A luglio 2012 sono 131 i tavoli di crisi che con più
frequenza vengono convocati al Ministero dello Sviluppo economico per un
totale di 163.152 lavoratori coinvolti, altre alle migliaia di vertenze
aperte in tutta Italia. Per la CGIL occorre risolvere, al più presto i
singoli casi di crisi presenti a partire dai Tavoli aperti MISE, che
“non possono concludersi con il solo intervento degli ammortizzatori
sociali”
Anche quest'anno la crisi non va in vacanza.
Agosto è alle porte e come ogni anno, tra qualche giorno, le attività
ministeriali si fermeranno per riprendere a settembre. Una pausa estiva
che, nell'attuale situazione di crisi economica e sociale, per centinaia
di migliaia di lavoratori i cui destini occupazionali sono appesi ad un
filo non fa altro che prolungare l'attesa estenuante di una soluzione.
A luglio 2012 sale a 131
il numero delle vertenze che vengono discusse con maggiore frequenza al
Ministero dello Sviluppo Economico (erano 109 a gennaio 2011) per un
totale di 163.152 lavoratori coinvolti (135.839 a gennaio 2011), secondo
i dati riportati dallo stesso MISE. Cifre che crescono
vertiginosamente, è indispensabile ricordarlo, se si considerano gli
innumerevoli altri casi di crisi aziendali non ancora giunte al
Ministero, ma già avviate a livello territoriale che contribuiscono a
mettere in ginocchio il tessuto industriale ed occupazionale di intere
Regioni. Per questo occorre risolvere, al più presto i singoli casi di
crisi presenti a partire dai Tavoli aperti al Ministero dello sviluppo
economico, che avverte la CGIL “non possono concludersi con il solo
intervento degli ammortizzatori sociali”.
Sono
tante, troppe, le crisi industriali che in lungo e in largo
attraversano tutto lo stivale, dal 2009 ad oggi oltre 30mila imprese
hanno chiuso i cancelli lasciando a casa intere famiglie. Siamo ormai al
quarto anno di Cassa integrazione, un ammortizzatore sociale del quale
ad oggi usufruiscono circa 500mila lavoratori che, in media, hanno visto
diminuire il proprio reddito di circa 4mila euro. Dunque, un quadro
decisamente preoccupante quello che si è delineato in Italia sotto tutti
i punti di vista e che rende necessario e urgente, come ribadito sempre
più spesso in questi mesi dalla CGIL “un disegno di politica
industriale con al centro gli investimenti e l'innovazione” senza il
quale “c'è solo il perdurare della recessione”. Il Governo deve cambiare
rotta e indirizzarla verso lo sviluppo e la crescita, ossia verso la
creazione di lavoro, che rimane la vera emergenza del paese. Al
contrario tutti i provvedimenti varati fin'ora dall'esecutivo basati su
tagli lineari non hanno fatto altro che colpire lavoratori, giovani e
pensionati, ossia quelle persone già messe a dura prova dalla crisi
economica. Per la CGIL infatti “il decreto sviluppo non è all'altezza
della gravità della crisi, serve un deciso cambio di rotta, in netto
contrasto con le politiche rigoriste e recessive fin qui adottate”.
L'Italia della crisi.
A tanti di noi capiterà di recarsi in vacanza proprio nei luoghi delle
maggiori vertenze simbolo di questa crisi, luoghi che sono stati e sono
tutt'ora scenario di accese proteste portate avanti da lavoratori e
sindacati. Basti pensare alla Sicilia con la FIAT di Termini Imerese, o
alla Sardegna e in particolare alla zona del Sulcis fortemente
martoriata dalla crisi con gli stabilimenti Alcoa ed Eurallumina di
Portovesme, alle province di Matera, Bari e Taranto con la profonda
crisi che sta investendo il distretto del mobile imbottito e ancora la
Campania con la difficile vicenda Fincantieri di Castellammare di Stabia
e protagonista a Napoli il 2 luglio scorso di una importante
manifestazione unitaria che ha voluto porre l'attenzione sulla
drammatica situazione in cui versa la regione. Ma la crisi industriale
non risparmia nessuno e morde anche al Centro e al Nord della penisola
colpendo le imprese di elettrodomestici in Umbria, nelle Marche e in
Friuli, o il distretto della ceramica e le industrie tessili della
Toscana passando per la Vinyls di Porto Marghera.
