Decise 4 ore di stop, il 4 aprile corteo a Roma. Altolà al governo sulle pensioni
Quattro ore di sciopero affidate alle strutture confederali e territoriali, una campagna in preparazione del referendum dal 9 febbraio al 9 marzo con assemblee nei luoghi di lavoro, una grande manifestazione il 4 aprile nella Capitale, ricorsi alla magistratura come quello già presentato sul contratto del pubblico impiego, sulla cui validità dovrà pronunciarsi il giudice del lavoro di Roma. E' un vero e proprio guanto di sfida quello che la Cgil lancia al governo, alla Confindustria, ma anche a Cisl e Uil, dopo l'accordo separato sulle nuove regole della contrattazione. Il più grande sindacato italiano serra le fila di fronte all'attacco politico che gli giunge da destra, dai padroni, ma anche dal Partito Democratico, con Walter Veltroni che sogna di ripetere il copione della vertenza Alitalia.
Questa volta però la possibilità di un ritorno a Canossa di Guglielmo Epifani non sembra proprio all'ordine del giorno. Troppo grave lo sgarbo ricevuto dalla Cgil da parte di coloro che, a parole, sostengono il valore dell'unità sindacale ma poi, alla prova dei fatti, si dimenticano delle piattaforme comuni sottoscritte. Soprattutto, siderale è la distanza sul merito. Nel documento approvato ieri all'unanimità dal Comitato direttivo, la Cgil ribadisce di avere detto no all'accordo sul nuovo modello contrattuale «perchè non tutela i salari, perchè indebolisce la contrattazione a partire dalle deroghe e dalla limitazione dell'autonomia contrattuale delle categorie, perchè limita il diritto di sciopero, attraverso una misurazione della rappresentatività non condivisibile. Che va configurandosi come prima tappa di un intervento generale sulle regole dello sciopero che abbiamo già considerato inaccettabile». Non basta: «Rimane netta - si legge ancora nel documento del direttivo - la percezione di uno smisurato affidamento alla bilateralità, che sganciato da una precisa attività contrattuale può favorire una pericolosa scelta di sostituzione della contrattazione e costituzione di un ceto che può trasformarsi in casta».
Valutazioni condivise da tutte le anime di Corso Italia, che hanno così deciso un percorso di mobilitazione. L'andamento del dibattito sembra anche avere fugato, almeno in parte, le preoccupazioni della sinistra Cgil sulla "tenuta" di questa linea. «Il tema che ho posto nel mio intervento - riferisce Giorgio Cremaschi, leader di Rete 28 Aprile - è stato quello della vicenda Alitalia: si fanno gli scioperi, ci si mobilita per tre mesi e poi si torna a Canossa». Rassicuranti, da questo punto di vista, le prese di posizione molto dure di diversi esponenti di spicco della maggioranza di Epifani, come Morena Piccini e Carla Cantone, secondo cui bisogna prepararsi a una lunga fase di scontro. Da parte sua, la componente moderata ha ribadito che «adesso la decisione è giusta ma bisogna lavorare per ricomporre l'unità sindacale». Unanime invece la critica alle posizioni espresse dal segretario del Pd Walter Veltroni.
Non ci sta Raffaele Bonanni. Secondo il segretario della Cisl «è stata la Cgil a rinnegare una strategia unitaria e partecipativa scegliendo una linea antagonistica che pretende addirittura di fare un referendum tra i lavoratori su un accordo che non ha firmato. Così come ci sembra a dire poco ridicolo - aggiunge Bonanni - di andare nelle aule del tribunale per risolvere i problemi sindacali, come invece intende fare la Cgil».
Alla Cisl sfugge il concetto di rappresentanza. Perché un contratto sia valido nel pubblico impiego, deve essere sottoscritto da organizzazioni che, assieme o singolarmente, rappresentano almeno il 51% nella media tra i voti riportati dalle elezioni delle Rsu e gli iscritti di ciascuna sigla, oppure che hanno ottenuto il 60% dei voti. Nel caso specifico, il contratto del parastato, le organizzazioni firmatarie non raggiungono questa quota. «Noi abbiamo fatto ricorso contro il governo e l'Aran. Il fatto che Cisl e Uil, assieme agli sindacati, saranno convocati dal giudice non dipende da noi ma è una conseguenza della procedura legale», precisa Carlo Podda, segretario della Fp cgil.
Dalla Cgil arriva anche un fermo altolà all'intervento sulle pensioni annunciato a Davos dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Parole travisate, secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «Tremonti non ha detto questo, un cambio delle regole della previdenza non è all'ordine del giorno», chiarisce Sacconi, il quale conferma però l'intenzione del governo di innalzare l'età pensionabile delle lavoratrici statali e il decollo dei "nuovi" coefficienti di trasformazione a partire dal 1 gennaio 2010 con conseguente riduzione media degli importi delle pensioni future del 6-8 per cento. Assolutamente contraria la Cgil: «Sulle pensioni - scrive il direttivo - ribadiamo che il sistema previdenziale ha bisogno di stabilità; anche per questo, quindi, non possono essere accettate manomissioni a partire dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne e dalla modifica dei coefficienti di trasformazione relativi al sistema di calcolo contributivo».
