Continuano gli scioperi dei meccanici Cgil contro l’accordo separato. Domani a Bologna l’assemblea nazionale dei delegati Fiom per decidere le iniziative di lotta.A Roma la Cgil porta i lavoratori da tutta Italia per parlare della crisi. Il 14 novembre manifestazione nazionale.
La protesta non si ferma. Proseguono in tutta Italia gli scioperi delle tute blu della Fiom contro l’accordo separato. Questa mattina lo stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso si è fermato dalle 8.30 alle 11 dando vita ad un corteo che ha percorso le strade di Sestri Levante, con alla testa tre bare a simboleggiare la perdita del contratto, della democrazia e dei diritti. Scioperi spontanei sono immediatamente scattati subito dopo la firma dell’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici, e da allora, era il 15 ottobre, è stata una marea montante. Nel frattempo, il 20 ottobre, il Comitato centrale della Fiom ha indetto per domani 30 ottobre a Bologna l’assemblea nazionale dei delegati, per decidere tutte le iniziative di lotta da intraprendere nei prossimi mesi.
E prosegue anche il mese di iniziative indette dalla Cgil, a cominciare dai presidi dei lavoratori da tutta Italia in quattro piazze romane. Iniziati lunedì 19 ottobre, proseguiranno fino al 13 novembre e si chiuderanno il giorno dopo, 14 novembre, con una grande manifestazione nazionale. Nel corso della prima settimana lavoratori provenienti dal Lazio, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trento e Bolzano hanno ‘occupato’ Piazza Barberini. In questi giorni, e fino al 30 ottobre, il presidio si è spostato a piazza Navona con delegazioni provenienti dall'Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Sardegna, Abruzzo. Dal 2 al 6 novembre sarà la volta di Piazza Santi Apostoli, con delegazioni dalla Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia e ancora Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta. Si chiude in Piazza del Popolo, dal 9 al 13 novembre, con Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Campania, insieme a Trento e a Bolzano.
Il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, incontrando i lavoratori a piazza Navona è tornato sui temi della crisi. “Avremo problemi enormi sull'occupazione fino alla fine dell'anno prossimo”, ha detto, ribadendo la richiesta al governo di un intervento sugli ammortizzatori sociali con un allungamento dell'indennità di disoccupazione e un raddoppio dei massimali. Inoltre, Epifani ha insistito su una linea di sostegno alla domanda e una politica che intervenga anche sulla tassazione sul lavoro e le rendite, puntando il dito sulla “moria di piccole e piccolissime imprese, che saltano non solo per le loro dimensioni, ma perché dipendono dalle grandi”. Una situazione nella quale i primi a pagare “sono i precari – ha denunciato il leader Cgil - 300mila posti in meno, e ora non c'è più un interinale in azienda. Poi si passa ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato”. Epifani inoltre ha sottolineato il fatto che “in altri momenti c’era tutto il movimento sindacale” “a portare in piazza i volti della crisi”. Infine, ha messo sotto accusa anche il taglio dell’Irap, come “il quarto taglio alle tasse delle imprese e non a quelle del lavoro”.
L’Ires, il Centro studi della Cgil, ha prodotto uno studio articolato sulle conseguenze della crisi sul lavoro, illustrato oggi in conferenza stampa. Il primo dato sconfortante riguarda la disoccupazione che, secondo l’Ires, ha raggiunto i 3,2 milioni e non 1,8 milioni, come calcola l'Istat, perché a questa cifra bisogna aggiungere anche tutti coloro che hanno smesso di cercare un impiego. Il mercato del lavoro “si caratterizza per l'incremento sostenuto del numero di inattivi in età da lavoro – è ancora il rapporto Ires - cresciuti di 434mila unità rispetto al secondo trimestre 2008”. In particolare, il 9% degli inattivi complessivi tra i 15 e i 64 anni non cerca lavoro perché pensa di non riuscire a trovarlo. Una fascia di “scoraggiati” che riguarda 1 milione e 363 mila persone, per gran parte donne (938mila a fronte di 425mila uomini). Lo studio sottolinea anche come sia cresciuta la durata della disoccupazione, tra i 7 e i 12 mesi. Il tasso di disoccupazione, arrivato così al 12,1% ( e non al 7,4 come denuncia l’Istat), crescerà anche l’anno prossimo.
