La manovra anticrisi aumenta l'età pensionabile

Le norme dovranno essere convertite in legge entro settembre. Ma la riforma delle pensioni entra subito in vigore, per la prima volta senza dibattito. Solo la Cgil si è opposta all'innalzamento automatico dal 2015. Il "pasticciaccio" estivo del governo

Con le correzioni imposte dal presidente Giorgio Napolitano (pena la decadenza del provvedimento), il governo varerà la cosiddetta manovra anticrisi sotto forma di decreto legge dopo una serie di riunioni del Consiglio dei ministri e voti di fiducia del Parlamento. Mentre la cosiddetta miniriforma delle pensioni (ma non è affatto mini) entrerà immediatamente in vigore con il voto di fiducia del Senato, dopo essere stata già precedentemente varata dalla Camera dei deputati. Per la prima volta nella storia previdenziale italiana, passerà così una riforma senza la discussione parlamentare e senza un dibattito sociale (solo la Cgil finora si è opposta). La nuova norma modifica in modo automatico il meccanismo: dal 2015 si andrà in pensione più tardi secondo gli scatti decisi dall’Istat sull’aspettativa di vita. “Attenzione a parlare di miniriforma – commenta Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil – l’innalzamento automatico dell’età pensionabile per uomini e donne è in realtà uno stravolgimento sostanziale dell’impianto previdenziale italiano complessivo. Con l’introduzione di questo automatismo si è anche espropriata la politica e la contrattazione sociale del loro ruolo. L’età pensionabile salirà automaticamente secondo i parametri Istat”.

Tutti gli altri provvedimenti che compongono questo pasticciaccio d’agosto dovranno essere invece convertiti in legge entro settembre. Il governo è dovuto correre ai ripari per gli errori e i danni provocati dal premier e dagli stessi ministri. Nel decreto correttivo Tremonti è stato infatti costretto a eliminare le parti più assurde e scandalose, a partire dalle norme sulla Corte dei Conti che – se approvate – avrebbero nei fatti cancellato il ruolo centrale dei magistrati contabili nel controllo della finanza pubblica. Dietrofront anche a proposito del commissariamento di Stefania Prestigiacomo a proposito delle competenze del ministero dell’Ambiente, e parziale (ma sicuramente insufficiente) dietrofront sul Sud. Dopo il polverone di proteste che erano montate anche all’interno della stessa maggioranza di governo, sono stati stanziati 4 miliardi e 313 milioni per la Sicilia, e si è ricominciato a parlare di Cassa per il mezzogiorno per le altre regioni meridionali. “La montagna ha partorito un topolino”, è stato il commento ironico di Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega ai problemi del mezzogiorno. Secondo la sindacalista, le misure tampone introdotte dal governo sono state solo una risposta politica interna alle logiche della maggioranza (hanno dovuto stoppare l’iniziativa del partito del Sud), ma non si tratta affatto di soluzioni politiche adeguate ad affrontare “il carattere devastante che la crisi ha assunto nelle regioni del Sud”.
Pasticcio anche per i fondi per lo spettacolo. Il governo ha sbandierato l’intervento correttivo come risolutivo. In realtà si è trattato di un’altra pezza. “Non 60 milioni di euro in più, bensì 140 in meno”, ha spiegato Vincenzo Vita, senatore Pd e vice presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. “'Il taglio del Fus non è stato sanato”. Errori, ripensamenti e ancora pasticci anche sulle parti sostanziali della cosiddetta manovra anticrisi. Nei testi definitivi si conferma infatti, come ha ribadito il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, la mancanza assoluta di una politica anticiclica e di misure a sostegno dei redditi da lavoro e delle famiglie. Dopo i dati sulla povertà in Italia diffusi dall’Istat, solo il ministro Sacconi ha avuto ancora il coraggio di difendere la social card di Tremonti, che per ammissione dello stesso ministro dell’economia è stata un fallimento.
Molto delicato il capitolo fiscale. Il governo Berlusconi aveva giurato che non ci sarebbero stati più condoni fiscali per far rientrare capitali sporchi dall’estero. E invece il ministro Tremonti – che non riesce a perdere il vizio – si è inventato il nuovo scudo fiscale che non solo favorirà i più furbi, ma – come hanno fatto notare gli esperti del Senato, rischia di incidere negativamente su tutto il sistema fiscale. Se si premiano sempre i furbi, perché pagare onestamente le tasse? La furbizia d’altra parte è la dote principale del ministro Tremonti, che ha cercato di mettere le mani anche sulle riserve auree della Banca d’Italia. Anche le misure più direttamente legate all’economia produttiva risultano pasticciate e insufficienti, con agevolazioni fiscali alle imprese che non produrranno effetti benefici in modo automatico. Tutto questo alla vigilia di un autunno che si annuncia caldo e difficilissimo con molte imprese che non riapriranno i battenti dopo le vacanze estive, mentre prende il via il processo di espulsione di migliaia di dipendenti pubblici, non soltanto impiegati o docenti precari, ma anche alte qualifiche dello Stato tra i quali primari, presidi ed altri dirigenti pubblici ultracinquantenni.

Paolo Andruccioli

fonte:http://www.rassegna.it

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