Di
seguito riportiamo in breve, alcune delle maggiori crisi industriali che
aspettano ormai da troppo tempo una soluzione e che coinvolgono un
grandissimo numero di lavoratori.
Elettrodomestici:
A.Merloni –
La vertenza è ancora aperta dopo la cessione dei tre stabilimenti del
'bianco' (Umbria e Marche) all'imprenditore Giovanni Porcarelli della Qs
Group che si è reso disponibile a riassumere solo 700 lavoratori alla
J&P. Rimane da risolvere il nodo dei restanti lavoratori mettendo in
pratica quando deciso con l'accordo di programma per garantire un
futuro occupazionale a chi non è rientrato in azienda.
Per gli oltre 600 lavoratori del sito di Nocera Umbra
si è fatto ricorso alla Cassa integrazione per cessazione delle
attività con una durata di un anno prorogabile per altri 6 mesi.
Electrolux - Il
piano sociale dell'Elettrolux che prevedeva 30mln di euro per esodi
incentivati, agevolazioni di part time, autoimprenditorialirà,
riqualificazione, ricollocazione e reindustrializzazione per evitare
circa 800 licenziamenti negli stabilimenti di Porcia (PN) e Susegana
(TV), è rimasto sulla carta. Ad oggi, infatti, l'unico strumento
utilizzato è stato quello dell'esodo incentivato. In totale sono 230 le
persone uscite dalle due fabbriche, mentre i restanti 500 lavoratori in
esubero e da ricollocare sono in CIGS a rotazione. I sindacati temono
che il rallentamento dell'utilizzo degli strumenti per la gestione degli
esuberi provochi una situazione drammatica alla fine del periodo
coperto dagli ammortizzatori sociali.
Indesit
– Annunciata la chiusura del sito di None (Piemonte) per trasferire la
produzione di lavastoviglie in Polonia. Si tratta della terza chiusura
in pochi mesi, dopo Brembate e Refrontolo. In bilico ci sono 360
lavoratori per i quali la Cassa integrazione è in scadenza. I
sindacati chiedono al Governo di aprire un tavolo sulla vicenda. Operai
in stato di agitazione.
Omim - La
Drahtzug Stein Omim, produttrice di elementi per elettrodomestici di
grandi marche, dà lavoro a 200 persone. Per quanto riguarda lo
stabilimento di San Donà, la proprietà vuole trasferire un reparto
nell'altra sede italiana di Casale Monferrato mettendo a rischio 36
dipendenti. La vertenza è in discussione al Ministero.
Chimica:
Eni - E'
stato raggiunto l'accordo tra Eni e sindacati sull'annunciata fermata
degli impianti di Gela (Sicilia). Due delle tre linee di produzione
della raffineria sono ferme dal 10 maggio, per 10 mesi e 400 lavoratori
(non più 500) sono in Cassa integrazione a rotazione, dove possibile. Lo
stop riguarda la linea 1 (Topping 1 – Coking 1) e la 3 (Vacuum – Fcc). I
sindacati hanno istituito una Commissione per vigilare sul futuro
dell'occupazione e sugli investimenti annunciati da Eni. Infatti,
nell'accordo sono stati confermati gli investimenti per 480 milioni di
euro nel quadriennio 2012-2015.
Evotape - La
Evotape, azienda di Santi Cosma e Damiano in Piemonte ha licenziato
130 persone e dichiarato il fallimento. Ora il curatore si è detto
favorevole ad un prolungamento della Cassa in deroga ma si attende la
convocazione da parte della regione.
Nuova Pansac - Si
cercano acquirenti per salvare l'azienda, 735 lavoratori in CIG
straordinaria per tutta la durata dell'amministrazione straordinaria,
con la mobilità accessibile solo su base volontaria. Intanto si attende
un bando di vendita per trovare acquirenti seri che rilancino l'azienda
acquisendo tutto o buona parte del Gruppo.
Vinyls
- I 150 lavoratori del sito di Porto Marghera attendono ancora la
cessione di ramo d'azienda e la riconversione industriale ad opera
dell'Oleificio Medio Piave per la produzione di olii vegetali, farine e
biodiesel. Tale operazione consentirebbe ai lavoratori ai quali il 9
giugno scorso è terminata la Cassa integrazione e per i quali è stata
chiesta una proroga al Ministero del Lavoro, di ricominciare a percepire
uno stipendio. I sindacati chiedono la convocazione di un tavolo
ministeriale per concludere definitivamente la compravendita.
