Da febbraio 2008 venti dipendenti si sono tolti la vita, tre solo quest’estate. L’ultima vittima ha lasciato una lettera in cui denunciava sovraccarico lavorativo. Altri dodici lavoratori hanno tentato di uccidersi
Anomia e terrore Le Monde - FR
Un’ondata di suicidi ha travolto France Telecom. Da febbraio 2008 20 dipendenti si sono tolti la vita, 3 solo quest’estate. L’ultima vittima ha lasciato una lettera in cui denunciava sovraccarico lavorativo. Altri dodici lavoratori hanno tentato di uccidersi. I sindacati – che da tempo avevano chiesto un confronto con l’azienda sul disagio riscontrato tra gli addetti – sono stati finalmente convocati.
Il caso, passato alla ribalta su alcuni quotidiani del paese, ha catturato l’attenzione anche del quotidiano Le Monde che ha intervistato lo psicanalista del lavoro Christophe Dejours, autore del volume “Suicidio e lavoro, che fare?”.
Se per i sindacati e, in particolare per la Confederation General du travail che ha istituito un osservatorio sullo stress lavorativo e sulle mobilità forzate, quasi tutti i suicidi in France Telecom vanno ricondotti al malessere provato sul lavoro, lo studioso francese lamenta una disattenzione decennale sul tema.
“Sono indignato – ha detto Dejours - perché avvenimenti di questo genere evidenziano un degrado del ‘vivere assieme’ in France Telecom dove, dopo la privatizzazione, è stata praticata una riorganizzazione di grande brutalità. (…) La cosa che mi rattrista è che lo studio che avevamo tentato di portare avanti dopo i primi suicidi – circa una dozzina di anni fa – proprio per favorire una presa di coscienza della sofferenza sui luoghi di lavoro, è rimasto senza effetto.”
Per giunta, prosegue lo psicanalista, sono davvero pochi i dirigenti aziendali disposti ad affrontare il problema mentre è facile trovare direzioni ostili all’apertura di qualsiasi dossier. Alla base di questa contrarietà vi sarebbe una lettura semplicistica degli atti disperati compiuti dai lavoratori: secondo un’analisi riduttiva – spiega a Le Monde Dejours – i suicidi evidenziano fragilità individuali. Per il medico si tratta di una visione falsa perché questi eventi avvengono più facilmente in luoghi dove l’organizzazione del lavoro si sta trasformando. “Ciascuno ha le proprie fragilità – commenta Dejours – Bisogna smettere di pensare all’organizzazione del lavoro per esseri umani ideali che non esistono. E’ vero che, in generale, il dipendente che si suicida ha delle difficoltà personali. Ma spiegare così il suo gesto, come fanno le direzioni aziendali, significa fare fondamento sull’idea di una frattura tra vita personale e lavorativa. Cosa che, sul piano psichico, non esiste affatto. Quando qualcuno soffre sul lavoro, anche la sua vita personale si svilisce.”
Anche se non sono ancora disponibili delle statistiche in merito, è altamente probabile che la crisi economica aggravi il rischio di suicidi. Per porre un freno a questa deriva secondo lo studioso occorre ricostruire i legami di solidarietà tra colleghi, il concetto di lavoro collettivo, la cooperazione. L’apparizione dei suicidi è “legata, infatti, alla destrutturazione del vivere assieme. I lavoratori sono stati messi sotto pressione, valutati individualmente per le proprie performance, il che ha dato vita a una concorrenza tra pari, nonché a un clima di reciproca ostilità”.
Davide Orecchio e Martina Toti
fonte:http://www.rassegna.it
Anomia e terrore Le Monde - FR
Un’ondata di suicidi ha travolto France Telecom. Da febbraio 2008 20 dipendenti si sono tolti la vita, 3 solo quest’estate. L’ultima vittima ha lasciato una lettera in cui denunciava sovraccarico lavorativo. Altri dodici lavoratori hanno tentato di uccidersi. I sindacati – che da tempo avevano chiesto un confronto con l’azienda sul disagio riscontrato tra gli addetti – sono stati finalmente convocati.
Il caso, passato alla ribalta su alcuni quotidiani del paese, ha catturato l’attenzione anche del quotidiano Le Monde che ha intervistato lo psicanalista del lavoro Christophe Dejours, autore del volume “Suicidio e lavoro, che fare?”.
Se per i sindacati e, in particolare per la Confederation General du travail che ha istituito un osservatorio sullo stress lavorativo e sulle mobilità forzate, quasi tutti i suicidi in France Telecom vanno ricondotti al malessere provato sul lavoro, lo studioso francese lamenta una disattenzione decennale sul tema.
“Sono indignato – ha detto Dejours - perché avvenimenti di questo genere evidenziano un degrado del ‘vivere assieme’ in France Telecom dove, dopo la privatizzazione, è stata praticata una riorganizzazione di grande brutalità. (…) La cosa che mi rattrista è che lo studio che avevamo tentato di portare avanti dopo i primi suicidi – circa una dozzina di anni fa – proprio per favorire una presa di coscienza della sofferenza sui luoghi di lavoro, è rimasto senza effetto.”
Per giunta, prosegue lo psicanalista, sono davvero pochi i dirigenti aziendali disposti ad affrontare il problema mentre è facile trovare direzioni ostili all’apertura di qualsiasi dossier. Alla base di questa contrarietà vi sarebbe una lettura semplicistica degli atti disperati compiuti dai lavoratori: secondo un’analisi riduttiva – spiega a Le Monde Dejours – i suicidi evidenziano fragilità individuali. Per il medico si tratta di una visione falsa perché questi eventi avvengono più facilmente in luoghi dove l’organizzazione del lavoro si sta trasformando. “Ciascuno ha le proprie fragilità – commenta Dejours – Bisogna smettere di pensare all’organizzazione del lavoro per esseri umani ideali che non esistono. E’ vero che, in generale, il dipendente che si suicida ha delle difficoltà personali. Ma spiegare così il suo gesto, come fanno le direzioni aziendali, significa fare fondamento sull’idea di una frattura tra vita personale e lavorativa. Cosa che, sul piano psichico, non esiste affatto. Quando qualcuno soffre sul lavoro, anche la sua vita personale si svilisce.”
Anche se non sono ancora disponibili delle statistiche in merito, è altamente probabile che la crisi economica aggravi il rischio di suicidi. Per porre un freno a questa deriva secondo lo studioso occorre ricostruire i legami di solidarietà tra colleghi, il concetto di lavoro collettivo, la cooperazione. L’apparizione dei suicidi è “legata, infatti, alla destrutturazione del vivere assieme. I lavoratori sono stati messi sotto pressione, valutati individualmente per le proprie performance, il che ha dato vita a una concorrenza tra pari, nonché a un clima di reciproca ostilità”.
Davide Orecchio e Martina Toti
fonte:http://www.rassegna.it
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