Chi è occupato invece, per il 29% sul totale dei lavoratori, percepisce un salario da fame. Quasi due terzi dei dipendenti con contratto a tempo determinato ha retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro. Fra questi, giovani e donne hanno la retribuzione più bassa. In particolare, per le donne con contratto a tempo determinato e meno di 34 anni, la media salariale è di poco superiore agli 800 euro.
Ultimo punto cruciale la cassa integrazione, prevista in aumento per il 2010. “L'anno prossimo ci saranno 1,2 milioni di domande di disoccupazione ordinaria” ha detto il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni presentando il rapporto. Fammoni ha poi illustrato le proposte del sindacato per affrontare la crisi, insistendo su quelle stesse proposte fatte in piazza dal segretario generale Epifani: prolungamento dell’indennità di disoccupazione ordinaria di quattro mesi per i lavoratori sotto i 50 e aumento del tetto della cassa integrazione a 1.100 euro mensili contro gli 800 attualmente percepiti.
Questi i temi delle iniziative che la Cgil continuerà a mettere in campo, anche dopo la manifestazione nazionale. Fra queste quella del 19 novembre sulla casa, lo stesso giorno di quarant’anni fa, quando il 19 novembre 1969 vi fu un grande sciopero generale proprio sulla casa. Il successivo 28 novembre sarà la volta di una giornata di mobilitazione per il Mezzogiorno. In questa occasione, in tutte le realtà del sud colpite dalla crisi si svolgeranno manifestazioni regionali per il lavoro, l’occupazione, lo sviluppo sostenibile e per politiche che affrontino i nodi del divario strutturale tra nord e sud. Insomma tutte questioni cruciali e a tutt’oggi irrisolte.
Dal 2 al 7 novembre infine, tre distinte giornate dedicate ai diritti individuali, alla denuncia della politica del governo su cultura e conoscenza e alla condizione dei pensionati. Al centro delle iniziative, le richieste della Cgil per uscire dalla crisi tutelando i lavoratori: oltre al prolungamento della cassa integrazione a 104 settimane, l’estensione delle indennità di disoccupazione, e un provvedimento ad hoc per i precari, in particolare i co.co.co che guadagnano 800 euro al mese e una indennità del 20% se perdono il lavoro, senza alcun ammortizzatore sociale. La Cgil propone un’indennità di 5-600 euro al mese che li avvicinerebbe alla cassa integrazione.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
La protesta non si ferma. Proseguono in tutta Italia gli scioperi delle tute blu della Fiom contro l’accordo separato. Questa mattina lo stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso si è fermato dalle 8.30 alle 11 dando vita ad un corteo che ha percorso le strade di Sestri Levante, con alla testa tre bare a simboleggiare la perdita del contratto, della democrazia e dei diritti. Scioperi spontanei sono immediatamente scattati subito dopo la firma dell’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici, e da allora, era il 15 ottobre, è stata una marea montante. Nel frattempo, il 20 ottobre, il Comitato centrale della Fiom ha indetto per domani 30 ottobre a Bologna l’assemblea nazionale dei delegati, per decidere tutte le iniziative di lotta da intraprendere nei prossimi mesi.
E prosegue anche il mese di iniziative indette dalla Cgil, a cominciare dai presidi dei lavoratori da tutta Italia in quattro piazze romane. Iniziati lunedì 19 ottobre, proseguiranno fino al 13 novembre e si chiuderanno il giorno dopo, 14 novembre, con una grande manifestazione nazionale. Nel corso della prima settimana lavoratori provenienti dal Lazio, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trento e Bolzano hanno ‘occupato’ Piazza Barberini. In questi giorni, e fino al 30 ottobre, il presidio si è spostato a piazza Navona con delegazioni provenienti dall'Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Sardegna, Abruzzo. Dal 2 al 6 novembre sarà la volta di Piazza Santi Apostoli, con delegazioni dalla Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia e ancora Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta. Si chiude in Piazza del Popolo, dal 9 al 13 novembre, con Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Campania, insieme a Trento e a Bolzano.
