Per la libertà e la dignità del lavoro va respinta ogni manomissione dell’articolo 18

Il diritto a essere reintegrati quando si viene licenziati ingiustamente è un principio di civiltà ed è alla base del diritto a contrattare salario e condizioni di lavoro. L’attacco all’art. 18 è attacco alle libertà individuali e contemporaneamente, attraverso una condizione permanente di ricatto, mette in discussione le capacità di sostenere collettivamente i propri diritti con la contrattazione e lo sciopero. L’attacco all’art. 18 rende permanente il senso di precarietà del lavoro, proprio mentre a parole si dice di volerla limitare, consentendo alle aziende di continuare a concorrere sul costo del lavoro e non sulla qualità e l’innovazione. Al contrario, oggi serve: 
Estendere a tutti la tutela del reddito e la cassa integrazione per mantenere la titolarità del rapporto di lavoro nei processi di crisi e riorganizzazione industriale, facendo pagare la contribuzione a tutte le tipologie di imprese. Per non uscire dalla crisi tutti più poveri, licenziabili e precari. Cancellare i rapporti di lavoro precari, usati per abbassare costo del lavoro, occupazione e diritti fondamentali, estendendo regole e tutele a tutti. Rivendicare la funzione del Contratto nazionale contro lo sfruttamento delle persone. Il Contratto collettivo deve sempre di più includere tutte le tipologie di lavoro per garantire pari dignità e pari retribuzione a parità di lavoro svolto, impedendo la concorrenza al ribasso. Cancellare l’art. 8 della legge Sacconi che mina il Contratto nazionale e le leggi a sostegno della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori affermandone la possibilità di deroghe fino al licenziamento. Difendere l’integrità dello Statuto dei lavoratori, che oggi ha permesso la condanna della Fiat con il reintegro dei tre lavoratori della Fiom a Melfi, riconoscendo in questo modo i gravi atti di discriminazione verso gli iscritti e i delegati della Fiom, sintomo di una concezione di fabbrica “caserma” inaccettabile in un paese democratico. Estendere l’art. 18 nelle aziende di ogni dimensione, perché non è fattore di crescita la libertà di licenziare; servono investimenti di qualità, lotta alla corruzione, all’illegalità e all’evasione fiscale. Riconquistare il contratto a partire dalla Fiat, estendere l’occupazione, i diritti e l’art. 18, garantire il reddito e la cittadinanza. 

Democrazia al lavoro 9 marzo venerdì sciopero generale delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici, con manifestazione nazionale a Roma 


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