Si è svolta venerdì 23 ottobre presso la CdL di Oristano la riunione del gruppo di continuità regionale della R28A della Sardegna. Il dibattito incentrato sul prossimo congresso della Cgil e sulle scelte della nostra area, non poteva ignorare la difficile situazione di crisi economica e politica nella quale versa la Sardegna, con particolare riferimento al polo petrolchimico di Porto Torres e all’intesa sottoscritta il 19 ottobre tra Eni e anche la categoria dei chimici nazionale e regionale della Cgil, ma non dalle strutture provinciali e senza alcun mandato democratico da parte dei lavoratori direttamente interessati.
Nei giorni precedenti all’incontro i lavoratori del petrolchimico di Porto Torres hanno proposto di fare un’assemblea per discutere nel merito, anche con il livello nazionale, i piani presentati dall’Eni, ritenendo inopportuna la partecipazione a quell’incontro e chiedendo il rispetto degli accordi di luglio.
Nemmeno con l’occupazione della Torre Aragonese da parte di cinque lavoratori (chimici, metalmeccanici ed edili) che operano nel petrolchimico di Porto Torres è stata accolta la legittima richiesta di assemblea e sia la Filcem nazionale che quella regionale hanno partecipato all’incontro e sottoscritto un’intesa non voluta dai lavoratori.
La Rete 28 Aprile della Sardegna ritiene quanto avvenuto estremamente grave, in quanto sono state totalmente ignorate le ragioni dei lavoratori e la loro volontà, scavalcando il livello territoriale che di quelle richieste si è fatto portavoce e comportando le dimissioni del Segretario Generale della CdL di Sassari Antonio Rudas.
Senza alcun mandato democratico è stato sottoscritto un accordo che, come afferma Rudas, “sancisce la chiusura dello stabilimento Turritano senza nessuna valida contropartita” e che incontra, oltre alla contrarietà della Cgil di Sassari, anche quella delle amministrazioni locali.
Il Consiglio provinciale di Sassari, in un apposito ordine del giorno, “prende atto con grande contrarietà che è stata firmata un’intesa tra l’ENI e le rappresentanze sindacali nazionali dei chimici sul destino del Nord Ovest della Sardegna e dell’area industriale di Porto Torres, in totale dispregio della posizione e delle indicazioni dei legittimi Rappresentanti dei cittadini negli enti locali e delle OOSS del territorio”.
Il deposito di prodotti petroliferi per l’intero bacino del mediterraneo è finalizzato alla cessazione di qualsiasi attività produttiva con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro e sacrifica ulteriormente il territorio e il mare che saranno investiti da un ingente traffico di navi petroliere a danno di un diverso modello di sviluppo compatibile con l’ambiente.
Bene hanno fatto la Filcem e la Cgil di Sassari a non partecipare alla trattativa e, assieme alla Fiom e alla Fillea (altre categorie presenti nel petrolchimico) sostenere la lotta dei lavoratori e dei propri iscritti da cinque giorni e cinque notti sulla torre.
Scelte così importanti per tutto il tessuto socioeconomico del nord Sardegna non possono essere calate dall’alto sulla testa dei diretti interessati, l’accordo deve essere sottoposto a referendum tra tutti i lavoratori del petrolchimico, per dire NO ai licenziamenti e alla ulteriore distruzione del nostro territorio. Bisogna bocciare con forza “l’accordo porcheria” e proclamare lo sciopero generale della provincia.
Bisogna riprendere le lotte che in quest’anno hanno visto protagonisti i lavoratori dei Porto Torres, ma anche quelli del Sulcis, di Nuoro, degli insegnati precari, degli studenti e di tutto il popolo sardo.
Sassari 27 ottobre 2009
Rete 28 Aprile Sardegna
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