Il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, incontrando i lavoratori a piazza Navona è tornato sui temi della crisi. “Avremo problemi enormi sull'occupazione fino alla fine dell'anno prossimo”, ha detto, ribadendo la richiesta al governo di un intervento sugli ammortizzatori sociali con un allungamento dell'indennità di disoccupazione e un raddoppio dei massimali. Inoltre, Epifani ha insistito su una linea di sostegno alla domanda e una politica che intervenga anche sulla tassazione sul lavoro e le rendite, puntando il dito sulla “moria di piccole e piccolissime imprese, che saltano non solo per le loro dimensioni, ma perché dipendono dalle grandi”. Una situazione nella quale i primi a pagare “sono i precari – ha denunciato il leader Cgil - 300mila posti in meno, e ora non c'è più un interinale in azienda. Poi si passa ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato”. Epifani inoltre ha sottolineato il fatto che “in altri momenti c’era tutto il movimento sindacale” “a portare in piazza i volti della crisi”. Infine, ha messo sotto accusa anche il taglio dell’Irap, come “il quarto taglio alle tasse delle imprese e non a quelle del lavoro”.
L’Ires, il Centro studi della Cgil, ha prodotto uno studio articolato sulle conseguenze della crisi sul lavoro, illustrato oggi in conferenza stampa. Il primo dato sconfortante riguarda la disoccupazione che, secondo l’Ires, ha raggiunto i 3,2 milioni e non 1,8 milioni, come calcola l'Istat, perché a questa cifra bisogna aggiungere anche tutti coloro che hanno smesso di cercare un impiego. Il mercato del lavoro “si caratterizza per l'incremento sostenuto del numero di inattivi in età da lavoro – è ancora il rapporto Ires - cresciuti di 434mila unità rispetto al secondo trimestre 2008”. In particolare, il 9% degli inattivi complessivi tra i 15 e i 64 anni non cerca lavoro perché pensa di non riuscire a trovarlo. Una fascia di “scoraggiati” che riguarda 1 milione e 363 mila persone, per gran parte donne (938mila a fronte di 425mila uomini). Lo studio sottolinea anche come sia cresciuta la durata della disoccupazione, tra i 7 e i 12 mesi. Il tasso di disoccupazione, arrivato così al 12,1% ( e non al 7,4 come denuncia l’Istat), crescerà anche l’anno prossimo.
Chi è occupato invece, per il 29% sul totale dei lavoratori, percepisce un salario da fame. Quasi due terzi dei dipendenti con contratto a tempo determinato ha retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro. Fra questi, giovani e donne hanno la retribuzione più bassa. In particolare, per le donne con contratto a tempo determinato e meno di 34 anni, la media salariale è di poco superiore agli 800 euro.
Ultimo punto cruciale la cassa integrazione, prevista in aumento per il 2010. “L'anno prossimo ci saranno 1,2 milioni di domande di disoccupazione ordinaria” ha detto il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni presentando il rapporto. Fammoni ha poi illustrato le proposte del sindacato per affrontare la crisi, insistendo su quelle stesse proposte fatte in piazza dal segretario generale Epifani: prolungamento dell’indennità di disoccupazione ordinaria di quattro mesi per i lavoratori sotto i 50 e aumento del tetto della cassa integrazione a 1.100 euro mensili contro gli 800 attualmente percepiti.
Questi i temi delle iniziative che la Cgil continuerà a mettere in campo, anche dopo la manifestazione nazionale. Fra queste quella del 19 novembre sulla casa, lo stesso giorno di quarant’anni fa, quando il 19 novembre 1969 vi fu un grande sciopero generale proprio sulla casa. Il successivo 28 novembre sarà la volta di una giornata di mobilitazione per il Mezzogiorno. In questa occasione, in tutte le realtà del sud colpite dalla crisi si svolgeranno manifestazioni regionali per il lavoro, l’occupazione, lo sviluppo sostenibile e per politiche che affrontino i nodi del divario strutturale tra nord e sud. Insomma tutte questioni cruciali e a tutt’oggi irrisolte.
Dal 2 al 7 novembre infine, tre distinte giornate dedicate ai diritti individuali, alla denuncia della politica del governo su cultura e conoscenza e alla condizione dei pensionati. Al centro delle iniziative, le richieste della Cgil per uscire dalla crisi tutelando i lavoratori: oltre al prolungamento della cassa integrazione a 104 settimane, l’estensione delle indennità di disoccupazione, e un provvedimento ad hoc per i precari, in particolare i co.co.co che guadagnano 800 euro al mese e una indennità del 20% se perdono il lavoro, senza alcun ammortizzatore sociale. La Cgil propone un’indennità di 5-600 euro al mese che li avvicinerebbe alla cassa integrazione.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
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