La risposta dei lavoratori Fincantieri all'accordo firmato il 1° aprile a Roma da Fim e Uilm e bocciato dalla Fiom non si è fatta attendere. Tutti gli stabilimenti del gruppo sono in mobilitazione, con un adesione superiore al 90% che è un No netto all'accordo separato. In alcuni stabilimenti, anche delegati delle Organizzazioni firmatarie dell'accordo si sono pronunciati contro. Michele Zoff, Rsu Fim di Monfalcone, ha dato le dimissioni in diretta durante il coordinamento.
“Non ho accettato il metodo usato dalla Fim per arrivare all'accordo - dice - Abbiamo fatto ventisei riunioni per discutere questo contratto integrativo, speso un sacco di soldi per venire a Roma, potevamo fare una riunione in più e raggiungevano un accordo unitario”. “Qui ci sono 280-300 iscritti Fim che dicono che l'accordo doveva essere unitario. Ma se non molli niente alla Fiom vuol dire che non vuoi fare un accordo con loro, cerchi la battaglia contro, vuoi lasciarli fuori. Questa è politica, e io faccio il sindacato, nell'interesse dei lavoratori”. Zoff continua, piuttosto amareggiato. “ Io ho raddoppiato gli iscritti in un anno anche perché sono un operaio, mi hanno votato, io non firmo un contratto in cui i lavoratori dei cantieri non vedranno una lira”.
Le richieste Fiom sul piano salariale sono più solide, allora. “Non solo - dice il delegato - anche per quanto riguarda appalti e sicurezza. La Fiom chiede maggiori garanzie sugli appalti e l'Rls di sito. E anche per quanto riguarda il premio per gli indiretti, noi chiedevamo il 75%, siamo arrivati al 70”. “Io ho avuto l'appoggio di tutti i lavoratori e dei miei iscritti. Lunedì torno a lavorare. La Fim deve decidere cosa vuole fare”.
“Comunque - conclude Michele Zoff - i delegati Fim hanno rifiutato l'accordo a Marghera, Ancona e Monfalcone, e sono i più grandi cantieri d'Italia.”.
A Monfalcone lo sciopero è cominciato questa mattina alle 6 e si esteso per tutta la giornata. Otto ore per ogni turno, ben più delle due ore proclamate ieri dal Coordinamento nazionale Fiom di Fincantieri e dalla Fiom nazionale. Il cantiere è rimasto completamente vuoto.
A Marghera, Venezia, i lavoratori del primo turno hanno bloccato le portinerie e alle 8 hanno convocato una assemblea con una partecipazione impressionate di operai, impiegati e capi-officina. Alla fine dell'assemblea è partito un grande corteo interno che ha raggiunto la Direzione.
Ad Ancona lo sciopero è cominciato alle 9 con una assemblea di due ore. Al termine è partito un corteo interno che si è diretto verso la palazzina della direzione, e ha dato vita ad un confronto diretto con il Direttore e con il capo del Personale.
Anche Castellammare di Stabia, provincia di Napoli, è rimasto fermo dalle 6 di questa mattina. I lavoratori sono rimasti tutti fuori dai cancelli, dando vita ad una grande assemblea nel piazzale antistante lo stabilimento, e hanno deciso di prolungare lo sciopero per tutta la giornata.
Alla Isotta Fraschini di Bari lo sciopero iniziale di 2 ore è diventato di 3 ore, con l'adesione formale della Fim-Cisl. Oltre che contro l'accordo, i lavoratori dello stabilimento hanno protestato anche contro lo spostamento punitivo di un capo servizio.
Al Muggiano, La Spezia, i lavoratori in sciopero hanno tenuto un'assemblea dalle 9.30 del mattino, bloccando con un presidio spontaneo i cancelli d'ingresso per un paio d'ore e sedendosi per terra davanti allo stabilimento, registrando una partecipazione molto più alta delle precedenti.
Mobilitazione anche a Riva Trigoso e a Sestri Ponente, in provincia di Genova. A Riva Trigoso tutto lo stabilimento è sceso in sciopero, mentre a Sestri Ponente, al termine dell'assemblea, i lavoratori in sciopero, come ad Ancona e a Marghera, hanno dato vita a un corteo interno che si è diretto verso la Direzione, dove hanno avuto un confronto con il Direttore di cantiere Roberto Olivari.
A Palermo, uno sciopero è stato indetto dalla Fiom per la mattinata di venerdì 3 aprile.
La Fiom nazionale chiarisce con un comunicato che l'accordo separato lascia aperti tutti i problemi posti nella vertenza. “Impone il 20% di lavoro in più in cambio di un aumento salariale incerto e illusorio, e discrimina all'interno del gruppo capi, diretti, indiretti, cercando di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri”. Per quel che riguarda in particolare i lavoratori indiretti, oltre al trattamento salariale discriminatorio, l'accordo, sostiene sempre la Fiom, lascia completamente irrisolta la questione degli appalti.
