domenica 15 marzo 2015

Il Jobs Act è una pistola puntata alla tempia: è tempo di reagire

L’Unione Sindacale di Base chiama i lavoratori a mobilitarsi contro lo scempio del Jobs Act di Renzi, che di fatto cancella l’articolo 18 e devasta lo Statuto dei Lavoratori. Si tratta di ulteriore inasprimento rispetto alla legge Fornero, poiché oltre all’annullamento della reintegra peggiora anche altri aspetti tra cui l’impianto degli ammortizzatori sociali. Grazie al Jobs Act, per le aziende sarà più semplice licenziare, demansionare e controllare i lavoratori a distanza, creando una sperequazione tra il potere contrattuale e sanzionatorio delle aziende e le tutele sindacali dei lavoratori. Altro che contratto a “tutele crescenti” questa è una nuova normativa che da mano libera alle aziende cancellando le tutele previste dal contratto a tempo indeterminato. Caso unico nel codice civile, sparisce il concetto di risarcimento in caso di licenziamento disciplinare, al suo posto un indennizzo a tariffa che darà alle aziende la certezza dei tempi e dei costi di alienazione del personale. La legge disincentiva anche il ricorso ai tribunali, il lavoratore tra l’affrontare un processo dall’esito incerto e l’offerta di alcune mensilità con sgravio fiscale sarà fortemente tentato dal prendere quel poco maledetto e subito. CONTRATTI E REINTEGRO IN CASO DI LICENZIAMENTO Il reintegro sarà previsto solo per i licenziamenti discriminatori per motivi religiosi, politici o di orientamento sessuale, è una ulteriore presa in giro per i lavoratori perché nessuno licenzia apertamente per questi motivi. In tutti gli altri casi, anche in quelli per motivi disciplinari è previsto solo un indennizzo economico che diventa la regola generale in caso di licenziamento e che cresce con l’anzianità di servizio e può arrivare ad un massimo di 24 mensilità anche per chi lavora in azienda da più di 12 anni (riguarda anche i licenziamenti economici perfino di fronte alla manifesta insussistenza del fatto). Il reintegro si riduce di parecchio per i cosiddetti licenziamenti disciplinari, cioè quelli adottati sulla base del comportamento del dipendente: il giudice non potrà entrare nel merito della sproporzione della sanzione del licenziamento rispetto al fatto contestato anche se dovesse considerare la punizione esagerata. LICENZIAMENTI COLLETIVI Il risarcimento previsto in caso di non rispetto delle procedure di licenziamenti collettivi diventa di un minimo di 4 a un massimo di 24 mesi (prima era da minimo 12 a 24 mensilità). Il reintegro in caso di violazione dei criteri di scelta (per es. la precedenza al licenziamento a chi non ha figli o familiari a carico), con il Jobs Act sparisce del tutto. NUOVA NASPI La nuova assicurazione sociale per l’impiego (ex disoccupazione), sarà erogata solo per la metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni e dopo i primi tre mesi scenderà del 3% ogni trenta giorni. Peggiorano le regole per la decurtazione dell’assegno in caso di lavoro precario durante la disoccupazione e le regole per le offerte di ricollocazione. LE NUOVE “REGOLE” DEL JOBS ACT METTONO A RISCHIO TUTTI I LAVORATORI Il prossimo passo dei datori di lavoro è quello di utilizzare gli accordi con i sindacati complici (CGIL-CISL-UIL) come quello per l’Expo 2015 e ed il Jobs Act per lanciare una “pulizia etnica” contro i lavoratori ancora protetti dalle precedenti normative sul lavoro, al fine di ottenere una forza lavoro senza diritti e ancora di più ricattabile. Grave è il pericolo che le nuove limitazioni dell’art. 18 per i neo assunti possano riguardare anche quei lavoratori già assunti a tempo indeterminato che vengano riassunti da una nuova azienda, in seguito a cambi appalto (vedi settori pulizie, igiene ambientale, trasporti) ma anche quelli delle “new company” frutto di ristrutturazioni aziendali. Decenni di liberismo dimostrano che la precarietà non genera occupazione al contrario abbiamo assistito al crollo dei salari e all’aumento della disoccupazione con conseguente calo dei consumi e aumento della povertà. Mentre CGIL, CISL e UIL lasciano mano libera al Governo Renzi che riscrive in maniera classista e padronale la legislazione del lavoro, Il 28 febbraio scorso 10mila lavoratori insieme all’USB hanno manifestato a Milano contro il Jobs Act e contro il lavoro gratuito e sottopagato previsto per i lavoratori dell’Expo 2015. 

 CONTRO I LADRI DI DIRITTI E DI DIGNITA’ E’ POSSIBILE E NECESSARIO LOTTARE PER UNA NUOVA SOCIETA’ REALMENTE SOLIDALE E ALTERNATIVA 

USB Lavoro Privato

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