mercoledì 2 luglio 2014

“I tedeschi sanno trattare e con loro sperimentiamo innovativi modelli sociali"

MAURIZIO LANDINI, IRRIDUCIBILE LEADER DELLA FIOM CHE OSTINATAMENTE HA RIFIUTATO DI FIRMARE IL CONTRATTO FIAT DI MARCHIONNE, SPIEGA GLI IMPATTI POSITIVI DELLA REDISTRIBUZIONE DEL LAVORO E DELLE SOLUZIONI ILLUMINATE ADOTTATE ALLA ELECTROLUX E AL GRUPPO LAMBORGHINI.

«Se il contratto aziendale in deroga è migliorativo rispetto a quello nazionale, siamo prontissimi a collaborare. E alla Ducati, stiamo lavorando perché si arrivi a un accordo innovativo entro questo principio base».
Maurizio Landini, leader nazionale della Fiom, sindacalista irriducibile che si è ostinatamente rifiutato di firmare l’accordo con la Fiat di Marchionne, coi tedeschi della Audi-Volkswagen è al contrario, collaborativo. Perché con loro si?
«Loro sono pronti a trattare, a discutere. Sono stato alla Volkswagen in Germania, ho incontrato i colleghi della Ig metal (potente sindacato dei metalmeccanici n.dr.), si è aperto un rapporto di confronto in un contesto più ampio. In Fiat, invece, volevano imporre dall’alto un modello di lavoro che aumentava, attraverso lo straordinario, il lavoro di pochi, riducendo però l’occupazione».
Alla Ducati si parla di 7 giorni, domeniche comprese, per 24 ore.
«In Italia ci sono già aziende con accordi su 6 e 7 giorni, lo prevede lo stesso Contratto nazionale. Il punto è come si articolano questi orari nell’organizzazione complessiva. In Ducati è previsto il lavoro 4 giorni alla settimana, pari a una media molto vicina alle 30 ore settimanali. Si lavora 30 ore, pagato 40: vuole dire che a fronte di un piccolo sacrificio di presenza il sabato e la domenica, ma solo un paio di domeniche, non tutte, si ha per ritorno una secca riduzione di orario e di conseguenza un aumento di occupazione. Se si aumenta l’utilizzo degli impianti con questa logica abbiamo fatto una scelta strategica molto importante. In più aumenta anche il numero delle squadre, invece di 3, hai 4 squadre che si alternano. L’aumento di produttività avviene con una redistribuzione dell’orario. E’ la strategia sindacale che bisognerebbe adottare, e che già siamo riusciti ad applicare anche alla Lamborghini e alla Giugiario, tre aziende dove l’Audi ha investito con ritorni molto consistenti e dove, guarda caso, la Fiom ha la stragrande maggioranza dei delegati e dei consensi».
Un sistema per scardinare la prassi radicata in Italia di fare massiccio ricorso allo straordinario, sul quale gravano meno oneri. E nel quale, dunque, rientra positivamente anche la decisione di avvalersi di stagionali con contratti a tempo indeterminato per i picchi di lavoro?
«La dimostrazione che si può affrontare lo stesso problema con soluzioni diverse, avendo in testa un ruolo sociale di impresa».
L’accordo Ducati prevede anche un sistema di valutazione individuale, in base alle assenze e altri parametri.
«E’ un punto della trattativa non ancora chiuso e lo stiamo discutendo nell’ambito del confronto con Ig Metal. Il punto fermo per noi è riconoscere e premiare la professiona-lità, che è ben diverso dall’idea di un salario individuale. Non a caso un passaggio importante e innovativo riguarda la formazione, attraverso un accordo con la Regione e gli istituti professionali per costruire un percorso studio-lavoro».
Formazione solo per le nuove leve, o formazione permanente?
«Permanente, assolutamente. Da una nostra indagine su 100.000 lavoratori metalmeccanici risulta una media di attività di formazione di 8 ore all’anno, in pratica niente. Con i cambiamenti produttivi attuali la formazione permanente deve diventare un punto strutturato degli accordi di lavoro anche nel contratto nazionale»
La Ducati prevede anche l’introduzione di elementi di welfare: sale relax, wi-fi...
«Il tema complessivo delle condizioni di salute, di sicurezza, di tutela dei ritmi e dei carichi è fondamentale. Vale per la Ducati ma a Bologna vale anche per altre aziende come la G.D. che fa macchine per impacchettare sigarette, la Lima. Le imprese possono avere una funzione di welfare anche sul territorio. Prendiamo gli asili nido aziendali: anche in Ducati è in corso una discussione per aprirli anche a chi non lavora in azienda».
Non ha paura che troppo sindacato possa frenare gli investimenti stranieri in Italia?
«Gli stranieri hanno paura della corruzione e della burocrazia. Mentre la qualità si fa investendo sul lavoro e sugli accordi, come provano i casi in cui si è applicato un modello innovativo frutto di sforzi congiunti anche con il settore pubblico. Fa scuola il caso Electrolux, dove abbiamo applicato contratti di solidarietà che consentono di abbassare il costo del lavoro riducendo i contributi anziché comprimendo i salari. Abbiamo aperto un varco nella politica di defiscalizzazione, di cui si parla da anni senza finora riuscire a ottenere risultati. Di fronte a questo accordo gli svedesi hanno fatto nuovi investimenti»


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