E’ di questi ultimi giorni la trovata governativa del “decreto sviluppo”, inventato dal ministro Passera, concorrente in balle con la ministra Fornero.
“Decreto sviluppo”, il quale non è che la sottrazione di miliardi alla spesa pubblica e a quella sociale per regalarli al sistema bancario e finanziario e a quello delle imprese, naturalmente private, a favore delle quali sarà, inoltre, effettuata la svendita del patrimonio pubblico e delle più solide aziende pubbliche.
Così, si avranno nuovi tagli a scuola, sanità, trasporti e licenziamenti in massa nel pubblico impiego, dove però saranno garantite clientele e corruzione, stipendi e pensioni d’oro per i dirigenti.
La crisi sta portando allo scoperto la brutalità dello sfruttamento su cui si basa il regime dei padroni, i quali ribadiscono le loro intenzioni: affossare i problemi economici e sociali delle masse lavoratrici, salvaguardare e rafforzare il proprio potere, imponendoci ogni sorta di sacrifici e di sofferenze.
Il governo, garante degli interessi dei settori sociali privilegiati, intanto sta militarizzando i territori in cui si esercita il diritto di lottare: non passa giorno che nella capitale (luogo nazionale di protesta di lavoratori licenziati o in via di licenziamento, di precari, di disoccupati) polizia e carabinieri in assetto anti-sommossa non aggrediscano manifestazioni e presìdi.
Ma l’episodio più grave di questa guerra non dichiarata è avvenuta l’11 giugno a Basiano, in provincia di Milano, dove le forze della repressione hanno bastonato a sangue un centinaio di lavoratori che presidiavano i cancelli dell’azienda che li aveva licenziati, hanno fratturato le ossa delle gambe ad alcuni di loro e ne hanno arrestati altri.
Il PdL, l’UDC, il PD, i seguaci di Fini e di Rutelli sono tutti uniti (salvo qualche critica parolaia) nel sostenere il governo dei poteri forti e nel terrorizzare i lavoratori con lo spauracchio dello sfaldamento dell’Euro. Mentre Lega, che quand’era al governo ne ha fatte “di cotte e di crude”, e Italia dei Valori fingono di fare opposizione per apparire “toste e gagliarde” agli elettori in crisi di riferimenti partitici.
A Cisl e Uil (sindacati complici di lungo corso di padroni e governi) si sta ormai aggiungendo la Cgil nel tenere sotto controllo i lavoratori e nel fare in modo che non si sviluppi una risposta di lotta adeguata a fare rimangiare al governo Monti tutte le malefatte di questi sette mesi dacché è in carica.
E pensare che qualche mese fa la signora Camusso aveva dichiarato che lo sciopero generale si sarebbe svolto non oltre l’ultima settimana di maggio (e sarebbe stato già tardi)!
Ora è chiaro che il governo l’art. 18 lo vuole cancellato; le indennità di cassa integrazione e di mobilità le vuole ridotte ai minimi termini; il lavoro precario lo vuole fare restare precario a vita; in pensione vuole che ci si vada alla soglia dei 70 anni; i cosiddetti “esodati” (salvo una minima parte di loro) vuole che in massa crepino di fame disperati.
Cosa si aspetta a imporre, con una lotta come si deve, un NO netto e duro a tutto questo assalto alle nostre condizioni di lavoro, alla nostra esistenza, alla nostra libertà, alla nostra dignità? Una lotta che spazzi via anche le altre infamie (IMU compresa), sotto cui siamo stati schiacciati dal governo precedente e da quello attuale, fino all’ultima porcata del “decreto sviluppo”.
Altro che i giri di parole di Cgil, Cisl e Uil, sotto la cui regìa stanno precipitando nel disorientamento, nella rassegnazione e nell’impotenza il bisogno dei lavoratori di aprirsi spiragli di speranza, la loro intelligenza e la loro volontà di reagire a tanta spietatezza sociale, la loro collera!
E’ per opporsi a questa deriva che i sindacati di base, insieme ai comitati, ai movimenti, ai centri sociali scendono in sciopero generale di tutta la giornata venerdì 22 giugno.
Uno sciopero, a cui ha offerto il suo sostegno anche Giorgio Cremaschi, fino a pochi giorni fa presidente del Comitato Centrale della Fiom e oggi militante della “Rete 28 Aprile”, un’area di opposizione all’interno della Cgil.
CONFEDERAZIONE COBAS TOSCANA
SETTORE LAVORO PRIVATO/ PUBBLICO IMPIEGO/ SANITA’