Intervista a Landini: «Uniamo le forze per il lavoro»


Landini, stamattina tornate a San Giovanni come il 16 ottobre 2010 e il 9 marzo 2012. Cosa è cambiato?«Rispetto alle altre manifestazioni questa fa i conti con un peggioramento secco della crisi. Il sistema industriale è a rischio, la disoccupazione è aumentata, le modifiche legislative hanno impoverito e reso più precario il lavoro. Per questo la nostra parola d’ordine è riunificare: di fronte alla frantumazione sociale dobbiamo puntare sull’unione dei lavoratori, tutelati e precari, e delle generazioni, giovani e meno giovani, per poter contare di più e cambiare il sistema rimettendo al centro il lavoro. In questo senso la Fiom e la Cgil devono tornare ad offrire un terreno di riunificazione e mettere in condizioni le persone di decidere sul loro destino». E invece non si vede la fine del tunnel della crisi...«Secondo noi è a rischio la tenuta sociale del Paese. Per questo la prima cosa da fare è evitare che chiudano le fabbriche, favorire i contratti di solidarietà difensiva ed espansiva. Poi va subito lanciato un piano straordinario di investimenti pubblici e privati con una nuova politica industriale, una manutenzione straordinaria del territorio e un piano per una nuova mobilità. La seconda è un cambiamento netto delle politiche economiche degli ultimi governi».Ma il governo Letta è in grado di garantire il «cambiamento reale» che chiede?«Le soluzioni politiche trovate per creare questo governo non sono quelle che le persone chiedevano con il voto. Dopo di che se questo governo non è in grado di produrre una discontinuità con le politiche di Berlusconi e Monti, il suo esito sociale e politico rischia di essere già scritto». Intanto però il governo ha finanziato con un miliardo la cassa in deroga. Troppo poco?«Credo di sì e lo vedremo nei prossimi mesi. Bisogna però andare oltre l’emergenza, cominciare a disegnare tutele universali che siano estese a tutti, a partire dai precari. Noi proponiamo di estendere a tutti i lavoratori la cassa integrazione con il contributo, come avviene per la ordinaria, di imprese e lavoratori. Poi c’è il tema del reddito di cittadinanza che deve permettere ai figli degli operai di poter studiare e ai precari di avere una vita dignitosa». Il ministro Giovannini punta a rivedere la cassa in deroga. Può essere un’occasione utile per affrontare il tema?«La cassa in deroga non è un diritto, è uno strumento straordinario per affrontare la crisi. Noi proponiamo di armonizzare Aspi e assegno di disoccupazione, ma a differenza della cassa integrazione, queste tutele devono essere a carico della fiscalità generale». Solo alcuni esponenti del Pd saranno in piazza. Come valuta la loro presenza?«Il Pd dovrebbe avere meno imbarazzi sapendo che alla nostra manifestazione ci sarà la parte migliore del Paese per difendere legalità e Costituzione e non a difendere interessi personali».Nei giorni scorsi avete denunciato i costi proibitivi dei treni e il rischio che ormai possano manifestare solo i ricchi...«Sì e lo ribadiamo, si tratta di un problema di democrazia: manifestare è un diritto e non può diventare proibitivo per gli operai. Detto questo la manifestazione è totalmente autofinanziata e nonostante tutto questo i segnali che abbiamo sono positivi e sono moderatamente ottimista sul fatto che piazza San Giovanni sarà piena anche oggi». Passiamo al fronte sindacale. Mercoledì sarà al congresso della Fim Cisl e si confronterà con gli altri segretari di categoria per la prima volta da quando è stato eletto. Un segnale importante? «Sono stato invitato e interverrò. In questa settimana poi è stato firmato unitariamente il contratto delle coop e siamo vicini a farlo per la Confapi con miglioramenti importanti rispetto al contratto nazionale separato, come il pagamento dei primi 3 giorni di malattia. Credo che possano essere un esempio far ripartire un’azione comune che deve fondarsi sulle regole democratiche».Intanto da Federmeccanica arrivano aperture. Il presidente uscente Ceccardi punta a superare il sistema del terzo di seggi Rsu ai sindacati firmatari gli accordi. Ma invece pare che Confindustria blocchi l’accordo con Cgil, Cisl e Uil perché non vuole far votare i lavoratori... «È dal marzo 2012 che la Fiom ha proposto a Federmeccanica, Fim e Uilm di superare gli accordi separati. Le imprese ci dissero che dovevano attendere sviluppi interni. Se c’è una nuova possibilità, siamo contenti. Per quanto riguarda l’accordo sulla rappresentanza per noi è necessario che il testo fissato da Cgil. Cisl e Uil sia parte integrante dell’accordo. La certificazione della rappresentanza in base ai voti e agli iscritti che permetta a tutti i sindacati sopra il 5 per cento di partecipare alle trattative sul contratto e l’approvazione dell’accordo attraverso un voto certificato della maggioranza dei lavoratori interessati al contratto nazionale. Non sono accettabili né sanzioni né limitazioni del diritto di sciopero né che Confindustria rifiuti di vincolare l’accordo al voto dei lavoratori». 

Massimo Franchi

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