Sciopero di 2 ore alla Piaggio contro ogni tentativo di far pagare ancora una volta ai lavoratori la crisi economica.
Oggi i lavoratori della Piaggio hanno scioperato dalle 8 alle 10 contro ogni tentativo di far pagare ancora una volta ai lavoratori la crisi economica.
NO ad un' altra rapina delle pensioni, NO ai licenziamenti facili che non c'entrano nulla con il debito ed è solo un tentativo dei padroni di approfittare della situazione per cancellare le conquiste di anni di lotta. NO ad ogni politica di cedimento e di compromesso su salari, pensioni, diritti e condizioni di lavoro
SI a prendere i soldi ai parassiti, agli affaristi e a tutti quelli che vivono di rendita senza lavorare. SI ad una consistente patrimoniale.Queste sono le parole d'ordine con cui gli operai della Piaggio hanno manifestato nel centro di Pontedera dove hanno anche distribuito un volantino con le proprie ragioni e le proprie rivendicazioni.I lavoratori si sono concentrati all' ingresso delle 4 portinerie della Piaggio dalle 7.15 e si sono poi riuniti davanti alla portineria centrale delle lavorazioni meccaniche, per proseguire in corteo in piazza della stazione e poi sotto il comune di pontedera, dove il sindaco é sceso in piazza in solidarietà dei lavoratori.
RSU FIOM Piaggio
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Testo del volantino distribuito alla cittadinanza di Pontedera
I lavoratori dicono basta
Ancora una volta, invece di affrontare le ragioni vere della crisi economica, il governo colpisce i redditi e i diritti di chi lavora, svende il patrimonio pubblico, smantella sanità, scuola e trasporti.
Un governo che fa soltanto gli interessi dei parassiti, degli affaristi e di tutti quelli che vivono di rendita, senza lavorare. Un governo che gli industriali hanno sostenuto in tutti i modi per diversi anni e che non perde occasione per colpire i salari, rapinare le pensioni, cancellare le conquiste sociali di decenni.
Sono sotto gli occhi di tutti da una parte l’assenza totale di risultati sul debito e sulla situazione finanziaria, dall’altra l’aggravarsi della crisi economica, con effetti pesanti su tutti quelli che vivono del loro lavoro.
Il debito NON VIENE dalla spesa sociale e dal livello dei salari e delle pensioni. Dalla metà degli anni ’80 salari e pensioni sono costantemente diminuiti. Sono piuttosto trent’anni di favori, sprechi, corruzione, evasione, esenzioni fiscali e detassazione dei redditi più alti, dei capitali e della rendita, che hanno portato il debito pubblico al livello attuale, impoverito le classi lavoratrici e resa fragile la struttura industriale e produttiva.
Sono i lavoratori che producono la ricchezza, mentre altri consumano e sperperano senza lavorare.
E’ inaccettabile sentirsi dire che un lavoratore che ha pagato 40 anni di contributi non li debba riavere come pensione.
E’ inaccettabile sentirsi dire che l’economia si salva licenziando chi lavora.
E’ da imbecilli pensare che rimanendo a lavorare più a lungo si faccia posto ai giovani.
Con questa politica e questo modo di pensare non è possibile nessuna discussione, deve solo essere rovesciata. L’interesse di tutti i lavoratori è di respingere con decisione ogni politica di compromesso e cedimento su salari, pensioni, diritti, condizioni di lavoro e servizi sociali. Chi oggi propone cedimenti e compromessi lo fa solo per non mettere in discussione una politica economica e fiscale al servizio di classi parassitarie.
Classi che pesano enormemente sul bilancio dello Stato perché ottengono in mille forme molto più di quanto non versino. La crisi può perciò essere affrontata solo tagliando e tassando questi redditi in modo consistente, efficace e ineludibile.
Anche solo una tassazione al 5 per cento del patrimonio immobiliare a partire dalla terza casa darebbe un gettito, senza togliere niente ai consumi, di 100 miliardi, che potrebbero essere spesi in strade, scuole, ospedali, difesa del territorio e del patrimonio culturale, con enormi effetti positivi sui redditi e le prospettive di tutte le classi lavoratrici. Lo stesso vale per un congruo aumento delle aliquote fiscale sui redditi alti e per la tassazione della rendita e dei redditi da capitale in generale.
