Piaggio, 950 operai in cassa

Il lavoro riprenderà nella fabbrica di Pontedera in maniera scaglionata fra i reparti dal 9 gennaio, quando torneranno a lavoro gli addetti delle Meccaniche in cui si assemblano i motori, al 16 gennaio quando toccherà agli operai delle officine 2R e 3RM che dovranno prolungare le vacanze natalizie a causa di "un eccesso di scorte nei magazzini". E Colaninno punta sempre più sull’Asia: possibile un nuovo stabilimento in Indonesia

Cassa integrazione ordinaria per 950 operai della Piaggio di Pontedera. E' questo quello che sta avvenendo alle centinaia di lavoratori della fabbrica delle due ruote, secondo uno stop che da alcuni anni si ripete sempre, vista la stagionalità su cui ormai si basa la produzione della fabbrica. Ma certamente il ricorso alla cassa integrazione in un periodo di crisi è sempre un fattore pesante per chi lavora nelle catene di montaggio dell'azienda guidata da Roberto Colaninno. Il provvedimento è scattato da alcuni giorni e il lavoro riprenderà in maniera scaglionata fra i reparti. Il 9 gennaio torneranno a lavoro gli addetti delle Meccaniche in cui si assemblano i motori, mentre per gli altri ci sarà un prolungamento di un'ulteriore settimana. Il 16 gennaio infatti, torneranno al lavoro quelli delle officine 2R e 3RM che dovranno prolungare le vacanze natalizie a causa di "un eccesso di scorte nei magazzini". A renderlo noto sono stati gli segretari provinciali delle quattro sigle sindacali dopo l'incontro con esponenti dell'azienda per le comunicazioni relative ai rientri di gennaio. E mentre a Pontedera gli operai stanno in cassa integrazione Colaninno inizia a lavorare a tempo piano alla concretizzazione del piano industriale 2011-2014 illustrato nelle scorse settimana, in cui il presidente della fabbrica pontedere prevede di realizzare una significativa crescita dei volumi di vendita, grazie allo sviluppo della presenza sui mercati emergenti, giungendo nel 2014 a vendite per circa 1.035.000 unità, e a un importante incremento anche in termini di ricavi, grazie anche al positivo effetto mix sui mercati occidentali, con l'obiettivo di raggiungere un fatturato netto consolidato di circa 2.000 milioni di euro nell'esercizio 2014. In particolare nell'Asia dell'area del Pacifico, Piaggio prevede l'ampliamento delle gamme veicoli e motori per entrare in nuovi segmenti di mercato con posizionamento premium, e il completamento dell'ingresso sul mercato indonesiano. E proprio in Indonesia Piaggio potrebbe costruire un nuovo stabilimento, ma l'investimento non è stato conteggiato all'interno del piano industriale. "L'Indonesia sarà la prossima candidata - aveva dichiarato negli scorsi giorni Colaninno - se constateremo che l'investimento non va a modificare il livello del nostro debito. Quanto eventualmente costerà l'impianto in Indonesia non e' stato indicato all'interno del piano, così come non sono stati computati gli eventuali ricavi", ha specificato il manager, che ha aggiunto che l'impianto, se dovesse essere costruito, dovrebbe costare attorno a 20 milioni di euro. Insomma l'espansione in Asia è elemento strategico per Piaggio grazie anche all'incremento della capacità produttiva di Piaggio Vietnam che salità a 300.000 unità all'anno rispetto alle attuali 140.000 all'anno. Piaggio punta poi all'ingresso nel mercato indiano dello scooter, che presenta elevati tassi di crescita annua, con il premium brand Vespa la cui produzione partirà - nel corso del primo trimestre 2012 - nel nuovo stabilimento di Baramati in fase di attrezzamento, che avrà una capacità produttiva superiore alle 150.000 unità l'anno. E proprio rispetto ai mercati su cui investire il presidente Colaninno è stato molto netto: "Senza l'Asia avremmo avuto problemi enormi. L'Asia ci ha permesso di fare investimenti in Europa, di investire in innovazione e di fornire un dividendo ai nostri azionisti". D'altronde la convenienza nell'investire nell'Asia costruendo lì stabilimenti è assolutamente evidente visto il costo della manodopera in alcun modo paragonabile