Il viaggio di Pisanotizie tra le fabbriche in lotta contro l'accordo separato. Continental, Asso Werke, Piaggio: le voci del conflitto, lo scontro con le altre sigle sindacali, la richiesta del referendum per tutti
Dopo gli scioperi, le manifestazioni e i blocchi stradali degli ultimi giorni contro l'accordo separato siglato da Fim e Uilm con Federmeccanica c'era grande attesa nelle fabbriche sull'esito del Comitato centrale della Fiom che si è riunito ieri. Si attendevano indicazioni chiare se e come proseguire la mobilitazione. E le risposte non sono mancate.L'organo dirigente del maggiore sindacato dei metalmeccanici del nostro paese ha chiesto, con una nota diffusa al termine della riunione, "in modo formale alla Fim e alla Uilm di effettuare tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici un referendum ove si possano confrontare, in modalità rigorose e trasparenti, le ragioni del sì e del no all'accordo separato, e il cui risultato sia vincolante per tutti. Il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di trarre tutte le conclusioni necessarie sul piano dei rapporti unitari nel caso in cui Fim e Uilm rifiutino questa proposta".Per il 30 ottobre, a Bologna, è convocata l'assemblea nazionale delle delegate e dei delegati metalmeccanici: "In questa assemblea verranno assunte le decisioni di lotta e tutte le iniziative necessarie al massimo coinvolgimento dell'opinione pubblica e delle istituzioni. Sin da ora, il Comitato centrale della Fiom conferma lo stato di mobilitazione permanente e impegna l'organizzazione a continuare, a tutti i livelli, la lotta contro l'accordo separato e contro i danni profondi che esso produce per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori". La Fiom, conclude la nota, "non lascerà nulla di intentato per contrastare gli effetti di questa intesa e per riconquistare con le lavoratrici e i lavoratori un contratto nazionale degno di questo nome".Nella provincia di Pisa gli operai delle principali fabbriche del territorio (Piaggio, Asso Werke, Continental) sono pronti a proseguire le iniziative di lotta intraprese negli scorsi giorni con scioperi che hanno avuto adesioni sempre superiori all'80%.Pisanotizie ha deciso di dar voce direttamente ai lavoratori delle fabbriche per raccontare queste giornate di conflitto e per spiegare le motivazioni della loro contrarietà all'accordo separato.Iniziamo il nostro piccolo viaggio partendo dalla Continental che impiega circa 1000 operai, che nei due stabilimenti di San Piero a Grado e Fauglia tra lunedì e martedì hanno fermato prima la produzione con un corteo interno, che è passato anche dagli uffici della direzione, e poi sono usciti dai cancelli bloccando l'Aurelia."La prima particolarità di questi scioperi - ci racconta Daniele Caboni della RSU-Fiom della Continental - è che abbiamo comunicato all'azienda solo cinque minuti prima la nostra decisione di scioperare, cosa che non si fa di solito, ma solo quando i rapporti sono molto tesi. Allo sciopero hanno aderito i lavoratori non solo della Fiom ma anche degli altri sindacati, i cui dirigenti sono stati duramente contestati nelle assemblee da quando si discute di questo accordo"."Ciò che è inaccettabile - prosegue Caboni - è la violazione delle più elementari regole di democrazia: Fim e Uilm hanno unilateralmente disdettato il contratto nazionale, firmato unitariamente nel 2008, pur rappresentando una minoranza dei metalmeccanici. E questo è un sopruso intollerabile".L'uso del termine democrazia per il sindacalista non ha qui un valore astratto ma una profonda concretezza nella vita della fabbrica: "Per quanto ci riguarda - ci spiega l'operaio - noi non abbiamo disdetatto nessun contratto, pertanto non rispetteremo nessuna imposizione che proviene dalle modifiche normative previste dall'intesa separata. Per noi vale il vecchio contratto e se provano ad attuare il nuovo accordo troveranno la nostra conflittualità. Inoltre nei futuri incontri per la contrattazione aziendale non terremo conto delle posizioni espresse dai rappresentanti degli altri due sindacati, ma solo delle decisioni scaturite dal confronto democratico con tutti i lavoratori". La rottura è profonda, e Caboni motiva anche le recenti contestazioni contro le altre sigle sindacali: "Le contestazioni sono giuste, perchè Fim e Uil non sono più dei sindacati, sono un'altra cosa: chi firma in nome e per conto dei lavoratori facendo gli interessi dei padroni senza assemblee e referendum non è più un sindacato, ma un'agenzia padronale".Se ci spostiamo da San Piero a Grado verso Fornacette alla Asso Werke, dove lavorano 360 operai, i ragionamenti non sono diversi. Qui lo sciopero è stato fatto lunedì mattina per alcune ore e gli operai sono scesi in corteo bloccando anche la Tosco Romagnola. "La Fiom - ci racconta Giuseppe Paci, delegato RSU-Fiom della Asso Werke - ha fatto nella sua storia tutte le sue battaglie dentro la fabbrica, e continua a farle, ma abbiamo deciso di andare sulla Tosco-Romagnola perchè ci siamo posti il problema della visibilità delle nostre lotte. Qui è in atto un attacco alla democrazia complessiva del nostro paese, per cui le decisioni le prendono solo i dirigenti e mai la gente".Anche qui sono tanti gli operai iscritti a sindacati diversi dalla Fiom che hanno aderito allo sciopero. "Non possiamo ambire come Fiom - prosegue Paci - al ritiro diretto della firma da parte di Fim e Uilm da questo accordo. Il nostro obiettivo è ottenere il referendum per tutti i lavoratori, dare loro la possibilità di esprimersi. E se il risultato finale sarà favorevole all'intesa ne prenderemo atto. E' la coerenza il punto di forza della nostra battaglia: in una vera democrazia l'importante è dare a tutti la possibilità di esprimersi. Se così non sarà, di certo non riconosceremo quel contratto".Qualche chilometro dopo Fornacette si staglia con i suoi giganteschi capannoni la Piaggio di Pontedera. E' da qui che nella provincia di Pisa è partita la protesta con lo sciopero ed il corteo di venerdì scorso per le strade di Pontedera a cui hanno partecipato un migliaio di lavoratori. Era da tempo che non si vedeva una simile mobilitazione dentro e poi fuori la fabbrica. "Abbiamo deciso sul momento cosa fare - spiega Angela Recce della RSU-Fiom della Piaggio. "Quando ci siamo accorti che in tanti ci venivano dietro siamo andati in corteo prima negli uffici della direzione, con i dipendenti che ci guardavano con gli occhi sbarrati, e poi da lì ci siamo diretti in città". La contestazione dei lavoratori al passaggio davanti alla sede della Uil ha trovato una durissima critica da parte del segretario provinciale della Uilm Bruno Casati. "Gli operai - ci racconta la sindacalista della Fiom - sono arrabbiati. Non si può firmare un accordo senza ascoltare i lavoratori e poi non tollerare che qualcuno ti urli 'venduto'. Le altre sigle sindacali rappresentano il 20% dei lavoratori e non possono decidere per tutti non avendo avuto nessun mandato, così si espropriano gli operai di qualsiasi potere decisionale".Grande è quindi la determinazione di questi lavoratori nel difendere la democrazia. Chiediamo così alla sindacalista della Piaggio cosa intendono fare ora. La risposta è netta: "L'importante è non fermarsi qui - dice la Recce - occorre proseguire. Speriamo di farcela".
Francesco Auletta
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