I lavoratori della Piaggio in sciopero
Sciopero alla Piaggio di Pontedera indetto dalla Fiom
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Rassegna Stampa
Sciopero alla Piaggio di Pontedera indetto dalla Fiom Cgil per protestare contro la crisi italiana. Alle 8 di stamani gli operai si sono radunati davanti alla stazione ferroviaria per un breve comizio e una sorta di assemblea improvvisata per discutere di quel che accadrà delle prossime ore sullo scenario politico del Paese.
«Siamo contenti per le dimissioni di Berlusconi - ha detto Massimiliano Cappellini, della Rsu Fiom - ma siamo anche preoccupati per chi verrà dopo. Monti o chi per lui sta preparando la tavola per far pagare il debito ancora una volta a noi lavoratori. E questo non lo possiamo accettare»
Sciopero di due ore alla Piaggio di Pontedera indetto dalla Fiom Cgil per protestare contro la crisi italiana. Stamani gli operai si sono radunati davanti alla stazione ferroviaria per un breve comizio e una sorta di assemblea improvvisata per discutere di quel che accadrà delle prossime ore sullo scenario politico del Paese. "Siamo contenti per le dimissioni di Berlusconi - ha detto Massimiliano Cappellini, della Rsu Fiom - ma siamo anche preoccupati per chi verrà dopo. Monti o chi per lui sta preparando la tavola per far pagare il debito ancora una volta a noi lavoratori. E questo non lo possiamo accettare". Nel volantino distribuito si legge: "Sono i lavoratori che producono la ricchezza, mentre altri consumano e sperperano senza lavorare. È inaccettabile sentirsi dire che un lavoratore che ha pagato 40 anni di contributi non li debba riavere come pensione ed è inaccettabile sentirsi dire che l'economia si salva licenziando chi lavora".
fonte:http://www.controlacrisi.org/
L’autunno si sta già scaldando
Megafono in mano a chi guida il corteo, bandiere rosse al vento e volantini distribuiti ai passanti. E’ cominciata così la giornata di molti operai della Piaggio, chiamati dalla Fiom Cgil a 2 ore di sciopero per cominciare a lanciare qualche segnale alla cittadinanza in quello che si annuncia come un inverno infuocato.
È quel che temono le tute blu pontederesi rispetto a una situazione politica generale che “non promette nulla di buono”. Subito fuori dalla fabbrica alle 8 e raduno davanti alla stazione ferroviaria dov’è stato improvvisato un comizio. «Siamo contenti per le dimissioni di Berlusconi - ha detto alla folla Massimiliano Cappellini, Rsu Fiom - ma siamo preoccupati per chi verrà dopo. Mario Monti o chi per lui sta preparando la tavola per far pagare il debito ancora a noi lavoratori».
Polizia, carabinieri e agenti della municipale a controllare la situazione. Qualche uomo in uniforme a guardia della vicina sede della Uil, dove di recente sono avvenuti alcuni episodi spiacevoli. «Sono i lavoratori che producono la ricchezza, mentre altri consumano e sperperano senza lavorare. E’ inaccettabile sentirsi dire che un lavoratore che ha pagato 40 anni di contributi non li debba riavere come pensione ed e’ inaccettabile sentirsi dire che l’economia si salva licenziando chi lavora». Alla manifestazione dello zoccolo duro del sindacato piaggista non c’erano i segretari provinciali delle federazioni metalmeccaniche delle 3 sigle sindacali. Un po’ di contrapposizione a parole con Fim, Uilm, ma niente problemi. Anzi, corteo pacifico da piazza della Stazione a piazza Cavour. Qui altro comizio «per cominciare a dire che a Roma stanno prendendo decisioni che potrebbero incidere sulla vita di tutti i giorni», ripete Cappellini. Chiamato a gran voce per un incontro “in strada”, il sindaco Simone Millozzi è sceso dal suo ufficio, ha ascoltato le parole dei lavoratori e poi ha preso in mano il megafono: «Le istituzioni sono solidali coi problemi del mondo del lavoro. Il nostro territorio è fortemente impegnato a salvaguardare i diritti, ma anche l’occupazione, considerate le numerose vertenze aperte in molte aziende della zona. Una cosa è certa. I diritti dei lavoratori non devono essere toccati. A livello nazionale mancano politiche che incentivino e che proteggano chi produce per davvero, creando ricchezza in questo Paese. Ma è intenzione di chi amministra a livello locale difendere quei diritti ottenuti con anni di lotte e sacrifici».
Andreas Quirici
[Articolo su il Tirreno del 11 novembre 2011]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
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