Nel frattempo la Procura della Repubblica di Venezia ha aperto un'inchiesta su alcune ditte d'appalto della Fincantieri di Porto Marghera e alcune micro imprese subappaltatrici che costringerebbero i loro operai a lavorare praticamente senza regole, a condizioni quasi disumane. Il sospetto è quello di un sistema completamente diverso rispetto a quello dell'azienda madre e dei suoi 1.200 lavoratori regolarmente assunti. L'indagine è partita infatti da un esposto su contratti-capestro, ferie camuffate, paghe finte, società 'apri e chiudi', per arrivare a ipotizzare anche il reato di estorsione: lo ha precisato all'Ansa il Procuratore capo di Venezia Vittorio Borraccetti, confermando l'apertura di un fascicolo. Gli operai delle imprese appaltatrici e subappaltrici su cui si indaga sarebbero infatti costretti, se i fatti denunciati verranno accertati, a subire in sostanza un ricatto: o accettare quelle condizioni di sfruttamento o perdere il lavoro, che nel caso degli extracomunitari, cioè la maggioranza, significherebbe anche il rimpatrio. La polizia giudiziaria sarebbe partita dal sospetto su alcune ditte che pagherebbero i loro dipendenti solo in parte, facendo figurare in busta paga il minimo sindacale, circa 1.200 euro, ma versando in realtà al lavoratore solo 700-900 euro. Nel mirino delle indagini sarebbero finite anche alcune società sospette gestite da uno o più italiani e da un extracomunitario. È stata denunciata inoltre la condizione di decine di operai che sarebbero costretti di fatto a lavorare in nero attraverso il cosiddetto sistema della 'paga-globale' (già denunciata dai delegati, vedi articolo del 1° aprile) che monetizza e forfettizza sicurezza, salute e ferie.
Anche i lavoratori indiretti in molti casi si sono uniti alla mobilitazione di oggi. “E' ormai evidente - sottolinea Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e responsabile per la cantieristica navale - che questo accordo non ha alcun reale consenso nei luoghi di lavoro e per questo, oltre a essere ingiusto, costituisce un vero e proprio errore sia per l'Azienda che lo ha voluto, sia per i sindacati che lo hanno firmato.”
“A questi ultimi - continua il dirigente Fiom - consiglierei in particolare cautela nel vantare i guadagni salariali che l'intesa porterebbe ai lavoratori. Fim e Uilm sanno benissimo che i 1.500 euro di cui parlano sono totalmente aleatori e che altre voci salariali sono a rischio per una parte dei cantieri.” “Dopo questa giornata di lotta - conclude Cremaschi - chiediamo formalmente all'Azienda di riaprire il tavolo di trattativa, perché la sua proposta è stata bocciata. In caso contrario, il conflitto sindacale nel Gruppo crescerà”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
“Non ho accettato il metodo usato dalla Fim per arrivare all'accordo - dice - Abbiamo fatto ventisei riunioni per discutere questo contratto integrativo, speso un sacco di soldi per venire a Roma, potevamo fare una riunione in più e raggiungevano un accordo unitario”. “Qui ci sono 280-300 iscritti Fim che dicono che l'accordo doveva essere unitario. Ma se non molli niente alla Fiom vuol dire che non vuoi fare un accordo con loro, cerchi la battaglia contro, vuoi lasciarli fuori. Questa è politica, e io faccio il sindacato, nell'interesse dei lavoratori”. Zoff continua, piuttosto amareggiato. “ Io ho raddoppiato gli iscritti in un anno anche perché sono un operaio, mi hanno votato, io non firmo un contratto in cui i lavoratori dei cantieri non vedranno una lira”.
Le richieste Fiom sul piano salariale sono più solide, allora. “Non solo - dice il delegato - anche per quanto riguarda appalti e sicurezza. La Fiom chiede maggiori garanzie sugli appalti e l'Rls di sito. E anche per quanto riguarda il premio per gli indiretti, noi chiedevamo il 75%, siamo arrivati al 70”. “Io ho avuto l'appoggio di tutti i lavoratori e dei miei iscritti. Lunedì torno a lavorare. La Fim deve decidere cosa vuole fare”.
“Comunque - conclude Michele Zoff - i delegati Fim hanno rifiutato l'accordo a Marghera, Ancona e Monfalcone, e sono i più grandi cantieri d'Italia.”.
A Monfalcone lo sciopero è cominciato questa mattina alle 6 e si esteso per tutta la giornata. Otto ore per ogni turno, ben più delle due ore proclamate ieri dal Coordinamento nazionale Fiom di Fincantieri e dalla Fiom nazionale. Il cantiere è rimasto completamente vuoto.
A Marghera, Venezia, i lavoratori del primo turno hanno bloccato le portinerie e alle 8 hanno convocato una assemblea con una partecipazione impressionate di operai, impiegati e capi-officina. Alla fine dell'assemblea è partito un grande corteo interno che ha raggiunto la Direzione.
