numero oggi anche in tantissime altre città. L’appuntamento è a piazzale Flaminio alle 9,30, ma la piazza a quell’ora è già piena e ancora si aspetta l’arrivo dei lavoratori abruzzesi e marchigiani.

Poi la partenza, in direzione del Lungotevere, dove il corteo attraversa il ponte Margherita di Savoia e imbocca via Cola di Rienzo, la strada storica dello shopping romano per eccellenza. E ben lo sa Roberta, la delegata che dal camion mobile della Fiom interrompe la canzone di Caparezza a tutto volume per rivolgersi alle commesse sbucate fuori dai negozi richiamate dalla musica e dagli slogan, per dire loro di non vivere la precarietà da sole, di stare insieme a tutti i lavoratori che oggi sfilano in corteo, e all’indirizzo dei commercianti: “volete vederci entrare nei vostri negozi? Allora dovete rispettare i contratti e gli stipendi di chi lavora per voi!”. E’ un’occasione storica, quella del corteo di oggi a Roma, perché sfila per strade mai battute dai cortei, di un quartiere storicamente benestante, ‘Prati’, il quartiere dei commercianti, degli avvocati, dei notai. Un quartiere che oggi le tute blu hanno deciso di ‘disturbare’ per bussare alle porte della Rai di Viale Mazzini, a pretendere visibilità. “La Rai è nostra – è ancora Roberta dal camion – siamo noi che paghiamo il canone, de. E oggi va in onda il lavoro”. Poi lancia i numeri della partecipazione ai cortei delle altre città: 100mila a Milano da tutto il nord, 60mila a Firenze tutta la Toscana e l’Emilia, 50mila a Napoli e 10mila a Palermo la sola Sicilia. “Siamo più di 250mila!” grida mentre parte uno scroscio di applausi. E sono tantissimi, che, un coro unanime, tornano “ in piazza a difendere la democrazia”,.

I dati della crisi si ripetono drammaticamente in tutte le regioni. Sfilano i casi più noti, la Nortel, l’Eutelia, il gruppo Almaviva dal Lazio insieme ai lavoratori del Petrolchimico di Porto Torres e di Cagliari. “In Sardegna - dice il segretario regionale Marco Corona - il tasso di disoccupazione è al 30% rispetto a tutto il sud, e qui la crisi attuale si innesta in una situazione pregressa già drammatica e mai affrontata”. Qui in particolare c’è la crisi del Petrolchimico, a Porto Torres e a Cagliari, che rischiano la chiusura, e insieme ad altre fabbriche “si contano 10mila posti di lavoro a rischio”. Aziende grandi e piccole, come la Mercedes di Viterbo, 20 lavoratori a rischio, la Telecom sistemi, 39 lavoratori in Cig in attesa della mobilità, o le Fonderie viterbesi con 60 lavoratori in Cigs. “32 aziende – dice il segretario provinciale Carlo Proietti – che stanno esaurendo la cassa integrazione senza alcuna prospettiva occupazionale”.

Ma la preoccupazione generale per il futuro rende ancora più chiaro per tutti il disegno autoritario che “governo e Confindustria stanno mettendo in atto”, dice ancora Proietti. La gestione della trattativa per il contratto da parte di Federmeccanica da una parte e Fim e Uilm dall’altra, che hanno disdettato un contratto senza avere alcun mandato e portano avanti una piattaforma che non è stata votata “hanno messo tutti i lavoratori in condizione di capire che anche licenziamenti e occupazione sono una questione di democrazia”. “Senza poter decidere noi in fabbrica del nostro posto di lavoro non c’è democrazia”, dice un altro delegato.

Il corteo si ferma sotto la Rai. Si alternano gli interventi di delegati di fabbrica,dirigenti Cgil, di altre categorie, studenti,poi il segretario nazionale Fiom Maurizio Landini, che interviene poco prima di incontrare i dirigenti Rai insieme al segretario confederale Cgil Fabrizio Solari. Li riceve il direttore relazioni esterne Guido Paglia, un atto burocratico che è un atto politico, perché la lettera della Fiom era indirizzata al presidente Galimberti e al Direttore Masi. Ma Landini all’uscita sembra imperturbabile: “Noi abbiamo posto un problema di visibilità del lavoro, delle difficoltà di chi oggi è in cassa integrazione, e della questione di come si sta gestendo la trattativa. E abbiamo chiarito – prosegue – che ci rivolgeremo anche alla Commissione parlamentare di vigilanza”. “Hanno riconosciuto il problema e chiarito che avrebbero fatto una nota a tutte le strutture”. “Staremo a vedere – chiude Landini. – Intanto oggi abbiamo fatto partire le lettere a tutti i partiti. Dovranno risponderci se sia normale democrazia che i lavoratori non possano decidere sui loro contratti”.Intanto il 17 ottobre i metalmeccanici saranno di nuovo in piazza per i diritti dei migranti, e poi ancora il 14 novembre con la Cgil”. “Sarà dura- dice Landini-ma è solo l’inizio”.

Anna Maria Bruni

fonte:http://www.dazebao.org

Commenti