Epifani, «non ci faremo mettere in un angolo». Pagliarini, «indecente l'accordo firmato da Cisl e Uil»
Mentre la Cgil è sempre più isolata e Cisl e Uil firmano accordi separati, Walter Veltronisostiene che «questo è il momento dell'unità sindacale, ci sono le condizioni per un grande sindacato unitario plurale». Sembrerebbe che il leader democratico abbia seguito poco la cronaca degli ultimi mesi, ma ecco che invece Veltroni sembra assai consapevole di ciò che sta succedendo nel mondo del lavoro e della rappresentanza sindacale ed assai deciso nell'attaccare, anche lui, la Cgil.
Ora che non esiste più un grande partito di sinistra, estinto proprio grazie al buon Veltroni che con un colpo solo è riuscito anche a far fuori i comunisti dal Parlamento, la Cgil rimane il più grande soggetto che dia voce ai lavoratori. Ma per il leader Pd il sindacato di Corso Italia sbaglia, «deve saper accettare le sfide dell’innovazione riformista». Insomma, Epifani e i suoi avrebbero dovuto firmare la vergogna di una riforma dei contratti che mortifica i diritti dei lavoratori ma che per Veltroni «è positiva, contiene cose interessanti e va nella direzione di quanto avevamo detto in campagna elettorale».
Una posizione dura e senza precedenti, almeno in questi termini, quella del segretario del Partito democratico, a cui hanno fatto seguito le necessarie repliche di Guglielmo Epifani, leader del sindacato che per Veltroni è troppo settario.
«Veltroni si misuri con il merito e ci dica se su l'inflazione ed il contratto nazionale la Cgil dice cose giuste o sbagliate, ha esordito Epifani, intervistato da Concita De Gregorio, ricordando che la Cgil è un sindacato che ha in se capacità di adattamento e che non fugge la sfida riformista del cambiamento. «Ho sempre detto – prosegue Epifani - che nei confronti di chi ci da dei conservatori, noi dobbiamo dimostrare una capacità innovatrice. Noi non ci faremo mettere in un angolo e l'ho detto ancora prima che Veltroni ci chiamasse in causa».
Ora spetterà a Enrico Letta, Cesare Damiano e Tiziano Treu per parte del governo cercare di ricomporre lo strappo fra i 3 maggiori sindacati per arrivare ad un accordo il più largo possibile ma assai difficile. Come difficile è proprio il rapporto fra il più grande partito di opposizione e il più grande sindacato, che ha rotto l’unità per difendere il potere contrattuale e la tenuta dei salari. Per Gianni Pagliarini, responsabile lavoro del Pdci, Veltroni, seppur indirettamente, «dà ragione a chi accusa la Cgil di aver rifiutato l’accordo per motivi ideologici. Mentre l’unica posizione ideologica riguarda chi vorrebbe obbligare i sindacati a rinunciare a fare il loro mestiere. Il mestiere di difendere quotidianamente le condizioni di lavoratori e pensionati. Dunque riproporre l’unità del fronte sindacale senza un dietrofront sull’accordo indecente firmato a palazzo Chigi è impensabile. Ma siamo convinti che Veltroni non avrà il coraggio di dirlo».
V.V.
fonte:http://www.larinascita.org/
Mentre la Cgil è sempre più isolata e Cisl e Uil firmano accordi separati, Walter Veltronisostiene che «questo è il momento dell'unità sindacale, ci sono le condizioni per un grande sindacato unitario plurale». Sembrerebbe che il leader democratico abbia seguito poco la cronaca degli ultimi mesi, ma ecco che invece Veltroni sembra assai consapevole di ciò che sta succedendo nel mondo del lavoro e della rappresentanza sindacale ed assai deciso nell'attaccare, anche lui, la Cgil.
Ora che non esiste più un grande partito di sinistra, estinto proprio grazie al buon Veltroni che con un colpo solo è riuscito anche a far fuori i comunisti dal Parlamento, la Cgil rimane il più grande soggetto che dia voce ai lavoratori. Ma per il leader Pd il sindacato di Corso Italia sbaglia, «deve saper accettare le sfide dell’innovazione riformista». Insomma, Epifani e i suoi avrebbero dovuto firmare la vergogna di una riforma dei contratti che mortifica i diritti dei lavoratori ma che per Veltroni «è positiva, contiene cose interessanti e va nella direzione di quanto avevamo detto in campagna elettorale».
Una posizione dura e senza precedenti, almeno in questi termini, quella del segretario del Partito democratico, a cui hanno fatto seguito le necessarie repliche di Guglielmo Epifani, leader del sindacato che per Veltroni è troppo settario.
«Veltroni si misuri con il merito e ci dica se su l'inflazione ed il contratto nazionale la Cgil dice cose giuste o sbagliate, ha esordito Epifani, intervistato da Concita De Gregorio, ricordando che la Cgil è un sindacato che ha in se capacità di adattamento e che non fugge la sfida riformista del cambiamento. «Ho sempre detto – prosegue Epifani - che nei confronti di chi ci da dei conservatori, noi dobbiamo dimostrare una capacità innovatrice. Noi non ci faremo mettere in un angolo e l'ho detto ancora prima che Veltroni ci chiamasse in causa».
Ora spetterà a Enrico Letta, Cesare Damiano e Tiziano Treu per parte del governo cercare di ricomporre lo strappo fra i 3 maggiori sindacati per arrivare ad un accordo il più largo possibile ma assai difficile. Come difficile è proprio il rapporto fra il più grande partito di opposizione e il più grande sindacato, che ha rotto l’unità per difendere il potere contrattuale e la tenuta dei salari. Per Gianni Pagliarini, responsabile lavoro del Pdci, Veltroni, seppur indirettamente, «dà ragione a chi accusa la Cgil di aver rifiutato l’accordo per motivi ideologici. Mentre l’unica posizione ideologica riguarda chi vorrebbe obbligare i sindacati a rinunciare a fare il loro mestiere. Il mestiere di difendere quotidianamente le condizioni di lavoratori e pensionati. Dunque riproporre l’unità del fronte sindacale senza un dietrofront sull’accordo indecente firmato a palazzo Chigi è impensabile. Ma siamo convinti che Veltroni non avrà il coraggio di dirlo».
V.V.
fonte:http://www.larinascita.org/
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