Roberto Farneti
[Articolo di Liberazione del 31 Gennaio 2009]
fonte:http://www.liberazione.it/
Quattro ore di sciopero affidate alle strutture confederali e territoriali, una campagna in preparazione del referendum dal 9 febbraio al 9 marzo con assemblee nei luoghi di lavoro, una grande manifestazione il 4 aprile nella Capitale, ricorsi alla magistratura come quello già presentato sul contratto del pubblico impiego, sulla cui validità dovrà pronunciarsi il giudice del lavoro di Roma. E' un vero e proprio guanto di sfida quello che la Cgil lancia al governo, alla Confindustria, ma anche a Cisl e Uil, dopo l'accordo separato sulle nuove regole della contrattazione. Il più grande sindacato italiano serra le fila di fronte all'attacco politico che gli giunge da destra, dai padroni, ma anche dal Partito Democratico, con Walter Veltroni che sogna di ripetere il copione della vertenza Alitalia.
Questa volta però la possibilità di un ritorno a Canossa di Guglielmo Epifani non sembra proprio all'ordine del giorno. Troppo grave lo sgarbo ricevuto dalla Cgil da parte di coloro che, a parole, sostengono il valore dell'unità sindacale ma poi, alla prova dei fatti, si dimenticano delle piattaforme comuni sottoscritte. Soprattutto, siderale è la distanza sul merito. Nel documento approvato ieri all'unanimità dal Comitato direttivo, la Cgil ribadisce di avere detto no all'accordo sul nuovo modello contrattuale «perchè non tutela i salari, perchè indebolisce la contrattazione a partire dalle deroghe e dalla limitazione dell'autonomia contrattuale delle categorie, perchè limita il diritto di sciopero, attraverso una misurazione della rappresentatività non condivisibile. Che va configurandosi come prima tappa di un intervento generale sulle regole dello sciopero che abbiamo già considerato inaccettabile». Non basta: «Rimane netta - si legge ancora nel documento del direttivo - la percezione di uno smisurato affidamento alla bilateralità, che sganciato da una precisa attività contrattuale può favorire una pericolosa scelta di sostituzione della contrattazione e costituzione di un ceto che può trasformarsi in casta».
Valutazioni condivise da tutte le anime di Corso Italia, che hanno così deciso un percorso di mobilitazione. L'andamento del dibattito sembra anche avere fugato, almeno in parte, le preoccupazioni della sinistra Cgil sulla "tenuta" di questa linea. «Il tema che ho posto nel mio intervento - riferisce Giorgio Cremaschi, leader di Rete 28 Aprile - è stato quello della vicenda Alitalia: si fanno gli scioperi, ci si mobilita per tre mesi e poi si torna a Canossa». Rassicuranti, da questo punto di vista, le prese di posizione molto dure di diversi esponenti di spicco della maggioranza di Epifani, come Morena Piccini e Carla Cantone, secondo cui bisogna prepararsi a una lunga fase di scontro. Da parte sua, la componente moderata ha ribadito che «adesso la decisione è giusta ma bisogna lavorare per ricomporre l'unità sindacale». Unanime invece la critica alle posizioni espresse dal segretario del Pd Walter Veltroni.
Non ci sta Raffaele Bonanni. Secondo il segretario della Cisl «è stata la Cgil a rinnegare una strategia unitaria e partecipativa scegliendo una linea antagonistica che pretende addirittura di fare un referendum tra i lavoratori su un accordo che non ha firmato. Così come ci sembra a dire poco ridicolo - aggiunge Bonanni - di andare nelle aule del tribunale per risolvere i problemi sindacali, come invece intende fare la Cgil».
Alla Cisl sfugge il concetto di rappresentanza. Perché un contratto sia valido nel pubblico impiego, deve essere sottoscritto da organizzazioni che, assieme o singolarmente, rappresentano almeno il 51% nella media tra i voti riportati dalle elezioni delle Rsu e gli iscritti di ciascuna sigla, oppure che hanno ottenuto il 60% dei voti. Nel caso specifico, il contratto del parastato, le organizzazioni firmatarie non raggiungono questa quota. «Noi abbiamo fatto ricorso contro il governo e l'Aran. Il fatto che Cisl e Uil, assieme agli sindacati, saranno convocati dal giudice non dipende da noi ma è una conseguenza della procedura legale», precisa Carlo Podda, segretario della Fp cgil.
Dalla Cgil arriva anche un fermo altolà all'intervento sulle pensioni annunciato a Davos dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Parole travisate, secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «Tremonti non ha detto questo, un cambio delle regole della previdenza non è all'ordine del giorno», chiarisce Sacconi, il quale conferma però l'intenzione del governo di innalzare l'età pensionabile delle lavoratrici statali e il decollo dei "nuovi" coefficienti di trasformazione a partire dal 1 gennaio 2010 con conseguente riduzione media degli importi delle pensioni future del 6-8 per cento. Assolutamente contraria la Cgil: «Sulle pensioni - scrive il direttivo - ribadiamo che il sistema previdenziale ha bisogno di stabilità; anche per questo, quindi, non possono essere accettate manomissioni a partire dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne e dalla modifica dei coefficienti di trasformazione relativi al sistema di calcolo contributivo».
Roberto Farneti
[Articolo di Liberazione del 31 Gennaio 2009]
fonte:http://www.liberazione.it/
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