Emerge da una ricerca Fiom presentata alla terza Assemblea Nazionale dei Migranti metalmeccanici.
Più giovani e maggiormente istruiti dei colleghi italiani, sono però pagati meno e devono accontentarsi di mansioni più pesanti e faticose. È la fotografia del lavoratore metalmeccanico straniero in Italia presentata dalla Fiom, il sindacato di categoria della Cgil, nell’ambito della terza Assemblea Nazionale dei migranti Fiom.
L’incontro, che si è svolto il 6 maggio a Reggio Emilia, ha visto la partecipazione di oltre duecento delegati giunti da tutta Italia.
Sono 150mila i lavoratori stranieri impiegati nelle imprese metalmeccaniche, attivi soprattutto nelle Marche, in Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Rappresentano nel comparto il 12% del totale della categoria e, più in generale, il 20% degli operai.
Nella ricerca condotta dal sindacato, che ha intervistato 3mila operai, emerge la giovane età dei lavoratori stranieri, dei quali la metà (il 46%) ha meno di 35 anni.
Il 14% degli intervistati è inoltre laureato nel proprio paese, contro una media del 5,8% degli italiani.
Il reddito medio di un operaio migrante è di 1.186 euro al mese, che risulta di poco superiore ai 1.170 euro della categoria operai complessivamente intesa (italiani e stranieri). Ma gli extracomunitari lavorano per il 43% nel settore siderurgico e per il 36% nelle fonderie, mansioni più pericolose e faticose, contro meno del 20% degli italiani.
Inoltre, quasi la metà degli intervistati è inquadrata al terzo livello contrattuale, circa il 15% ha un livello inferiore e solo il 9% va oltre il quarto. Infine il 30% dei migranti contro il 23% degli italiani lavora oltre le 40 ore settimanali nei turni notturni e al sabato.
L’evento, secondo il segretario generale della Fiom Giorgio Cremaschi, è l’inizio della “strategia della visibilità” dei lavoratori stranieri. “I lavoratori migranti - ha sottolineato Cremaschi - ci sono, lavorano e producono ricchezza per tutti. Non devono quindi nascondersi, non devono camminare rasente ai muri per non farsi notare. Noi pensiamo che la risposta migliore alle campagne allarmistiche volte ad alimentare la xenofobia nell’opinione pubblica sia appunto la visibilità dei lavoratori stranieri di cui, evidentemente, il sistema paese ha bisogno, e cui dà molto meno di quanto riceva”.
fonte:http://immigrazioneoggi.it
Più giovani e maggiormente istruiti dei colleghi italiani, sono però pagati meno e devono accontentarsi di mansioni più pesanti e faticose. È la fotografia del lavoratore metalmeccanico straniero in Italia presentata dalla Fiom, il sindacato di categoria della Cgil, nell’ambito della terza Assemblea Nazionale dei migranti Fiom.
L’incontro, che si è svolto il 6 maggio a Reggio Emilia, ha visto la partecipazione di oltre duecento delegati giunti da tutta Italia.
Sono 150mila i lavoratori stranieri impiegati nelle imprese metalmeccaniche, attivi soprattutto nelle Marche, in Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Rappresentano nel comparto il 12% del totale della categoria e, più in generale, il 20% degli operai.
Nella ricerca condotta dal sindacato, che ha intervistato 3mila operai, emerge la giovane età dei lavoratori stranieri, dei quali la metà (il 46%) ha meno di 35 anni.
Il 14% degli intervistati è inoltre laureato nel proprio paese, contro una media del 5,8% degli italiani.
Il reddito medio di un operaio migrante è di 1.186 euro al mese, che risulta di poco superiore ai 1.170 euro della categoria operai complessivamente intesa (italiani e stranieri). Ma gli extracomunitari lavorano per il 43% nel settore siderurgico e per il 36% nelle fonderie, mansioni più pericolose e faticose, contro meno del 20% degli italiani.
Inoltre, quasi la metà degli intervistati è inquadrata al terzo livello contrattuale, circa il 15% ha un livello inferiore e solo il 9% va oltre il quarto. Infine il 30% dei migranti contro il 23% degli italiani lavora oltre le 40 ore settimanali nei turni notturni e al sabato.
L’evento, secondo il segretario generale della Fiom Giorgio Cremaschi, è l’inizio della “strategia della visibilità” dei lavoratori stranieri. “I lavoratori migranti - ha sottolineato Cremaschi - ci sono, lavorano e producono ricchezza per tutti. Non devono quindi nascondersi, non devono camminare rasente ai muri per non farsi notare. Noi pensiamo che la risposta migliore alle campagne allarmistiche volte ad alimentare la xenofobia nell’opinione pubblica sia appunto la visibilità dei lavoratori stranieri di cui, evidentemente, il sistema paese ha bisogno, e cui dà molto meno di quanto riceva”.
fonte:http://immigrazioneoggi.it
Inchiesta. Le condizioni di lavoro e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori migranti nel settore metalmeccanico. a cura di Eliana Como
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