Basell
- Prosegue la trattativa per l'acquisto e il rilancio dell'area di
proprietà della Basell a Terni da parte di TerniResearch. Intanto, il
30 giugno sono usciti dallo stabilimento gli ultimi lavoratori per i
quali dal 1° luglio è scattata la mobilità. In totale sono 70 i
lavoratori rimasti senza occupazione.
Farmaceutica:
Corden Pharma
- La Corden Pharma di Sermoneta (Lazio) ha confermato i 179 esuberi che
dovranno lasciare il posto di lavoro entro l'agosto del 2013, passando
così da 700 a 500 lavoratori a regime. I sindacati stanno lavorando per
trovare un accordo che comprenda ammortizzatori sociali e percorsi di
accompagnamento alla pensione o di buona uscita.
Pfizer
– Dopo l'annuncio dell'apertura delle procedure di mobilità per 83
lavoratori nello stabilimento di Ascoli Piceno, su un totale di 576
addetti, il
colosso farmaceutico Pfizer ha richiesto al Ministero l'attivazione
della CIGS per 78 dipendenti della fabbrica marchigiana per 2 anni,
scongiurando per il momento l'ipotesi di mobilità annunciata nei giorni
scorsi. Tuttavia la Pfizer intende investire nella fabbrica marchigiana
altri 13 milioni di euro nel 2012. I sindacati chiedono chiarezza nelle
strategie del gruppo.
Sigma Tau –
La vertenza è ancora in cerca di una soluzione poiché l'azienda non ha
ancora presentato il nuovo piano industriale, ma solamente quello di
ridimensionamento. Intanto nello stabilimento di Pomezia (Lazio) è stata
raggiunta a febbraio una intesa sulla Cassa integrazione che coinvolge
circa 400 lavoratori.
Metallurgico/siderurgico:
Eurallumina – Si
attende una svolta nella vicenda dello stabilimento sardo di Portovesme
per quanto riguarda la realizzazione degli investimenti utili alla
riduzione dei costi dell'energia, condizione necessaria per permettere
ai 530
lavoratori tra diretti e indiretti di passare dalla Cassa integrazione
in deroga a quella straordinaria per ristrutturazione, aprendo così una
prospettiva occupazionale per gli operai. I maggiori nodi da sciogliere
sono quelli riguardanti la produzione di vapore, il piano per la
riattivazione degli impianti e gli investimenti.
Alcoa
– Dopo il ritiro delle annunciate procedure di mobilità con l'accordo
raggiunto il 27 marzo scorso, si è aperto un percorso per la possibile
cessione ad altre società dello stabilimento Alcoa di Portovesme. Nella
vicenda che riguarda circa mille lavoratori tra diretti e dell'indotto,
tra i nodi da sciogliere affinchè possa avvenire la cessione
dell'attività ci sono anche i costi delle bonifiche ambientali e quelli
dell'energia, oltre alle garanzie occupazionali.
Lucchini – Attualmente alle acciaierie Lucchini della Severstal per i 1.943
lavoratori si è fatto ricorso ai contratti di solidarietà per 12 mesi. I
dipendenti lavorano in media 28 ore settimanali, in alcuni casi limite
si arriva a 24. L'80% delle 12 ore non lavorate viene integrato
dall'Inps e anticipato in busta paga dall'azienda. Per quanto riguarda
l'altoforno di Piombino l'azienda ha annunciato la fermata per tutto il
mese di agosto e una più breve a dicembre, che con molta probabilità
significherà l'apertura della CIG. Anche in questo caso le criticità
sono relative agli effetti finanziari e industriali.
Edilizia:
Italcementi
– L'azienda ha ritirato le procedure di mobilità per 180 lavoratori
annunciate precedentemente, ma ha confermato la chiusura degli
stabilimenti di Porto Empedocle e Vibo Marina. Per i 180 lavoratori è
stato richiesto il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Mobile imbottito: una
crisi particolarmente profonda quella che sta investendo il distretto
del mobile imbottito della Murgia, tra Matera, Bari e Taranto. Erano 500
le aziende che occupavano 14mila lavoratori oggi sono un centinaio e
danno lavoro a circa 6mila addetti, il tutto con un utilizzo della Cassa
integrazione che ormai è strutturale (90%). Mercato in frenata,
difficoltà nel credito con le banche e un accordo di programma che resta
sulla carta: sono questi i maggiori problemi per il settore.
