In agosto tutti parlavano dei lavoratori della Bulleri, della fabbrica di Cascina messa in liquidazione senza motivo della proprietà. Alcuni giornali l'avevano chiamato l'INnse della Toscana, ma si sa che la crisi e la lotta per la difesa del proprio posto di lavoro e per la sopravvivenza di decine operai scompare presto dalla maggior parte della stampa, perché troppo spesso è scambiata per un fatto di colore, un evento quasi nostalgico che merita un po' di spazio ma le priorità sono altre.
Ma anche se non sei più sui giornali, non vuol dire che le difficoltà e i problemi sono stati risolti, anzi la realtà in molti casi diventa sempre più difficile. Ed è questo quello che sta avvenendo alla Bulleri. Un silenzio assoluto è caduto sulla vicenda dei lavoratori ed è questo una delle cose che fa più paura oggi agli stessi protagonisti: il senso di abbandono, e di solitudine.
Nel mese di settembre numerosi erano gli incontri, i tavoli, le trattative, i nomi di possbili imprenditori interessati a dare continuità a un sito produttivo di primissima qualità in Toscana. Dopo un mese, due dei tre soggetti interessati si sono ritirati e rimane un terzo gruppo che trova nella vecchia famiglia Bulleri il suo punto di forza. Questa cordata non ha però la liquidità necessaria per sostenere autonomamente neanche l'affitto del ramo d'azienda.
Il 9 ottobre in occasione dell'ultimo tavolo di lavoro svoltosi presso la Regioen Toscana, questi imprenditori cascinesi hanno presentato un prima bozza di piano industriale che, per avere però concretezza, necessita di un prestito da parte di Fidi Toscana, il soggetto coinvolto dalla stessa Regione per cercare di salvare la Bulleri. Ad oggi Fidi Toscana sta valutando questo progetto e nelle prossime settimane dovrebbe dare una risposta.
"Qui tutto tace - afferma Domenico Conti della Rsu della Bulleri. Noi lavoratori non abbiamo saputo più nulla né dal sindacato né dalle istituzioni. La nostra condiziona di vita quotidiana peggiora sempre di più: abbiamo toccato ormai il fondo. La cassa integrazione straordinaria non è ancora arrivata, e sembra che tutti ora ci abbiamo dimenticati e debbano fare altre cose".
"Siamo demoralizzati - prosegue uno degli animatori delle lotte alla Bulleri di queste mesi - quel patrimonio di professionalità che abbiamo cercato di difendere si sta disperdendo nel nulla. Perché nessuno fa qualcosa? Perché qualcuno non ci informa della situazione?"
Viste queste dichiarazioni del rappresentate dei lavoratori abbiamo sentito il sindaco di Cascina, Moreno Franceschini, per capire come stanno le cose: "A settembre la la ditta ha richiesto il concordato preventivo al Tribunale di Modena. Fino a quando però il concordato non è chiuso, è tutto bloccato. Il Tribunale deve indicare un soggetto che segua la vicenda del concordato, e si deve sciogliere il nodo della dichiarazione di fallimento o meno, in modo che chi subentra abbai chiaro se deve o meno rispondere dei debiti che sono a carico dell'azienda. Da parte nostra sollecitiamo il Tribunale a prendere un orientamento nel più breve tempo possibile, anche se siamo consapevoli che di norma una simile pratica richiede circa tre mesi. Perciò, entro fine anno o i primi di gennaio, dovremmo conoscere il pronunciamento. Anche se poi ogni caso ha la sua specificità e va valutato singolarmente. Questo potrebbe richiedere un tempo maggiore".
Per quanto riguarda gli imprenditori interessati, Franceschini conferma che "uno ha rinunciato, uno non ha fatto più sapere nulla e i Bulleri hanno elaborato un progetto che prevede la costituzione di una nuova società, la cui partenza però è vincolata al fatto che il piano industriale da loro presentato venga finanziato tramite un prestito da Fidi Toscana. Il capitale a disposizione di questi imprenditori non è molto, ma non mi pare che ci siano oggi altre alternative".
"Io capisco - prosegue il sindaco di Cascina - che vi sia preoccupazione tra i lavoratori. Voglio per questo essere molto franco proprio per non illudere nessuno: per adesso sbocchi sicuri non ce ne sono. Io mi auguro che l'unica proposta oggi in campo possa andare in porto, ma ripeto: allo stato attuale sono anche io molto preoccupato perché non vedo soluzioni".
Le stesse notizie e preoccupazioni vengono confermate dalla Fiom-Cgil: "Due pretendenti si sono ritirati - ci racconta Natascia Merola della Fiom - e in ballo sono rimasti solo i vecchi Bulleri che, per quanto sappiamo, hanno proposto alla Regione un piano industriale che è al vaglio ora di Fidi Toscana per un prestito. La liquidità necessaria è ingente, anche perché i debiti contratti dall'attuale proprietà dell'azienda sono molto cospicui"
"Noi - proseggue la Merola - ancora non abbiamo visto questo progetto che ha in mano solo Fidi Tosana. Ma si tratta di qualcosa di intangibile: se Fidi Toscana non concede il prestito, il piano industriale non esiste. Tuttaavia, entro una settimana Fidi dovrebbe dare una risposta. In caso positivo, sembra che i Bulleri costituirebbero una società non per acquistare l'azienda ma per concordare una forma d'affitto. Anche un'operazione simile, però, non ha tempi brevi.Se però anche questa ipotesi dovesse andare male, l'unica soluzione da percorrere è quella della cooperativa dei lavoratori"
Per quanto riguarda la situazione tra i lavoratori, la sindacalista della Fiom evidenzia come "il clima vada peggiorando perché il tempo passa e ancora non c'è una soluzione concreta. Inoltre, il silenzio che è piombato su questa vicenda fa paura, nessuno più parla della situazione dei lavoratori della Bulleri. Tra l'altro, ancora per la cassa integrazione straordinaria manca l'approvazione ministeriale in quanto al Ministero del Lavoro sono indietro di tre mesi su tutte le pratiche. La domanda di cassa integrazione straordinaria per la Bulleri è stata presentata il 30 luglio, per cui speriamo che a giorni anche su questo fronte la cosa si possa sbloccare. Da parte nostra organizzeremo il 7 di novembre un pranzo di solidarietà."
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fonte: http://www.pisanotizie.it
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