Il gruppo delle due ruote lamenta ritardi nelle forniture da oltre un mese, che potrebbero compromettere la stessa riapertura delle linee dopo le vacanze estive. Ma la Tecnocontrol replica seccamente: "Una chiara strategia di aggressione l'istanza di fallimento". Si fa strada il timore che Piaggio possa così abbandandonare gradualmente il territorio. Giovedì 11 agosto intanto è stata fissata la prima udienza di fronte al giudice fallimentare
Ritardo nella consegna dei pezzi per la componentistica alla Piaggio, in particolare da parte di due aziende fornitrici della Valdera, Tecnocontrol e Industrie Toscane, al punto che la stessa ripresa produttiva prevista per il 29 agosto, è a rischio. E' un quadro molto buio quello che si sta delineando in questi giorni fra la storica azienda pontederese e una parte del suo indotto, tanto che tra istanze fallimentari, replice degli avvocati e sindacati in allarme, la situazione appare da subito di difficile soluzione.
Da luglio ormai alla Piaggio lamentano ritardi nelle forniture, tanto che le stesse linee hanno avuto difficoltà a far proseguire il lavoro in maniera continuativa, senza interruzioni, e le vacanze sono state anticipate di un giorno. Una situazione questa che si è concretizzata in un'azione legale da parte di Piaggio che ,in considerazione dei crediti cospicui che vanta nei confronti del fornitore, e dei danni sin qui subiti e potenziali, ha depositato un'istanza di fallimento nei confronti di Tecnocontrol. Il Tribunale di Pisa ha fissato per giovedì 11 agosto l'udienza di discussione davanti al giudice fallimentare, dottor Leonardo Magnesa.
Un'istanza la cui notifica, per il colosso di Colaninno, è stata 'bloccata' dalla chiusura estiva della Tecnocontrol, che dal canto suo, invece, afferma categoricamente tramite il suo legale di aver ricevuto gli atti e di vedere nella mossa della Piaggio, una chiara "strategia di aggressione".
L'avvocato Giuseppe Brini, legale per conto di Tecnocontrol e Industrie Toscane ha scritto infatti che "l'istanza di fallimento presentata da Piaggio è atto non pubblico e quindi la divulgazione della notizia del suo deposito, con tutta evidenza, si inserisce nella strategia di aggressione che l'azienda sopradetta ha assunto nei confronti delle due aziende pontederesi".
"L'interruzione del rapporto di fornitura da parte del gruppo Tecnocontrol - afferma - in realtà, non esiste. Il gruppo Tecnocontrol continua a fornire Piaggio malgrado la sua iniziativa giudiziaria. E in più, i crediti certi che Piaggio vanterebbe nei confronti del gruppo sono quelli per lavorazioni già effettuate da Tecnocontrol per prodotti forniti a Piaggio e da quest'ultima non onorati. Non veritieri sono gli accenni a un mal riferito difetto di notifica dell'istanza di fallimento. Le notifiche alla società sono andate regolarmente a buon fine, tant'è che questo studio è stato incaricato della difesa della società".
Il legale non nasconde alcune difficoltà: "È vero che ci sono state frizioni e che un mese e mezzo fa la Cassa di Risparmio di Volterra ha fatto un decreto ingiuntivo nei confronti di Tecnocontrol che ha messo in allarme le altre banche. Questo ha comportato ritardi in pagamenti e in forniture, ma negli ultimi giorni la situazione è stata regolarizzata".
A sostegno delle sue affermazioni, Brini fornisce un quadro del gruppo: "Tecnocontrol è in rapida crescita, ha sempre onorato i propri impegni con le maestranze in modo puntuale e preciso, e si avvia a fatturare nell'anno in corso 60 milioni di euro, di cui 25 milioni col gruppo Piaggio. E gli altri, per citarne alcuni, con primarie imprese quali Fiat, Gm, Wolkswagen. Il gruppo dà lavoro a 130 persone, tra Pontedera e Collesalvetti, e a oltre 270 dipendenti a Nusco e, quindi, complessivamente a oltre 400 persone"; in quest'ottica, conclude "un'eventuale dichiarazione di fallimento, oltre che costituire una ingiustificata e improvvida distruzione di ricchezza non potrebbe non danneggiare, mettendo in pericolo centinaia di posti di lavoro".
Di fronte a questa replica il sospetto che in tanti è nato, è che la mossa della Piaggio possa rappresentare un preludio ad un'eventuale uscita di scenza dal territorio pontederere. Uno scenario, quest'ultimo, drammatico, ma che è stato oggetto di riflessione già ieri, in un primo incontro tra il sindaco di Pontedera Simone Millozzi e i rappresentanti delle quattro sigle sindacali, Rsu di Piaggio e di Industrie Toscane.
"Convocheremo le parti dopo l'udienza di giovedì prossimo - ha detto Millozzi -. Una cosa deve essere chiara, non ci presteremo a giochi puramente societari in un contesto produttivo e altamente qualificato come quello della Valdera". Si è quindi espresso subito su un possibile abbandono di Piaggio: "La manodopera e le lavorazioni di eccellente livello devono rimanere qui. Rifiutiamo con forza l'idea e faremo di tutto affinché le aziende fornitrici di Piaggio continuino a essere di Pontedera e dintorni". E i sindacati, in attesa di capire meglio i risvolti di queste mosse giudiziarie, all'unisono invocano il 29 agosto, giorno di riapertura dei cancelli, come data su cui pesano gravi incognite.
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