Natuzzi -
La Natuzzi di Santeramo (Matera), produttrice di salotti, ha comunicato
ai sindacati la volontà di richiedere la Cassa integrazione a zero ore
per 1.300 dipendenti (su 2.700 totali), modificando gli accordi
sottoscritti a Roma l'ottobre scorso. Inoltre l'azienda vorrebbe ridurre
da otto a sei le ore giornaliere di lavoro per tutti i dipendenti in
servizio. La motivazione sarebbe una diminuzione della produzione in
cantiere. Ad oggi sono 700 i lavoratori in CIG a zero ore, mentre gli
altri sono a rotazione.
ICT:
Alcatel Lucent – Dopo aver annunciato 490 esuberi l'azienda ha deciso, grazie alle pressioni del sindacato, di ridurre il numero a 245 su un totale di 2.100 addetti. In particolare verranno salvati gli ingegneri della fibra di Vimercate (Lombardia). Una soluzione che è stata condivisa al Tavolo al ministero tra azienda, sindacati e governo. Tuttavia è ancora da siglare l'accordo finale per il piano di rilancio dell'azienda. Ancora da definire il tema degli ammortizzatori sociali da attivare in un'ottica di reinserimento delle persone e non della fuoriuscita.
Nokia/Siemens - Nokia
Siemens Network ha aperto la procedura di licenziamento per 445
dipendenti su 1.104 al lavoro in Italia. La società, attiva nei ponti
radio, nelle fibre ottiche e negli scavi per le telecomunicazioni,
intende procedere alla risoluzione dei rapporti di lavoro nel minore
tempo possibile. Nel dettaglio chiudono le sedi di Catania e Palermo (32
esuberi) e viene ridotto il personale delle altre con 367 tagli a
Milano, 40 a Roma e 6 a Napoli. I licenziamenti di Nokia Siemens Network
in tutto il mondo riguarderanno 17 mila persone entro la fine del 2013,
in linea con quanto annunciato già a novembre. Procedure di mobilità
sono già state aperte in Germania, in Francia e in Spagna. In un primo
momento l'azienda aveva annunciato 580 esuberi in Italia. I 445
confermati non includono le persone che hanno firmato risoluzioni
consensuali del rapporto di lavoro, che diventeranno effettive entro la
fine dell'anno.
Sirti – I sindacati e l'azienda di telecomunicazioni Sirti che si occupa di installazioni telefoniche sono in cerca di un accordo per la gestione dei 1.000 esuberi dichiarati nei mesi scorsi su tutto il territorio nazionale. L'idea sarebbe quella di estendere gli ammortizzatori sociali per rendere meno impattante possibile l'esigenza di contenimento dei costi. I sindacati hanno avanzato diverse proposte, che vanno dai contratti di solidarietà per tutti, ad una maggiore rotazione della Cassa integrazione straordinaria per 12 mesi che attualmente riguarda 622 lavoratori.
Sirti – I sindacati e l'azienda di telecomunicazioni Sirti che si occupa di installazioni telefoniche sono in cerca di un accordo per la gestione dei 1.000 esuberi dichiarati nei mesi scorsi su tutto il territorio nazionale. L'idea sarebbe quella di estendere gli ammortizzatori sociali per rendere meno impattante possibile l'esigenza di contenimento dei costi. I sindacati hanno avanzato diverse proposte, che vanno dai contratti di solidarietà per tutti, ad una maggiore rotazione della Cassa integrazione straordinaria per 12 mesi che attualmente riguarda 622 lavoratori.
Ericsson
- Ericsson Telecomunicazioni annuncia licenziamenti collettivi per
riduzione del personale a meno di due mesi dall’inaugurazione del sito
di Erzelli. L'azienda dichiara di voler risolvere il rapporto di lavoro
con 374 dipendenti e avvia la procedura per la collocazione in mobilità
di impiegati e quadri in quasi tutte le sedi italiane indicando in ben
94 gli esuberi genovesi (40 addetti all’Area Ricerca e Sviluppo, 28 di
Opto Supply e tutti gli altri) che rappresenterebbero un quarto
dell’operazione. Sindacati e lavoratori in stato di agitazione.
