A proposito di delocalizzazione industriale.Sempre più esuberi alla piaggio con il beneplacito dei uilm, fim, ugl e di gran parte della cgil

Nel periodo di esternalizzazione che va dal dal 1984 al 1995, la riduzione della forza lavoro operaia alla Piaggio è stata di quasi il 40% (10.000 nel 1980, 6000 nel 1995). Dal 1995 al 2003 assistiamo ad una ulteriore e progressiva diminuzione occupazionale alla Piaggio e in percentuale potremmo parlare di un altro 25\30%, con un elemento di novità: il sensibile peggioramento delle condizioni di lavoro (TMC2 con l'accordo del 1995 Le esternalizzazioni poi sono diventate delocalizzazioni, smantellando così anche l' indotto (3.500 4000 lavoratori in meno.) e numerose lavorazioni interne di produzione componentistica e motori sono state trasferite altrove deindustrializzando il territorio pontederese. Progressivamente ai contratti a tempo indeterminato sono subentrati interinali e contratti a tempo determinato o contratti atipici nelle varie tipologie previste dalla Legge Biagi Negli ultimi anni invece gli investimenti Piaggio sono andati tutti all'estero con la costruzione di nuovi siti produttivi in Asia; India, Cina, Vietnam per la produzione di ape, motori, vespa, scooter In Piaggio puoi trovare lavoratori e lavoratrici che da quasi dieci anni attendono la trasformazione del loro contratto a tempo indeterminato nonostante ciò fosse previsto dall' accordo integrativo del 2009. Anzi con la intesa di quest'anno sulla mobilità si perderanno altri 400 posti di lavoro per non parlare della cassa integrazione alla quale si fa sempre maggiore ricorso Mentre la Piaggio diminuiva i suoi addetti nello stabilimento di Pontedera, la normalizzazione sindacale faceva passi da gigante con una progressiva erosione dei consensi alla Fiom a vantaggio di Uilm e Fim che hanno sottoscritto tutte le intese aziendali e in compenso hanno avuto piena agibilità sindacale . La collaborazione tra questi sindacati e la Piaggio ha pagato in termini di consensi e deleghe sindacali, con una pace sindacale che di fatto ha permesso a Colaninno di delocalizzare la produzione nel Sud est asiatico. In ambito politico il ruolo del partito democratico è stato decisivo per non disturbare il manovratore Colaninno e la stessa Fiom Cgil ,alla fine, ha preferito la collaborazione con uil e cisl ad una strategia di opposizione, di vertenze costruite non solo nello stabilimento ma sul territorio cittadino Il piano strategico Piaggio tra il 2010 e il 2013 è stato costruito sulla produzione in India, Cina e Vietnam ma una strategia comunicativa mirante ad occultare la delocalizzazione Le istituzioni locali e regionali hanno dato a Colaninno il via libera per le operazioni delocalizzatrici, per imporre tempi e ritmi di lavoro insostenibili dentro la Piaggio, la asl e la magistratura hanno mostrato fin troppa reverenza nei confronti dei padroni ogni volta che sono state denunciate violazioni delle normative in materia di salute e sicurezza. A ciò bisogna aggiungere che la strategia Pomigliano non adeguatamente contrastata (perchè uno sciopero generale non è stato organizzato all'indomani dell'accordo di Pomigliano, perchè la stessa Cgil ha ritenuto episodico ciò che invece rappresenta una ben definita strategia sindacale?) ha prodotto i suoi risultati e oggi la finmeccanica , a partire dal 1 gennaio 2012, sancisce la perdita dei diritti sindacali per la stessa fiom. E' evidente che la cancellazione dell'articolo 8 della manovra finanziaria estiva e la disdetta dell'accordo del 28 Giugno sono elementi imprescindibili da inserire anche nelle piattaforme aziendali per estendere i diritti sindacali non riconosciuti, per il ruolo della stessa Cgil, al sindacalismo di base. Guardiamo dove sono finiti i capitali italiani e ci accorgiamo che gli investimenti destinati all'estero sono aumentati a dismisura perchè consentono non solo di fare affari in paesi di recente industrializzazione (dove il costo della manodopera è meno di un terzo rispetto all'Italia e dove non ci sono vincoli all'orario di lavoro e nessuna regola ambientale) ma di ridurre gli stessi salari italiani in termini indiretti ossia accrescendo la disoccupazione e costringendo con la minaccia della delocalizzazione ad accettare accordi al ribasso che sanciscono perdita salariale e occupazionale. 

  Confederazione Cobas Pontedera

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