Testimonianza Fiat Pomigliano. La dignità operaia nell'acquario di Marchionne

Sono poco più di 2.000 dipendenti, e solo 1.750, gli operai richiamati a Pomigliano. In linea con il 40% dichiarato all’esame congiunto di Roma dalla Fiat nel luglio 2011. Passaggio necessario, per rinnovare di un altro anno la CIGS per cessazione di attività, per i restanti 3.200 operai circa ancora fuori dal processo produttivo. Ad oggi lo stabilimento produce circa 800 vetture al giorno su due turni per cinque giorni alla settimana. Dalle 6:00 alle 14:00 e dalle 14:00 alle 22:00. Il turno di notte è saltato, compromettendo anche quel poco di aumento salariale portato dall’indennità notturna. Questo significa concentrare l’innalzamento della salita produttiva solo su due turni anziché tre, e aumentare lo sfruttamento intensivo psicofisico degli operai, costretti a ritmi massacranti oltre ogni limite di ragionevolezza. La salita produttiva nei prossimi giorni porterà a produrre 420 vetture a turno, una macchina al minuto. Meno di una pizza margherita nel forno di una pizzeria! Una follia, mentre diversi capannoni sono in disuso e oltre 3.000 operai in cassa integrazione. Ma, è questo il punto, non poteva essere altrimenti. Quando si produce una sola vettura, seppur bella, ma con un bassissimo valore aggiunto, comprimere i costi per l’azienda diventa necessario. Ed è in questo quadro che i delatori diventano essenziali per annientare la dignità umana degli operai. Le testimonianze che ci giungono quotidianamente hanno dell’inverosimile, spesso accompagnate da pianti… ecco il motivo umano, prima che sindacale o legale che ci spinge a svelare questo abominio. Da quando è partita la produzione della nuova Panda, le pause saltano quasi quotidianamente, senza avvisi, scuse o particolare rispetto nelle relazioni minime sindacali: “La pausa delle 18:00 alle 18:10 salta”, è il freddo ordine del capo. Per chi aspetta quella pausa, già scelleratamente ridimensionata da “accordi” imposti dal “manager dei due mondi”, per riposarsi dalla fatica di una catena che corre all'impazzata, è il baratro. Lavorare ancora due ore in quelle condizioni: con la schiena a pezzi, le gambe pesanti, la bocca secca e dolori alle articolazioni, ti sembra di impazzire. Ma è a fine del turno che si compie l’atto drammaturgico più grave, Shakespeare e Brecht in confronto sembrerebbero dei dilettanti: “la messa nell’acquario”. Vi ricordate la lettera scritta al Corsera dal prof. Ichino su Pomigliano?:[…] “ gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati”. Bene, quelle pareti di cristallo, che gli operai chiamano acquario, sono gli uffici che alla fine di ogni turno sono adibiti alla pièce. C’è un microfono, c'è il direttore con tutti i preposti aziendali, al cui cospetto sono convocati gli operai. La riunione si apre con la dettagliata delazione dei capi e/o dei team leader sugli errori commessi durante il turno dagli inconsapevoli operai, tralasciando naturalmente errori o ritardi provocati dal processo o dal prodotto. L’audizione è obbligatoria per gli operai e lo spettacolo viene rappresentato nella pausa mensa. Quindi senza mangiare, dopo che quei poveracci hanno trascorso 10-11 ore lontano da casa, e dopo un turno massacrante di lavoro. Per espiare i propri peccati, il povero operaio esso in mezzo dalle gerarchie di fabbrica è costretto, al microfono, a scusarsi dinanzi a tutti, magari di errori che neanche ricorda, vista la densità delle operazioni a cui è stato sottoposto. Deve fornire convincenti prove del suo pentimento, nella speranza che la sua esibizione sia accolta con benevolenza dai capi e dal direttore e scongiuri l’inevitabile contestazione e la multa. Provvedimenti che scatteranno comunque in automatico dopo tre “messe” fino a provocare il licenziamento del malcapitato dopo alcune contestazioni disciplinari. Molti obietteranno che è normale in una grande azienda effettuare un brainstorming, o un semplice feedback della giornata; senza scomodare Marx, credo sia inconcepibile imporlo in queste forme a operai, già provati da una giornata alla catena di montaggio per poche decine di euro al giorno e in un quadro di delazioni tipiche solo in un universo concentrazionario, dove l’unico obiettivo è l'annullamento della persona umana, prima ancora che dell'operaio.

Antonio Di Luca
operaio a Pomigliano ed ex delegato Fiom, quindi cassintegrato





Commenti