Auto:
Om Carrelli elevatori (Bari)
– Dopo la decisione dell'azienda di cui il gruppo Kion è proprietario,
di trasferire la produzione ad Amburgo è stato trovato una accordo tra
le parti per la Cassa integrazione per due anni per i 274 dipendenti
dello stabilimento di Bari, attualmente già in CIG, incentivi per chi
volesse andare via volontariamente e disponibilità al trasferimento a
Luzzarra per 25 lavoratori. Lo stabilimento è stato messo a disposizione
della regione o degli imprenditori che volessero subentrare alla Om,
compresi gli impianti.
Ex Ergom
- Lavoratori e sindacati della Ex Ergom di Napoli, indotto plastiche
FIAT, chiedono risposte sul futuro lavorativo di 500 dipendenti che non
faranno parte di Fabbrica Italia Pomigliano. Non ci sono ancora missioni
produttive e altri 250 lavoratori attendono di essere riassunti in FIP
per la produzione della Nuova Panda, intanto fra un anno scadrà la cassa
integrazione per ristrutturazione.
FIAT – A Mirafiori dopo
le giornate di giugno gli enti centrali si fermeranno di nuovo per
Cassa integrazione quasi tre settimane. Lo stop interesserà circa 5mila
dipendenti, di cui solo 500 operai. La prima fermata sarà dal 30 luglio
al 5 agosto, la seconda dal 27 agosto al 2 settembre, seguite da altri 4
giorni a settembre, il 13, il 14, il 20 e il 21. La cassa integrazione
annunciata dalla FIAT interesserà anche gli Enti Centrali Powertrain di
Mirafiori e Iveco, a Torino e di Balocco (Vercelli). In tutto 1.107
lavoratori, 830 dei quali impiegati e tecnici. Anche a Pomigliano l'azienda ha annunciato una fermata dopo la pausa estiva che andrà dal 20 al 31 agosto. Lo stabilimento di Termini Imerese
attende ancora il concretizzarsi del piano di reindustrializzazione, in
ballo c'è il futuro di 1468 lavoratori ai quali si aggiungono quelli
dell'indotto. Per ora l'unica soluzione trovata è quella per gli
'esodati', si attende la proroga della Cassa integrazione straordinaria
per i dipendenti FIAT e le tutele per i lavoratori dell'indotto.
Irisbus -
Ancora incertezze sullo stabilimento Iveco Irisbus della Valle Ufita e
sul futuro dei 658 lavoratori interessati. Nessuna rassicurazione sulle
possibili opzioni di vendita né sulla ricollocazione del personale come
sottoscritto nell'accordo tra azienda e sindacati lo scorso dicembre.
L'accordo prevedeva infatti la trasmigrazione di almeno il 30% degli
addetti, pari a 197 unità entro fine anno, pena il mancato accesso alla
seconda annualità di CIGS a zero ore. Al momento sono state ricollocate
in altri stabilimenti del gruppo FIAT 29 persone, 21 sono andate in
mobilità volontaria, 120 lavoratori sono 'esodati'. A questi si
aggiungono altri 47 posti che l'azienda riesce ad offrire (35 a Bolzano,
2 a Jesi, 5 a Modena e 5 in Francia) e altri 10 posti a Foggia.
Bredamenarinibus
- Rischia di chiudere definitivamente la Bredamenarinibus di Bologna
che attualmente tiene in Cassa integrazione da sei mesi 260 lavoratori
su un totale di 290. L'azienda è stata messa in vendita da Finmeccanica
già da tempo.
Lear di Grugliasco (componenti auto) – Scongiurati gli esuberi è stato firmato l'accordo per la Cassa integrazione per un anno alla Lear di Grugliasco che impiega 430 lavoratori. L'accordo prevede un anno di CIG per riorganizzazione a partire dal 5 luglio e la disponibilità dell'azienda a prolungarla per un altro anno. Dunque non ci saranno esuberi a parte le 140 persone che hanno già deciso di lasciare il posto di lavoro. Oggi l'azienda produce sedili per la linea Musa Idea di Mirafiori e ha già acquisito le commesse per la Maserati.
Lear di Grugliasco (componenti auto) – Scongiurati gli esuberi è stato firmato l'accordo per la Cassa integrazione per un anno alla Lear di Grugliasco che impiega 430 lavoratori. L'accordo prevede un anno di CIG per riorganizzazione a partire dal 5 luglio e la disponibilità dell'azienda a prolungarla per un altro anno. Dunque non ci saranno esuberi a parte le 140 persone che hanno già deciso di lasciare il posto di lavoro. Oggi l'azienda produce sedili per la linea Musa Idea di Mirafiori e ha già acquisito le commesse per la Maserati.