Ad Ancona lo sciopero è cominciato alle 9 con una assemblea di due ore. Al termine è partito un corteo interno che si è diretto verso la palazzina della direzione, e ha dato vita ad un confronto diretto con il Direttore e con il capo del Personale.
Anche Castellammare di Stabia, provincia di Napoli, è rimasto fermo dalle 6 di questa mattina. I lavoratori sono rimasti tutti fuori dai cancelli, dando vita ad una grande assemblea nel piazzale antistante lo stabilimento, e hanno deciso di prolungare lo sciopero per tutta la giornata.
Alla Isotta Fraschini di Bari lo sciopero iniziale di 2 ore è diventato di 3 ore, con l'adesione formale della Fim-Cisl. Oltre che contro l'accordo, i lavoratori dello stabilimento hanno protestato anche contro lo spostamento punitivo di un capo servizio.
Al Muggiano, La Spezia, i lavoratori in sciopero hanno tenuto un'assemblea dalle 9.30 del mattino, bloccando con un presidio spontaneo i cancelli d'ingresso per un paio d'ore e sedendosi per terra davanti allo stabilimento, registrando una partecipazione molto più alta delle precedenti.
Mobilitazione anche a Riva Trigoso e a Sestri Ponente, in provincia di Genova. A Riva Trigoso tutto lo stabilimento è sceso in sciopero, mentre a Sestri Ponente, al termine dell'assemblea, i lavoratori in sciopero, come ad Ancona e a Marghera, hanno dato vita a un corteo interno che si è diretto verso la Direzione, dove hanno avuto un confronto con il Direttore di cantiere Roberto Olivari.
A Palermo, uno sciopero è stato indetto dalla Fiom per la mattinata di venerdì 3 aprile.
La Fiom nazionale chiarisce con un comunicato che l'accordo separato lascia aperti tutti i problemi posti nella vertenza. “Impone il 20% di lavoro in più in cambio di un aumento salariale incerto e illusorio, e discrimina all'interno del gruppo capi, diretti, indiretti, cercando di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri”. Per quel che riguarda in particolare i lavoratori indiretti, oltre al trattamento salariale discriminatorio, l'accordo, sostiene sempre la Fiom, lascia completamente irrisolta la questione degli appalti.
Nel frattempo la Procura della Repubblica di Venezia ha aperto un'inchiesta su alcune ditte d'appalto della Fincantieri di Porto Marghera e alcune micro imprese subappaltatrici che costringerebbero i loro operai a lavorare praticamente senza regole, a condizioni quasi disumane. Il sospetto è quello di un sistema completamente diverso rispetto a quello dell'azienda madre e dei suoi 1.200 lavoratori regolarmente assunti. L'indagine è partita infatti da un esposto su contratti-capestro, ferie camuffate, paghe finte, società 'apri e chiudi', per arrivare a ipotizzare anche il reato di estorsione: lo ha precisato all'Ansa il Procuratore capo di Venezia Vittorio Borraccetti, confermando l'apertura di un fascicolo. Gli operai delle imprese appaltatrici e subappaltrici su cui si indaga sarebbero infatti costretti, se i fatti denunciati verranno accertati, a subire in sostanza un ricatto: o accettare quelle condizioni di sfruttamento o perdere il lavoro, che nel caso degli extracomunitari, cioè la maggioranza, significherebbe anche il rimpatrio. La polizia giudiziaria sarebbe partita dal sospetto su alcune ditte che pagherebbero i loro dipendenti solo in parte, facendo figurare in busta paga il minimo sindacale, circa 1.200 euro, ma versando in realtà al lavoratore solo 700-900 euro. Nel mirino delle indagini sarebbero finite anche alcune società sospette gestite da uno o più italiani e da un extracomunitario. È stata denunciata inoltre la condizione di decine di operai che sarebbero costretti di fatto a lavorare in nero attraverso il cosiddetto sistema della 'paga-globale' (già denunciata dai delegati, vedi articolo del 1° aprile) che monetizza e forfettizza sicurezza, salute e ferie.
Anche i lavoratori indiretti in molti casi si sono uniti alla mobilitazione di oggi. “E' ormai evidente - sottolinea Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e responsabile per la cantieristica navale - che questo accordo non ha alcun reale consenso nei luoghi di lavoro e per questo, oltre a essere ingiusto, costituisce un vero e proprio errore sia per l'Azienda che lo ha voluto, sia per i sindacati che lo hanno firmato.”
“A questi ultimi - continua il dirigente Fiom - consiglierei in particolare cautela nel vantare i guadagni salariali che l'intesa porterebbe ai lavoratori. Fim e Uilm sanno benissimo che i 1.500 euro di cui parlano sono totalmente aleatori e che altre voci salariali sono a rischio per una parte dei cantieri.” “Dopo questa giornata di lotta - conclude Cremaschi - chiediamo formalmente all'Azienda di riaprire il tavolo di trattativa, perché la sua proposta è stata bocciata. In caso contrario, il conflitto sindacale nel Gruppo crescerà”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
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