Il gemellaggio tra Sacconi e Bonanni

Uniti dalle critiche alla Cgil sullo sciopero del 12 marzo come dalla firma sull’avviso comune (di chi? a chi?) che impedisce ai dipendenti di ricorrere al giudice per risolvere le controversie di lavoro.

Lo sciopero generale della Cgil di venerdì scorso è riuscito ovunque e in tutti i settori produttivi. Non solo, è stata l’occasione di una rinnovata discesa in campo degli studenti presenti a decine di migliaia nelle piazze d’Italia accanto alle lavoratrici ed ai lavoratori e ai pensionati. Chiare e forti sono echeggiate le ragioni della protesta: no ai licenziamenti e alla disoccupazione, sì a misure efficaci per il lavoro, no alla distruzione del diritto e del processo del lavoro, dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, sì alla richiesta di provvedimenti di emergenza e di una riforma degli ammortizzatori sociali, sì ad una revisione del sistema fiscale che difenda i redditi più deboli. I tg di Rai e Mediaset, ma anche i giornali che avevano nascosto per settimane la proclamazione stessa dello sciopero, sono stati costretti a darne notizia. Tg1 e Tg2 Rai hanno usato però meccanismi di disinformazione cari al Presidente del consiglio. Lo sciopero - è stato detto - ha registrato: scarsa adesione nei luoghi di lavoro, scarsa partecipazione, disagi ai cittadini per lo stop ai trasporti (come se vi siano state adesioni solo nei trasporti), critiche di Sacconi e Bonanni. Il Tg2 delle 20,30 di venerdì 12 è arrivato a dare tre minuti allo sciopero e a Guglielmo Epifani, tre al commento del ministro del lavoro e tre alle dure critiche del leader della Cisl. Altro che panino! Meno male che a Roma, davanti alla Rai, migliaia di persone abbiano invocato: “Informazione libera”.

A proposito di Cisl, è davvero singolare la durezza dell’attacco alla Cgil: il nostro confratello quotidiano cislino ha titolato “Cgil, il fallimento dello sciopero politico” per dare spazio alle pacate parole di Raffaele Bonanni il quale ha affermato che l’astensione di milioni di lavoratori “è una vergogna”. Ma forse il leader Cisl deve usare toni forti per spiegare ai suoi iscritti e simpatizzanti perché ha proposto la firma, subito ottenuta dalla Uil e dagli imprenditori, dell’ “avviso comune” con il quale si avalla quella che è davvero una “vergogna”, e cioè la controriforma del processo del lavoro, che impedisce ai lavoratori di ricorrere al giudice. Una firma apposta non a caso davanti all’autore della legge, il ministro del lavoro.

Paolo Serventi Longhi

fonte:http://www.radioarticolo1.it

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