Ferroviario:
Finmeccanica –
Il gruppo ha annunciato la volontà di voler dismettere un gran numero
di società in Italia. Il piano di dismissioni della holding prevede: la
cessione di Ansaldo Breda, la vendita di Ansaldo Sts e una quota che il gruppo detiene in Ansaldo Energia. Un piano che colpisce gravemente la regione Liguria dove ci sono 7.400 lavoratori diretti e 5mila dell'indotto Finmeccanica.
Ansaldo Breda
- Procede il piano di risanamento per Ansaldo Breda, controllata di
Finmeccanica che versa in una situazione molto difficile. Da inizio anno
sono stati tagliati 164 posti tra cui 18 dirigenti e stabilizzati 74
interinali.
Simmi -
I 230 lavoratori della Simmi di Acerra, azienda dell'indotto Ansaldo
Breda che produce armadi di carpenteria e cablaggi elettrici per il
comparto ferroviario, rischiano la mobilità e il licenziamento. Il 31
agosto scade infatti la Cassa integrazione straordinaria e se non ci
saranno risposte da parte dell'azienda gruppo Finmeccanica si aprirà uno
scenario drammatico. Intanto, i lavoratori hanno saputo
dell'assegnazione di alcune commesse legate ai vertici di Ansaldo Breda a
due società in provincia di Caserta.
Agroindustria:
Parmalat – Il Gruppo ha presentato il 4 luglio scorso un piano industriale di ristrutturazione che prevede la chiusura dei tre siti produttivi di Genova (63 dipendenti), Como (9 dipendenti) e Pavia (circa 20 persone) e l'esubero di 30 lavoratori a Collecchio, per un totale di 120 esuberi dichiarati. Inoltre Lactalis società proprietaria di Parmalat Italia ha previsto un investimento di soli 60 milioni di euro da distribuire sui 9 stabilimenti che rimarranno attivi. Lavoratori e sindacati sono in stato di agitazione.
Parmalat – Il Gruppo ha presentato il 4 luglio scorso un piano industriale di ristrutturazione che prevede la chiusura dei tre siti produttivi di Genova (63 dipendenti), Como (9 dipendenti) e Pavia (circa 20 persone) e l'esubero di 30 lavoratori a Collecchio, per un totale di 120 esuberi dichiarati. Inoltre Lactalis società proprietaria di Parmalat Italia ha previsto un investimento di soli 60 milioni di euro da distribuire sui 9 stabilimenti che rimarranno attivi. Lavoratori e sindacati sono in stato di agitazione.
Cargill – La multinazionale americana ha annunciato un
programma di ristrutturazione che prevede chiusure e licenziamenti su
tutto il territorio nazionale. La chiusura dello stabilimento di San
Felice sul Panaro (Modena) e di Vigonza in Veneto (24 licenziamenti), il
trasferimento di 30 lavoratori da Milano a Fiorenzuola e la chiusura di
uno tra gli stabilimenti di Termoli e Melfi. Attualmente è aperto un
tavolo al ministero per discutere le soluzioni.
Elettronica:
Videocon –
Il Tribunale di Frosinone ha dichiarato il fallimento della Vdc
Technologies di Anagni, ex leader mondiale nella produzione di cinescopi
passata sette anni fa dai francesi Thompson agli indiani Videocon. Sono
1.350 i lavoratori a rischio e attualmente in Cassa integrazione
straordinaria per crisi aziendale fino a dicembre.
Ceramica:
Richard Ginori - La storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino è stata messa in liquidazione a causa della grande mole di debiti, ora il termine per la cessione sta per scadere. Il 31 luglio infatti lo stabilimento chiuderà i battenti per cessata attività e il 23 luglio sono state avviate le procedure per attivare la Cassa integrazione straordinaria per circa 337 lavoratori (80 impiegati e 257 operai). L'unica speranza è il concretizzarsi della vendita, al momento sono tre le aziende interessate: la piemontese Sanbonet, l'americana Lenox e una cordata di imprenditori del Nordest.
