La crisi in Piemonte coinvolge piu' di 500 aziende, di cui 391 nella sola provincia di Torino. Sono 49 quelle in provincia di Alessandria, 32 a Novara, 19 nel Verbano Cusio-Ossola, 16 ad Asti, 12 a Cuneo, 9 a Biella e 5 a Vercelli. I dati sono stati resi noti oggi dalla Fiom in occasione dell'assemblea dei delegati piemontesi sulla crisi economica. "Cio' che colpisce in Piemonte e' la rapidita' del contagio - ha detto Giorgio Airaudo, segretario Fiom Torino - da poco piu' di un centinaio di aziende in crisi a fine giugno-inizio luglio, si e' passati alle oltre 500 di oggi. A preoccupare, poi, e' il fatto che la cassa non riguarda un prodotto o un settore, ma riguarda un po' tutto. La cassa integrazione e' esplosa, si e' espansa con una rapidita' che non ha precedenti negli ultimi 20 anni". In totale, sono circa 60mila i dipendenti delle aziende piemontesi attualmente in crisi, piu' di 30mila quelli coinvolti dalla cassa integrazione. "Inoltre - ha aggiunto Airaudo - ci sono circa 4mila precari che tra giugno e ottobre sono stati lasciati a casa. Tra loro ci sono molte donne e molti migranti". Secondo Airaudo, "questa crisi e' diversa da tutte le altre, ci eravamo abituati a crisi ogni tre o quattro anni, ma questa ha caratteri e dimensioni senza precedenti. Nel Torinese sono in difficolta' aziende siderurgiche, di stampaggio, di conformazione lamiere. In altre parole, si sta fermando l'inizio del ciclo produttivo e questa e' una cosa che non avevamo mai visto". Intanto, la Fiom torinese e' decisa: "Non possiamo accettare - ha affermato Airaudo - la chiusura di nessuna fabbrica. Serve un intervento per tutti, noi diciamo che se la crisi e' eccezionale non e' possibile che i soldi pubblici vadano solo alle banche e agli imprenditori, si devono salvare anche i lavoratori. Si sospendano per due anni i licenziamenti. E poi occorre salvaguardare i precari".
[Ultime Notizie 10 Novembre 2008]
fonte:http://torino.repubblica.it/
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