con quello italiano. Per avere un quadro della situazione emersa dell'indagine dalla Fim-Cisl nel 2010 sulle condizioni di lavoro nello stabilimento Piaggio-Zongshen di Foshan, in Cina, dove tra le altre cose si produce lo scooter "Shuni" una variazione del popolare "Zip". Riportiamo qui di seguito alcuni passi di quell'indagine diffusa da Gianni Alioti dell'Ufficio Internazionale Fim-Cisl. L'impianto occupa una superficie di 120.000 metri quadri e impiega circa 800 dipendenti. L'età media degli operai è molto bassa e solo il 10% sono donne. Nella fabbrica non risulta che ci sia il sindacato. Il personale d'ufficio è reclutato attraverso agenzie d'intermediazione, il personale produttivo è assunto soprattutto attraverso la presentazione da parte di persone conosciute. I dipendenti firmano un contratto di lavoro due mesi dopo aver iniziato a lavorare. Non è consegnata loro nessuna copia del contratto. I neoassunti il primo mese ricevono metà salario, il secondo mese l'80% dello stipendio e poi di mese in mese la somma cresce del 5%. Il resto è trattenuto come deposito. Inoltre, particolare sconcertante per chi nel proprio codice etico ha scritto che "La società tutela la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e ritiene fondamentale, nello svolgimento dell'attività economica, il rispetto dei diritti dei lavoratori", i dipendenti devono pagarsi l'assicurazione contro gli infortuni, versando di tasca propria circa 6 euro il mese, che corrisponde al 6-7% dello stipendio. Al momento dell'assunzione gli operai devono pagarsi persino le tute di lavoro (6 euro) e il logo aziendale (circa due euro). Solamente dopo il secondo anno di lavoro, i dipendenti non sono più tenuti a pagare le tute. Gli orari di lavoro sono massacranti e variano secondo il reparto. Il reparto per la lavorazione dei materiali plastici è organizzato in due turni giornalieri di 12 ore l'uno per 6 giorni, che equivale a 72 ore la settimana. Gli altri reparti lavorano un solo turno quotidiano di 10 ore per 6 giorni più gli straordinari. Il reparto di assemblaggio è quello in cui gli straordinari sono più frequenti: a volte si protraggono fino alle tre del mattino, ma più spesso si fermano alle 23 (14 ore al giorno). Un bel laboratorio, non c'è che dire, per i cambiamenti globali, che riporta i lavoratori alle condizioni del capitalismo nella prima rivoluzione industriale, sotto lo sguardo attento di un partito comunista preoccupato più a salvaguardare l'investimento dell'impresa, che gli operai. Per garantirsi questo sistema di orari la Piaggio-Zongshen fornisce vitto e alloggio. Il dormitorio si trova all'interno della fabbrica ed è dotato di aria condizionata. I lavoratori devono pagare una piccola somma per il dormitorio, per l'acqua, la corrente e il cibo. Nella fabbrica vigono due metodi di calcolo del salario: a tempo e al pezzo. Gli operai dei reparti per la lavorazione dei materiali plastici e di assemblaggio sono pagati secondo un sistema di cottimo di gruppo, calcolato in base alla quantità di produzione per ora lavorata. Il salario minimo legale locale è di circa 90 euro il mese. Il Governo cinese, però, dopo gli scioperi spontanei esplosi proprio a Foshan, alla Honda, nel maggio di quest'anno e poi moltiplicatisi in altre fabbriche, ha annunciato un aumento dei salari minimi in trenta città di un 20 per cento. Nel momento in cui si è compiuta l'indagine, il salario base (senza straordinari) di un operaio comune alla Piaggio-Zongshen oscillava - secondo la mansione e l'orario di lavoro - da 82 euro (sotto il minimo legale) a 120 euro. La paga media - comprensiva degli straordinari abituali - si aggirava attorno ai 160 euro. Solo nel caso in cui si facciano moltissimi straordinari, si può arrivare a guadagnare 235 euro il mese. Per fare comparazioni con la realtà italiana dobbiamo, però, dividere l'ammontare del salario percepito con le ore lavorate. Facendo questo calcolo risulta una paga oraria alla Piaggio- Zongshen di Foshan tra i 30 e 40 centesimi di euro.

Redazione Pisanotizie

Commenti