Richard Ginori - La storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino è stata messa in liquidazione a causa della grande mole di debiti, ora il termine per la cessione sta per scadere. Il 31 luglio infatti lo stabilimento chiuderà i battenti per cessata attività e il 23 luglio sono state avviate le procedure per attivare la Cassa integrazione straordinaria per circa 337 lavoratori (80 impiegati e 257 operai). L'unica speranza è il concretizzarsi della vendita, al momento sono tre le aziende interessate: la piemontese Sanbonet, l'americana Lenox e una cordata di imprenditori del Nordest.
Tessile/Moda:
Eco Leather –
L'azienda ha deciso di delocalizzare il reparto taglio trasferendolo da
Monopoli (Puglia) in Romania. Sono a rischio 90 lavoratori. Intanto è
saltato il tavolo di trattativa tra sindacati e azienda per la gestione
degli esuberi, i lavoratori sono in stato di agitazione.
Miroglio
– Per gli oltre 200 lavoratori della Miroglio verrà revocata la
mobilità e scatterà un'ulteriore deroga per sei mesi di Cassa
integrazione, fino al 31 dicembre. Si tratta dell'ultima deroga
possibile alla fine della quale scatterà inevitabilmente la mobilità.
L'azienda si è resa disponibile a garantire per un periodo di 18 mesi la
ricerca di eventuali nuove opportunità imprenditoriali in grado di
effettuare la riconversione degli stabilimenti di Ginosa e Castellaneta
garantendo la salvaguardia dell'occupazione; incentivi all'esodo e dopo i
18 mesi prestabiliti l'azienda si è detta disponibile a cedere a titolo
gratuito i due siti industriali all'ente pubblico che ne farà
richiesta.
Safilo
– E' stata firmata l'ipotesi di accordo tra azienda e sindacati sulla
gestione degli esuberi. Safilo, impresa produttrice di occhiali, ha
annunciato nei mesi scorsi il nuovo piano industriale che prevedeva, a
causa del mancato rinnovo della licenza Armani passata alla Luxottica,
quasi mille esuberi su tutto il territorio nazionale: 550 addetti in
Veneto nello stabilimento di Longarone; 350 nella sede di Santa Maria di
Sala (Venezia) e 100 a Padova. L'accordo prevede: l'introduzione del
contratto di solidarietà al posto degli 886 tagli iniziali a partire dal
prossimo autunno o comunque entro la fine del 2012 per 24 mesi; il
recupero di parte della produzione attualmente delocalizzata all'estero e
un solido piano di rilancio.
Golden Lady/Omsa –
Il gruppo ha deciso di trasferire la produzione in Serbia chiudendo gli
stabilimenti in Italia e lasciando a casa tantissime lavoratrici. Lo
storico stabilimento Golden Lady di Gissi (Chieti)
è passato al gruppo marchigiano Silda (Del Gatto) e New Trade di Prato.
Il primo operante nel settore delle calzature di lusso riassumerà 250
dipendenti, mentre il secondo che si occupa di abbigliamento usato e
vintage ne assorbirà 115. Le assunzioni sono partite il 1° luglio, così
come i corsi di formazione on the job per le 250 future lavoratrici
Silda che hanno ottenuto 24 mesi di Cassa integrazione per
ristrutturazione. Alla OMSA di Faenza
la riconversione è prevista entro settembre da parte della Atl group
(da filati a complementi di arredo) e dovrà produrre divani per la
committente Poltronesofà. Il piano prevede la riassunzione di 140
lavoratrici delle 225 dell'ex Omsa attualmente in CIG.
Servizi:
Poste Italiane -
Il progetto di riorganizzazione presentato nei mesi scorsi da Poste
Italiane riguarderà cinque regioni: Toscana, Piemonte, Marche; Emilia
Romagna e Basilicata. Il piano prevede il taglio di 1763 posti nei
settori 'operazioni e recapito' e il ridimensionamento dei CMP (centri
di meccanizzazione postale) di Pisa e Novara. Razionalizzazioni anche a
Potenza. Per i sindacati si tratta di un piano inaccettabile. Inoltre,
per quanto riguarda il premio di risultato è stato sottoscritto un
accordo separato (no CGIL e CISL) che non riconosce il compenso di 140
euro alle donne in congedo di maternità.
- Mappa dei tavoli di crisi - luglio 2012 a cura del Ministero dello Sviluppo Economico
- Ilva: CGIL, CISL e UIL, preoccupati per drammatica situazione occupazionale
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